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Chirurgia preventiva, quali le leggi in Italia?

Quando si parla di chirurgia preventiva il primo caso che viene in mente è quello di Angelina Jolie, la famosa attrice infatti si fece asportare seni e ovaie a causa dell'alta percentuale di rischio tumorale che le fu diagnosticata. Sembrerebbe che in Italia i casi di donne che si sottopongono ad un test genetico per scoprire un’eventuale predisposizione al cancro siano raddoppiati nell’ultimo anno. Ma quella che sembra tuttora mancare è una legge specifica che regolamenti gli interventi di chirurgia preventiva.

 

In Italia, per quello che concerne la responsabilità medica, convivono due aspetti. Da una parte vi è l’articolo 5 del Codice Civile: atti di disposizione del proprio corpo. Questi sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica.

L’articolo corrisponde ad un’impostazione antica del Diritto romano che prevedeva la persona non potesse disporre del proprio corpo, tale impostazione è ancora ben presente nel nostro diritto attuale, basti pensare, oltre che alle disposizioni di codicistica, anche all'attuale dibattito sull’eutanasia.

Attualmente non è possibile disporre, ad esempio, dei propri organi in vita, se non in casi ben specificati, comunque sempre a titolo gratuito e mai a titolo oneroso.

Dall’altra parte esiste invece l’articolo 32 della Costituzione il quale dichiara che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

La questione diventa attuale alla luce della medicina preventiva che vede casi come quello di Angelina Jolie come esempio tipico. Attualmente è possibile prevedere con largo anticipo dei concreti fattori di rischio, anche con un’approssimazione percentuale. Cosa potrebbe quindi accadere nel momento in cui in Italia un soggetto, accertata la possibilità in futuro di ammalarsi, come nel caso della famosa attrice americana, decidesse di intervenire asportando una parte del proprio corpo al fine di evitare un rischio?

In questo caso permangono dei seri dubbi che la legge e la giurisprudenza oggi non hanno chiarito. 

Se si dovesse rispondere in base all’articolo 5 del Codice Civile, si dovrebbe affermare che una decisione come quella dell’attrice non è ammissibile, perché diversamente vorrebbe dire cauterizzare atti dispositivi in via definitiva del proprio corpo. Tuttavia se si volesse rispondere in base all’articolo 32 della Costituzione, si dovrebbe dare un parere positivo poiché è diritto della persona tutelare la propria salute dal rischio di malattie.

Sarà interessante verificare come nei prossimi anni verrà disciplinata questa materia del tutto nuova. Anche se risulta evidente come tra due normative in generale debba prevalere quella di rango più elevato, ovvero la Costituzione.

Dall’interpretazione della norma costitutiva a mio parere oggi si potrebbe effettivamente dare la prevalenza alla volontà della persona di disporre definitivamente del proprio corpo, sempre che tale volontà corrisponda ad esigenze di tutela della salute, e quindi non economiche o di altro genere. Questa interpretazione sarebbe peraltro del tutto coerente con il divieto, che ancora oggi permane, di donare i propri organi in vita o del divieto di eutanasia che non corrispondono come si e detto ad esigenze di tutela della salute personale, ma invece ad esigenze di assistenza a terzi, oppure a convinzioni morali o personali.

Dunque, sembrerebbe che ad oggi non sia del tutto chiaro se in Italia si possano o meno effettuare interventi di asportazione preventiva. Pare che ci sia effettivamente un “buco legislativo” a riguardo. Visti i grandi progressi effettuati dalla medicina nel campo delle diagnosi preventive, si presuppone saranno sempre più numerosi i pazienti che potrebbero volersi sottoporre ad operazioni come quelle affrontate della nota star del cinema. Sarebbe auspicabile che si legiferasse in modo chiaro in materia.

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