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Architettare
Materia, luce e peso: i tre elementi dell’Architettura, secondo Franco Purini

Che cosa è, dunque, l’Architettura? Materia, luce e, soprattutto, peso: la trasformazione alchemica grazie alla quale la materia diventa materiale, la pietra estratta dalla cava, diventa concio, lastra; la magia soprannaturale della luce, con le sue vibrazioni straordinarie, le ombre e i chiaroscuri, che alterano e muovono le dimensioni dello spazio; il peso, che diventa incorporeo, trascende e si trasforma in pura apparizione. È la triade vitruviana che ne definisce la sua essenza: firmitas (solidità), utilitas (utilità) e venustas (bellezza). Quando questi tre elementi si corrispondono, prende forma la perfezione della scrittura architettonica che trasuda di bellezza, sia estetica che spirituale.

Così Franco Purini, uno dei più importanti architetti di fama internazionale, per il suo contributo alla dimensione teorica e progettuale dell’architettura, fra i principali esponenti del neorazionalismo italiano, ha catturato l’attenzione degli studenti del I anno del Politecnico di Bari, ma anche quella dei circa trecento uditori, sintonizzati in live, alle 15.30 in punto, del 10 marzo scorso, sul Canale YouTube dell’Ateneo, per ascoltare “le brevi e semplici note” del grande Maestro, sull’Architettura e sul ruolo dell’Architetto. La vera protagonista, in questi cambiamenti epocali indotti dall’emergenza pandemica, è proprio la generazione dei “nativi digitali”, che oggi si muovono in un futuro critico, pieno di incertezze e ai quali spetterà l’arduo compito di riscrivere una nuova “normalità”. In tempi di lockdown, quella che era una necessità è diventata una opportunità: la sua voce colloquiale ma ferma, rotta solo dal ricordo commosso degli amati colleghi scomparsi, Claudio d’Amato e Vittorio Gregotti, ha letteralmente bucato, ad oggi, più di ottocento schermi, entrando nelle case di studenti di scuole superiori, universitari, docenti e professionisti. È il carisma dei grandi Maestri che naturalmente sanno rendere semplici le cose difficili, rivelandole con assoluta chiarezza e verità.

Il muro che fu guardato a lungo Franco Purini, 1984Il muro che fu guardato a lungo Franco Purini, 1984

La Lectio di Purini, che lui stesso, con l’umiltà che contraddistingue i grandi, non ama definire tale, piuttosto “semplici note” che accorciano le distanze, introduce un ciclo di seminari, intitolato “Pensare l’Architettura”, aperto non solo alla comunità dell’Ateno ma a tutto il territorio, pur essendo stato concepito, nelle intenzioni, come occasione di formazione, per gli studenti iscritti, e di orientamento in ingresso, per i più piccoli. Una piazza virtuale dove si incontrano università diverse, in uno stimolante e arricchente dibattito, animato da docenti provenienti da sei Scuole di Architettura del Centro Italia, paradossalmente unite dalla distanza.

«L’architettura - ha sottolineato - è tutto ciò che permette di migliorare l’abitare umano, consentendo alle comunità di procedere verso orizzonti di vita sempre più liberi e aperti, pieni di possibilità di realizzare le proprie aspettative. L’abitare è di per sé un ambito creativo che consente a noi, che abbiamo desideri, volontà, progetti di esistenza, di realizzarli.»

Un’affermazione, quella di Purini, che ha tutta la potenza di un messaggio di speranza rispetto alla possibilità di andare oltre, di costruire, proprio attraverso l’Architettura, il futuro in cui crediamo, avendo come stella polare la conoscenza della storia: senza di essa non si può fare un’architettura nuova.

«Un'architettura insignificante, non è soltanto inutile, ma è una perdita per la città e per chi la abita.»

Perché un’architettura non risulti insignificante - argomenta Purini - è necessario che il progetto sia il frutto di una volontà teorica che deve venire prima: di un ordine concettuale, un metodo, una guida che conduca esattamente nel punto sperato. La Teoria in Architettura non è solo uno strumento, ma anche un luogo di ispirazione, un’energia che ci accompagna nella scrittura di un inno all'universo. Ogni architettura è rappresentazione del cosmo e del microcosmo: un tentativo, anche inconsapevole, di decifrare le logiche universali, quelle che tengono insieme i pianeti, le stelle, il vuoto che li separa, le foreste, gli oceani, le nuvole. È “musica congelata”, come dice Goethe: mentre la musica scorre, l’architettura, sta ferma, si blocca; è un'armonia che nella musica si ascolta nel tempo e che nell’architettura sta nello spazio, sempre la stessa.  Commentando la pur straordinaria affermazione dello scrittore tedesco, Purini sottolinea come in realtà, l’Architettura sia dello spazio e del tempo: dello spazio, perché senza spazio non c’è architettura; del tempo, perché se non la si attraversa, se non la si esperisce fisicamente, non la si comprende. Lungo la promenade architecturale, di lecorbusieriana memoria, si svolge un susseguirsi di emozioni, di scoperte, di attraversamenti dello sguardo che tagliano il corpo edilizio in una pluralità di dimensioni. Inoltre, La vera architettura non invecchia mai: dalle piramidi egizie alle pietre di Stonehenge, tutto è vivente nello stesso tempo, se siamo capaci di esprimere il tempo in cui lavoriamo. Il compito dell’architetto è, dunque, quello di pensare e costruire architetture che stiano nello spazio, ma che sappiano andare oltre la nozione di tempo. Il Duomo di San Nicola a Bari è ancora attuale: si trova lì da più di mille anni ma vive nel presente: è un’opera capace di trasformarsi e di esprime contenuti adatti al tempo che sta attraversando. Lo stesso vale per i ruderi dei Palazzi imperiali romani: contengono il loro passato come attuale.  

