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Affari Europei
I grillini scelgono Farage come alleato in Europa

Con poco meno di 30mila votanti, il referendum lanciato dal blog di Beppe Grillo per scegliere gli alleati in Europa è stato vinto da Nigel Farage, il leader dell'Ukip. Quasi un plebiscito visto che è stato votato da 23.121 iscritti. Polemica nel Movimento  perché tra le opzioni non c’erano i Verdi.

Le opzioni di voto erano solo tre: EFD (Europa per la Liberta' e la Democrazia, gruppo a cui aderisce Farage), ECR (Conservatori e Riformisti Europei) e raggruppamento dei Non Iscritti. Mancavano i Verdi nonostante l'apertura del partito 'green'. "Dopo le elezioni europee dello scorso 25 maggio - scrive Grillo sul blog - il M5S ha condotto negoziati con i gruppi politici al Parlamento Europeo. Per ognuno sono stati identificati possibili punti di contatto nella reciproca agenda politica e la disponibilita' ad accogliere i 17 europarlamentari a Cinque Stelle.

"L'Ukip, il maggiore partito del gruppo EFD, crede nella democrazia diretta ed e' un partito contrario a ogni forma di discriminazione, accogliendo al suo interno membri di diverse etnie e genere che si sono uniti nella difesa della liberta' e della democrazia", si legge sul blog. "Il partito si oppone al potere delle gradi banche, delle multinazionali e all'eccessiva burocrazia, dedica solo il 15% del suo budget al mantenimento della sua struttura amministrativa, liberando cosi' molte risorse per le attivita' politiche sul territorio e per la comunicazione, e' disposto a cambiare nome scegliendone uno nuovo insieme al M5S, garantisce peso sufficiente per affrontare le battaglie condotte su temi comuni, ma al contempo assicura liberta' totale di voto l'agenda politica che differisca da quella del M5S".

Seconda opzione, l'ECR: "il gruppo nasce come espressione dei Conservatori inglesi (Tories). Vuole riformare l'Unione Europea opponendosi al federalismo sulla base di un euro-realismo che rispetti la sovranita' degli Stati Membri, crede nella libera impresa, nel commercio. Nella sua visione, l'Unione Europea dovrebbe porre fine agli sprechi e all'eccessiva burocrazia. L'ECR ha una struttura amministrativa consolidata, che si traduce in un supporto esteso alle attivita' politiche. Come l'EFD, inoltre, offre al M5S la massima liberta' di voto sui temi in cui non ci sia una linea comune".

Infine, Grillo include anche il "raggruppamento dei Non Iscritti: i deputati eletti del M5S possono decidere di non aderire a nessun gruppo politico. In questo caso andranno automaticamente a sedere tra i banchi del raggruppamento dei "Non Iscritti". Essere tra i Non Iscritti comporta un'influenza limitata se non nulla sull'attivita' legislativa del Parlamento europeo. I "Non Iscritti" non possono ottenere cariche (presidente di Commissione, vice presidenze del Parlamento, ecc.), ne' votare al maggiore organo decisionale del Parlamento europeo (la Conferenza dei Presidenti) e ottenere che i temi importanti per il M5S vengano posti al centro dell'agenda legislativa in Europa".

LE POLEMICHE - La decisione di non mettere l'opzione Verdi sul blog di Grillo crea malumore e scompiglio nel Movimento 5 stelle. Soprattutto perche' nessuno dei parlamentari era informato, neanche i 17 che si trovano al Parlamento europeo e che fino a ieri confermavano che oggi gli iscritti 5 stelle avrebbero potuto votare anche per i Verdi, oltre a Farage e agli euroscettici mdorati dell'Ecr. E invece, la scelta - a sorpresa - e' tra questi ultimi due gruppi e poi, terza opzione, il 'raggruppamento dei non iscritti' che pero' nel Parlamento europeo significa essere di fatto irrilevanti.

I 5 stelle reagiscono parlando con i cronisti o affidando ai social la loro delusione: molti annunciano che non voteranno. Tra questi la deputata dissidente Paola Pinna che su twitter dice che tra "destra populista, destra conservatrice e il nulla, anche l'astensione ha valore di voto". Secondo quanto si apprende anche i critici Aris Prodani e Tommaso Curro' non parteciperanno alla votazione, mentre altri dissidenti come Tancredi Turco e Walter Rizzetto ci stanno pensando su. Per tutti i cosiddetti dissidenti, in ogni caso, la modalita' del voto online con l'esclusione dei Verdi e' "una presa in giro". I fedelissimi, invece, difendono la scelta di escludere i Verdi e dicono senza esitazione che voteranno per Farage.

La senatrice 5 stelle Paola Taverna non ha dubbi: "Votero' per Farage". Stessa scelta per i deputati Manlio Di Stefano e per il senatore Alberto Airola che assicura: "Farage non intacchera' la nostra identita' politica". E sull'esclusione dei Verdi, la spiegazione degli integralisti e' questa: "Era come voler fare un matrimonio con chi non sapeva se sposare te o qualcun altro.. I Verdi erano spaccati. E' stato giusto escluderli in questa fase finale" dice Airola, anche perche' "dai Verdi c'e' stato un balletto scandaloso". Piu' tranchant Di Stefano: "E' giusto perche' ci hanno schifato fino a ieri".

Anche Angelo Tofalo, altro fedelissimo alla linea del Movimento, sostiene che "da parte dei Verdi non c'e' stata alcuna trattativa ufficiale, nessuna risposta ufficiale. Se poi era l'opzione piu' votata e loro ci rispondevamo picche, che facevamo? Restavamo noi con il cerino in mano...". La collega alla Camera Maria Edera Spadoni e' piu' prudente: "Non ho ancora votato, e' un dilemma... Non so ancora. Comunque, non avrei votato per i Verdi che hanno ancora un'idea di mantenimento di questa Europa". Ma a esprimere perplessita' sull'assenza dei Verdi tra i gruppi politici a cui M5S puo' aderire nel Parlamento europeo, sono anche a sorpresa deputati sempre allineati come Stefano Vignaroli, 'anima' ambientalista di M5S, che su Facebook ha detto di essere "indeciso" e che forse votera' "di non iscriversi perche' trovo le altre opzioni scarsamente pluralistiche". Oppure il collega siciliano Francesco D'Uva che, anche lui nero su bianco su Fb, lamenta: "E' vero che i Verdi non hanno tutta questa voglia di accoglierci, e' vero che stanno facendo lo stesso giochetto che fece Bersani piu' di un anno fa, ovvero fingere un'apertura e poi dare la colpa a noi, ma non prenderli nemmeno in considerazione nella votazione non ha alcun senso, soprattutto se, come indicato nel post scriptum, "nel caso la soluzione piu' votata non sia praticabile, sara' perseguita la successiva piu' votata".

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