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Affari Europei
Renzi incassa il sostegno della Merkel. Juncker verso la Commissione

Quasi una eco tra palazzo Chigi e il Bundestag: crescita, flessibilità, lavoro. Per una volta da Berlino sono giunte sui conti europei parole che sono apparse miele a Roma: "la sua enfasi sulla crescita è la nostra" ha sottolineato Matteo Renzi con i suoi collaboratori commentando le parole di Angela Merkel, parole con le quali la cancelliera ha di fatto "sconfessato" i falchi, da Schauble a Weidmann, che avevano nuovamente evidenziato in rosso la sola parola stabilità.

Il premier, dunque, si prepara a partire per Bruxelles con un endorsement che sa di vittoria nel carniere e con un 'metodo', su cui ha apposto per primo la firma, che sembra poter dare i suoi frutti. Matteo Renzi, dice chi ha avuto modo di incontrarlo nelle scorse ore, appare ottimista sul risultato del vertice europeo, soprattutto dopo che la cancelliera tedesca Angela Merkel lo ha, di fatto, citato sottolineando che il patto di stabilità va interpretato con flessibilità e che oggi le priorità sono il lavoro, con quello giovanile in testa, e la crescita economica in tutta l'Eurozona. Parole che la dicono lunga sulla sintonia che si è instaurata tra i due capi di governo all'indomani del Consiglio del 4 e 5 giugno, quando lo stesso Renzi propose di elaborare un documento con i principi ispiratori e gli obiettivi che 'l'Europa che verrà' dovrà darsi. Una sorta di 'manifesto' per il futuro che si è concretizzato con il documento di Herman Van Rompuy. Documento che sembra prevedere, per il momento, anche un sistema premiale per gli stati membri impegnati seriamente nelle riforme. E' qui che la cavalcata del governo italiano sulla riorganizzazione delle istituzioni, del fisco, della pubblica amministrazione e della giustizia si incrocia con lo sforzo di Renzi in Europa.

Una apertura che Renzi vuole incassare in solido e al più presto possibile, per questo andrà al prevertice dei socialisti a Ypres e poi alla cena dei leader determinatissimo ad ottenere che il documento Van Rompuy, a cui gli sherpa stanno ancora lavorando, contenga una traccia evidente del cambiamento di verso che è necessario in Europa per rilanciare il suo protagonismo nello scacchiere internazionale e per combattere l'euroscetticismo che ha fatto ben più che capolino dalle urne il 25 maggio. Anche la partita delle nomine va letta in questo senso. "Non andiamo a chiedere poltroncine" ha assicurato ieri Renzi, ma l'unico modo, a suo avviso, per avere da subito una linea compatta del fronte europeista per affrontare le sfide dei prossimi mesi è avere da venerdì l'identikit della squadra già delineato. Il rischio, altrimenti, è di avere un presidente della commissione indicato già da ora, magari a maggioranza, e i 'ministri' decisi tra quattro mesi. Un tempo che per le emergenze e i dossier sul tavolo di Bruxelles Renzi considera infinito. Per il premier dunque l'Europa darebbe un segnale importante se già nelle prossime ore si decidesse, se non formalmente almeno politicamente, l'identikit della squadra che la guiderà per i prossimi quattro anni.

Di certo c'è che Angela Merkel è pronta a dare scacco a David Cameron: "Non sarebbe infatti un dramma se Juncker non fosse scelto come Presidente della Commissione all'unanimità ma a maggioranza". D'altra parte il Trattato di Lisbona, lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante l'incontro con i capigruppo europei, parla chiaro: "Non è male ricordare che nella lettera dell'articolo 17 del Trattato si dice qualcosa di molto importante per ciò che concerne la proposta che il Consiglio europeo deve sottoporre al Parlamento per la nomina del Presidente della Commissione, 'tenendo conto delle elezioni'". Per quel che riguarda la candidatura italiana, il nome in pole position resta quello di Federica Mogherini come Mister Pesc, una candidatura a cui, peraltro, dalle cancellerie europee è giunta una accoglienza positiva.

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