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Affari Europei
Fuga dalla Catalogna, ecco perché Puigdemont é in Belgio

 

Carles Puigdemont é in Belgio secondo fonti di stampa che riportano indiscrezioni provenienti dall'interno della Generalitat catalana. L'ormai ex governatore della Catalogna, che ora rischia fino a 30 anni di carcere per sedizione dopo aver dichiarato l'indipendenza della regione che amministrava, sembra essere fuggito a Bruxelles in compagnia del suo entourage politico. L'obiettivo: chiedere asilo al governo belga.

Il Belgio offre e poi ritira l'invito a Puigdemont

Il segretario di Stato responsabile per l'immigrazione, Theo Francken, che e' un esponente di punta della NVA (Nuova Alleanza Fiamminga), ieri aveva detto che il Belgio potrebbe concedere l'asilo a Puigdemont. L'ex governatore, secondo il politico, sarebbe stato perseguitato per le sue idee e dunque potrebbe ricevere protezione dal Belgio. Successivamente, il premier Michel era intervenuto invitando Francken a "non gettare benzina sul fuoco".

Belgio Paese diviso in due

Ma perché Puigdemont é andato proprio in Belgio? I bene informati dicono che le trattative con l'Nva andassero avanti da giorni, da quando l'esito del referendum catalano aveva segnato la vittoria dell'indipendentismo e Rajoy aveva giurato di arrestare il governatore. In Europa nessuno aveva annunciato sostegno a Barcellona e tutti si erano affrettati ad appoggiare Madrid (oggi é arrivato anche il sostegno di Pechino). Dal Belgio peró erano arrivati messaggi contrastanti.

Fiamminghi e Valloni, eterni nemici

Il punto é che il Belgio é uno Stato con un re ma senza anima. Al nord ci sono le Fiandre in cui si aprla fiammingo, un dialetto di origine olandese e la cultura é piú vicina a quella dei Paesi Bassi appunto. Mentre a Sud c'é la Vallonia, francofona, più vicina alla Francia. Le Finadre hanno una economia piú basata su commercio e servizi, mentre la Vallonia, grazia alle miniere, era incentrata su estrazione e industria pesante. Le due comunitá convivono sotto uno stesso tetto, ma mal si sopportano.

Il Belgio é uno Stato diviso in due

Unico elemento di coesione é la famiglia reale e Bruxelles, una città che fa regione a sé in cui le due comunità si incontrano, anche se ci sono istituzioni separate, come le università. Le due lingue vengono riconosciute pariteticamente e, ad esempio, se un automobilista francofono viene fermato da un poliziotto che parla solo fiammingo puó chiedere l'intervento di un traduttore o di un altro agente.

Il governo Michel in bilico

Il governo belga, retto dal premier Charles Michel, si basa su una alleanza fragile tra quattro partiti, tre dei quali fiamminghi e uno vallone, il Movimento Riformatore, di cui Michel é leader. Una coalizione fragile dunque in cui la linea generale é poco chiara e in cui i particolarismi prendono facilmente il sopravvento (come é stato  per il caso del Ceta).

Da Bruxelles una dichiarazione di autonomia

Il Belgio é uno Stato che é sull'orlo della frantumazione visto che i fiamminghi e i valloni sono percorsi da spinte indipendentiste forti. Ed ecco dunque che accogliere il fuggitivo Puigdemont é un segnale forte mandato all'interno e all'esterno del Belgio. Sono i popoli a fare gli Stati e se il popolo decide per la secessione questa decisione deve essere rispettate, in Catalogna come in Belgio.  

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