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Affari Europei
Pittella ad Affari: “L’Ue apra i cordoni della borsa per Kiev”

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

Vicepresidente Pittella, l'Europa come può contribuire a sbloccare la crisi in Ucraina?
"L'unica cosa da fare adesso è intensificare l'azione diplomatica e politica perché si crei una condizione negoziale che consenta di mantenere l'integrità territoriale ucraina. In più bisogna concretamente mettere mano al portafogli".

In che senso?
"Kiev ha bisogno di aiuti economici e finanziari, altrimenti crollerà. Ci vuole un prestito di almeno 15-20 miliardi che vanno distribuiti tra Unione europea e Fondo Monetario Internazionale".

Gli europei si sono divisi sugli aiuti alla Grecia, che fa parte dell?ue. Come potrebbero prendere la decisione di finanziare un Paese extracomunitario?
"Il grosso di questa cifra lo dovrà mettere il Fmi. Il peso per l'Unione europea potrebbe essere di 2-3 miliardi e si giustifica con il fatto che l'Ucraina è un grande paese al centro dell'Europa, storicamente legato ai Paesi occidentali. Non possiamo permettere la disgregazione di una realtà del genere. Se l'Ue vuole avere un ruolo di global player dobbiamo saperlo esercitare, perché anche attraverso queste azioni si conquista una credibilità e una rete di alleanze nel mondo".

La Gran Bretagna e la Francia hanno posizioni più interventiste, mentre la Germania è ferma sul dialogo. Il governo italiano quale posizione dovrebbe adottare?
"Noi dobbiamo avere un atteggiamento di dialogo che coinvolga anche la Russia. Condanno fortemente l'intervento russo, anche se appoggiato dal loro Parlamento. Con Mosca però bisogna negoziare. E' un attore da cui non si può prescindere. Non possiamo pensare che si possa risolvere la crisi senza un coinvolgimento della Federazione russa".

Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, ha fatto un appello a Berlusconi perché interceda verso Putin. Può essere utile un intervento dell'ex Presidente del Consiglio?
"Ben venga ogni azione per tenere la Russia all'interno di un percorso negoziale. Quello che però conta oggi è soprattutto l'azione che già sta volgendo il governo. La posizione assunta dai ministri degli Esteri e della Difesa e dal premier è quella giusta: ferma e decisa nella condanna dell'intervento armato, ma nello stesso tempo aperta al dialogo".

Che cosa pensa di eventuali sanzioni economiche e diplomatiche?
"In questa fase cercherei di tenere aperto un confronto con la Russia. Per le ritorsioni c'è sempre tempo. Bisogna perseverare sulla strada del dialogo".

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