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Arte Futura
Coronavirus, #StateACasa - l'arte può essere un vaccino contro la forzata stanzialità
A thousands cuts by Anthony Moman - and Johnny Depp

Forse ci voleva un’emergenza, una grande crisi, per fare i conti con le nostre contraddizioni. Se poi è una crisi a reti unificate questa irrompe nella vita di tutti senza sconti e discriminazioni, finendo per stravolgerne l’assetto, e più profondamente i modi di pensare e di abitare il mondo. Questo non è solo il virus della paura, della privazione delle libertà, di figli lontani che non possiamo abbracciare e di mogli e mariti vicini che non riusciamo a sopportare. È un virus che stravolge la concezione del tempo e dello spazio, che riordina le priorità, arrotola il nastro dei ricordi di una vita come nelle cassette perché da fermi ci va pure di rivederla dall’inizio, accorcia e allunga i metri con cui da sempre misuriamo le cose, sospende ogni attività obbligandoci alla stanzialità. E tuttavia sarà per questa crisi comune e universale che un giorno troveremo commovente e per nulla scontata una passeggiata in riva al mare all’ora del tramonto, perché è la bellezza che ha sempre salvato l’uomo ed è l’impossibilità di trarre sollievo da questa ciò che ci annienta più di ogni cosa. 

To be One World by Anthony Moman   124 x 124 cm   siringhe su pannelloTo be One World by Anthony Moman - 124 x 124 cm - siringhe su pannello
 

L’arte è vecchia quanto gli esseri umani perché è nata insieme al bisogno umano di comunicare e di capire il mondo. Ed è per la sua natura imprescindibile di riflettere il mondo che non può fermarsi. È per questo che per quanto l’arte tradizionale abbia sempre avuto atteggiamenti snobistici nei confronti delle nuove tecnologie ed in particolare nell’approccio virtuale alla fruizione dell’arte stessa, non si può dire che l’arte digitale, intesa come “specchio del nostro mondo”, non possa svolgere il compito vitale di svelare e creare una bellezza terapeutica, rassicurante, una bellezza che ci rinfranca e ci fa bene. 

Certo l’opera d’arte, per essere colta e compresa, ha bisogno di un ambito di comprensibilità che, nel caso in cui la società subisca rapide trasformazioni, non è più così pacificamente stabilito e ovvio: va ricostruito e rifondato. Quello che sta succedendo sta ribaltando da tutti i punti di vista i canali e modi di fruizione dell’arte: gallerie, musei, artisti e istituzioni si stanno aprendo allo streaming e ai social media, ingegnandosi per andare incontro ad un pubblico virtuale collegato tutte le ore alla rete e impossibilitato a muoversi.


(Anthony Moman a Venezia durante la Biennale)

Viene da chiedersi se questa situazione possa determinare un definitivo cambiamento nel mondo dell'arte e un'apertura decisa ad un pubblico molto più ampio.  In questo senso l'arte oggi ci dà un piccolo segnale di speranza, la speranza che tutto questo serva ad avvicinarci a quello che prima vedevamo lontano o noioso, un'opportunità per tutti, di raggiungere un pubblico più ampio ed eterogeneo, un pubblico che si vedrà trasformato da questa grande crisi, e tuttavia accompagnato da un’arte che, mutando anche lei, non lo ha mai abbandonato.

Si dice spesso che il vero artista non segua trend e problemi del proprio tempo ma che li anticipi. In questo senso nessuno è stato più profetico dell'artista inglese Anthony Moman, che per anni ha incentrato la propria produzione su elementi ammiccanti al mondo della medicina e della biologia.

Love Potion by Anthony Moman   46 x 46 x 15 cm   provette su pannelloLove Potion by Anthony Moman - 46 x 46 x 15 cm - provette su pannello
 

Anthony Moman nasce a Londra, figlio di un medico inglese cresce in mezzo agli strumenti della medicina. Nella sua carriera di artista utilizza spesso come mezzo espressivo siringhe e provette, oggetti che richiamano apertamente la sua indagine sul delicatissimo tema dei vaccini che oggi, purtroppo, è quanto mai attuale. 

Celebri le sue opere realizzate con migliaia di siringhe incollate su tavola con tanto di ago, tra le quali una gigantesca mappa del mondo (“To be One World”) presentata a Venezia durante la Biennale e un teschio (“A Thousands Cuts”) che è stata acquistata da un collezionista degno di nota: mr. Johnny Depp.

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