Dopo il Viaggio in Italia di Goehte, il riferimento a quello di Colin Rowe e Peter Eisenman, alla scoperta della bellezza dei paesaggi e delle città italiane, diventa l’occasione, per introdurre i tre livelli di significato di un’architettura: quello che l’opera è (una scuola, una chiesa, una casa alta, una casa bassa, una fabbrica); il contenuto metaforico, meno facilmente leggibile, che riguarda ciò che l’opera vuole rappresentare rispetto alla definizione di cosmo (il conflitto, la concordia, l’indifferenza, l’oscurità, la luminosità, la solidità); l’origine invisibile della bellezza, rappresenta il livello più misterioso da cogliere. Attraverso la descrizione della villa vicentina “La Rotonda” di Andrea Palladio, uno dei più grandi edifici al mondo mai costruiti,  Colin Rowe descrive l’anima dell’architettura che si cela dietro l’invisibile: la bellezza dell’edificio deriva dal suo essere rappresentazione cosmica: i quattro pronai e le quattro scalinate uguali, che Palladio ripete lungo gli assi ortogonali, simulano un giro ininterrotto rispetto a un centro, alludono al movimento di un pianeta o un passaggio da nord a sud, da est a ovest. Questa illusione, straordinariamente semplice e potente, esprime la bellezza invisibile quale fine del progetto.

Una lezione di Architettura, ma anche di vita, quella di Purini che esorta gli studenti a ritrovare il senso del proprio rapporto con la realtà, in un momento in cui la cultura digitale, divenuta anche cultura letteraria, oltre che visiva, tende a confondere la realtà concreta con quella virtuale. Li sprona a conoscere l'arte figurativa, la letteratura, il cinema e il teatro: saperi paralleli che offrono all’architetto una quantità enorme di materiali sui quali costruire il proprio immaginario. Li esorta a saper pensare l’architettura, nutrendo, oltre la capacità analitica della realtà, la volontà utopistica e la forza visionaria, quali vettori profondi di cambiamento che consentono di vivere il futuro nel presente, senza cadere, però, negli equivoci del consumismo più sottile e ingannevole.

Gli altri appuntamenti in programma, per il ciclo di seminari “Pensare l’Architettura”, sono quelli: del 31 marzo p.v., con Gino Malacarne, dell’Università di Bologna, Architettura e spazio scenico urbano; del 7 aprile 2021, con Giuseppe Strappa, dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza", La morfologia processuale come metodo generativo del progetto; del 14 aprile 2021, con Anna Bruna Menghini, della medesima università, Architettura e costruzione. Un dialogo tra Muro e Colonna; del 21 aprile, con Attilio Petruccioli, dell’Università degli Studi di Roma "La Sapienza", che è stato docente anche del Politecnico di Bari e del MIT Massachussetts Institute of Technology, Le radici dell’architettura; del 5 maggio, con Bruno Messina, Università degli Studi di Catania, Architettura tipo e città; del 19 maggio, con Andrea Sciascia, dell’Università degli Studi di Palermo, Necessità della Teoria; del 25 maggio, con Michele Beccu, dell’Università degli Studi Roma Tre, intitolato, Aggiungere una frase a un testo già scritto | ABDR_progetti e restauri 2004/20; del 9 giugno, con Loredana Ficarelli, del Politecnico di Bari, Il progetto di architettura tra Teoria e Conoscenza.

L'autrice
Mariangela Turchiarulo

Dottore di ricerca in Progettazione architettonica per i Paesi del Mediterraneo, e' professore associato in Progettazione architettonica e urbana presso il Dipartimento DICAR del Politecnico di Bari. Visiting Professor presso la University of Belgrade, la University of Sarajevo e la Georgian Technical University, coordina gruppi di ricerca in fieldwork e attivita' di ricerca all'estero (Tunisia, Egitto, Turchia, Grecia, Spagna, Paesi dell'ex-Jugoslavia, Cina), orientate verso lo studio dei caratteri dell'architettura, della citta' e del paesaggio, in ambito mediterraneo e mediorientale. E' membro di numerosi comitati scientifici e organizzativi per conferenze e workshop internazionali di progettazione architettonica e urbana incentrati sui temi della riqualificazione, della valorizzazione e del riuso dei patrimoni. L'attivita' di ricerca scientifica e' documentata da numerose pubblicazioni su libri e atti di convegno nazionali e internazionali. E' membro del Comitato editoriale della rivista internazionale "U+D urb nform and design" e del magazine online "Poliba Chronicle".

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