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Affari Europei
Dopo il referendum... tutti in kilt
MA I CITTADINI RISCHIANO LA STANGATA - Secondo l'Institute for Fiscal Studies (Ifs), una Scozia indipendente soffrira' all'inizio di un 'fiscal gap' pari quasi al 2%. Per compensare la perdita per l'erario, prosegue l'Ifs, Edimburgo potrebbe essere costretto ad aumentare dell'8% la tassa sui redditi o incrementare l'Iva del 7%. In alternativa, la Scozia potrebbe ridurre la spesa pubblica del 6% o tagliare i servizi pubblici dell'8%. "L'indipendenza puo' avere i suoi costi, per quanto essi debbano ancora essere dimostrati, ma ha anche i suoi benefici", osserva Joseph Stiglitz, il premio Nobel che fa parte della squadra di consulenti economici del fronte indipendentista.

Di Stefano Golfari

Paura di una Scozia indipendente? Anche no. La Scozia indipendente è una Scozia pro Europa e pro Euro. Perchè noi europeisti dovremmo averne paura? Se vinceranno i Sì a nord del Vallo di Adriano starà semplicemente iniziando ad accadere ciò che porterà (speriamo) alla formazione degli Stati Uniti d’ Europa: meno potere ai singoli stati, più potere alle nazionalità regionali omogenee per cultura, economia, geografia. In più se il ciclo delle disgregazioni necessarie inizia dal Regno in cui la fede europea è la più ambigua e la più ingannevole che c’è, ovvero il Regno inglese, ben venga: non ci potrebbe essere inizio migliore.

La secessione scozzese è una secessione progressista, aperta al futuro e alla globalizzazione democratica contro l’ isolazionismo inglese. Appunto: non possiamo continuare a ospitare nel Club Europa un membro che sviluppa politiche monetarie, finanziarie, militari in modo del tutto indipendente (o coordinato con i cugini USA). Lo strappo storico della Scozia, prima ancora dei problemi scozzesi, ripropone il problema inglese: è Europa il Regno Unito? E la domanda sarà poi da trasferire a tutti i paesi no-euro: possiamo continuare a discutere di Europa e di Euro con chi vive e commercia fuori dai confini dell’Euro? per quanto tempo potremo ancora reggere monete, regimi fiscali, statuti del lavoro, sistemi di wellfare diversi e competitivi in un’area che si dice unita? Unita da che?

Un paese con un regime fiscale più vantaggioso del mio, con un mercato del lavoro più allettante con la possibilità di giocare sulla svalutazione competitiva che io non ho più, beh! E’ un mio pericolosissimo concorrente. Altro che Unione. Ma le cose non possono cambiare fino a che avremo Vertici europei composti da Stati grandi e grossi e da Ministri incaricati di difendere ciascuno l’ interesse nazionale proprio. La questione alla fine è banale: i singoli ministri dell’ economia, degli esteri, della difesa e i Premier dovrebbero iniziare a cedere il proprio potere politico a un governo europeo globale e democraticamente eletto. Ma, banalmente, nessun politico cede potere di sua spontanea volontà. In questo empasse forse ci soccore la Storia: la secessione scozzese con quel tanto di ribellione al potere centralista della piazza finanziaria di Londra, è la chance di far entrare nell’ Euro un pezzo nobilissimo dell’ attuale U.K..  Il confronto/scontro con la Sterlina e tutto ciò che rappresenta, sarà la sfida, la leva, che il destino - speriamo - metterà in mano ai “Costruttori d’Europa”.

E sarebbe una accelerazione provvidenziale: quello che si sta vedendo nei fuochi di guerra che divampano a Est (con la Germania a giocare un ruolo tutto suo nella partita a scacchi con Putin), a Sud (con la Libia devastata anche e soprattutto da quello che fu l’intervento unilaterale - ed elettorale - di Sarkozy), e a Sudest soprattutto (l’incredibile attendismo europeo e americano che ha permesso a poche decine di migliaia di fondamentalisti di proclamare il Regno Islamico e la terza guerra mondiale), racconta con tutta la forza possibile che l’ Europa delle Nazioni è un prodotto oramai scaduto, tossico, pericoloso. L’unica Europa che serve è un’Europa più forte: e per un’ Europa più forte ci vuole una Inghilterra più debole.


 

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