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Arte Futura
La matematica e l’arte inconsapevole delle immagini mentali

In pochi sanno che i matematici hanno in testa una forma d’arte e, in effetti, bisogna essere dei matematici per poterlo raccontare. Per cogliere il senso di questa affermazione, va da sé, occorre indagare su che cosa si intenda per arte e su che cosa effettivamente ci sia nella testa di chi, per lavoro e anche per passione, manipola e modella le relazioni astratte.

Penso di poter affermare, senza perdere di generalità, che è arte ogni forma espressiva capace di racchiudere l’essenza di qualcosa e che proprio quell’essenza, sia essa forma o parola, attraversa i nostri canali percettivi per giungere nella parte più profonda di noi, dove sappiamo riconoscerla senza chiamarla per nome. L’arte nasce, prima di tutto, dall’abilità di immaginare; prende vita dalla facoltà di interpretare sensazioni e di tradurre idee in un prodotto che sia in grado di superare la materia per giungere nella sfera immaginifica dell’osservatore. 

Talvolta sono visioni nette, figure che compaiono all’artista per rappresentare il suo mondo interiore; altre volte sono apparizioni offuscate, forme sfuggenti che si manifestano come lampi e che rivelano una realtà difficile da agguantare.

La mente, come diceva Aristotele, immagina suo malgrado: scandisce il pensiero con apparizioni indispensabili per continuare a pensare. Chi non avesse alcuna sensazione non imparerebbe né comprenderebbe nulla perché, semplicemente, la facoltà intellettiva si nutre di rappresentazioni. Nel nostro cervello, una fitta rete di neuroni gestisce la sincronia tra le parole e le forme, articola i pensieri volontari con quelli inconsapevoli fino a dar loro un significato.

Anche un linguaggio che proceda solo per immagini, tutto sommato, non è del tutto sconosciuto ed è il linguaggio dei sogni. Quando sogniamo, l’attività verbale è limitata e scollegata dal contesto, viviamo situazioni prive di consequenzialità che sono regolate da criteri diversi da quelli della logica. Nei sogni noi sappiamo senza conoscere, proviamo istinti e preoccupazioni ancestrali, mettiamo in scena forme di realtà che rappresentano alcuni aspetti intimi della nostra vita. Quello che vediamo nella fase onirica ha in sé la forza dell’associazione tra le idee; le immagini diventano sensazioni dotate di un’intelligenza propria, cessano di essere raffigurazioni e si fanno simboli.

Ecco dunque che siamo arrivati nella testa dei matematici, coloro che dai simboli traggono una visione nitida della realtà. Proprio come l’opera d’arte, il simbolo generalizza, associa, attinge dall’esperienza per diventare, esso stesso, esperienza. I matematici creano come creano gli artisti e il loro prodotto ha la consistenza eterea delle idee.

Letizia Vaioli
 

Capita, talvolta, che i risultati di un matematico facciano fatica a trovare un’immagine netta su cui poggiare la propria impalcatura e, in certi casi, la visione cozza addirittura con la scoperta. È quello che successe a Georg Cantor nei primi del 900 quando dimostrò che il lato di un quadrato ha tanti punti quanti sono quelli del quadrato intero.

Non è escluso che voi, proprio voi che avete gli occhi puntati sullo schermo, abbiate avuto bisogno di rileggere questa affermazione più volte e che le vostre rappresentazioni mentali stiano lottando con il vostro buon senso. Vedete il quadrato, col pensiero scorrete su un lato e vi chiedete se è possibile, se avete compreso bene.

Cantor per primo rimase sconcertato, tanto turbato da impazzire. Aveva catturato, come ogni vero artista, l’essenza di qualcosa che da sempre era sfuggita all’esperienza: in un passaggio aveva colto l’infinito. Il suo risultato, per chi lo sa vedere, ha in sé una forma di bellezza labirintica e immortale. Come l’arte amplia e ribalta le nostre conoscenze, modifica la percezione delle cose. L’arte è creazione, la creazione è arte. Passa di uomo in uomo, di sogno in sogno, di miraggio in miraggio fino a diventare patrimonio collettivo.

Georg Cantor pensava che ci fosse un’intima connessione tra l’infinito e Dio. L’arte, di sicuro, scorre in mezzo.

www.buongiornoatematica.it

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