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Coronavirus, le ultime norme per spostamenti merci e persone

Implicazioni e conseguenze della dichiarazione di zona «protetta» sulla circolazione delle persone e sul transito delle merci.

 

Le misure sempre più incisive adottate dal Governo per limitare i rischi di contagio del coronavirus continuano a modificare notevolmente le abitudini che compongono la nostra quotidianità.

 

Gli italiani sono chiamati ad operare sacrifici sempre più grandi, ma indispensabili per la tutela della salute di tutti i cittadini. Affinché la collaborazione di tutti gli individui risulti proficua, è tuttavia necessario che ognuno sappia esattamente in cosa si esplicano i divieti posti in essere dalla pubblica autorità e che si fornisca una puntuale risposta ad eventuali dubbi che la normativa può innescare.

 

Alla luce dell’ultimo decreto, firmato nella serata di mercoledì 11 marzo 2020 ed in vigore dal 12 al 25 marzo 2020, la «regola madre» rimane comunque la stessa: limitare al massimo gli spostamenti.

 

La dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e le persistenti richieste provenienti dalla Regione Lombardia per una totale chiusura di tutte le attività, hanno indotto il Governo a decidere di inasprire ulteriormente le disposizioni precedentemente emanate e valide per tutto il territorio italiano - che continua a rimanere «zona protetta» - nel tentativo di contenere e contrastare il contagio in maniera più efficace.

 

Si dispone la chiusura totale delle attività commerciali al dettaglio - con la sola eccezione di quelle che vendono generi alimentari e di prima necessità - di bar, ristoranti, pub e dei reparti aziendali che non risultano indispensabili per la produzione, mentre resta garantito lo svolgimento dei servizi pubblici essenziali, comprese le attività accessorie.

Le industrie e le fabbriche potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che ricorrano ad adeguate misure di sicurezza volte ad evitare il contagio.

 

Viene invece confermato dal nuovo DPCM in vigore dal 12 marzo 2020 quanto già stabilito dal precedente decreto che ha imposto la limitazione degli spostamenti su tutto il territorio italiano a quelli strettamente necessari, giustificati da «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità» o «motivi di salute».

 

Ma cosa significa precisamente «comprovate esigenze lavorative»?

 

Nonostante rimanga sempre possibile uscire di casa per recarsi a lavoro, il Governo invita a prediligere, tutte le volte in cui ciò sia possibile, il ricorso alla modalità “semplificata” di lavoro agile quale strumento prioritario da utilizzare nella gestione dell’emergenza, al fine di minimizzare gli spostamenti e le presenze sul luogo di lavoro. 

 

Con il DPCM entrato in vigore il 12 marzo 2020 il Governo affianca poi alla modalità di smart working la raccomandazione ai datori di lavoro, sia pubblici che privati, di promuovere ed incentivare, ove possibile, le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti, confermando e rinnovando quanto già disposto a riguardo nei precedenti decreti (DPCM 8 e 10 marzo 2020).

Trattandosi di una situazione di emergenza si ritiene pacifico che la collocazione in ferie possa avvenire a prescindere dal consenso del lavoratore, così come accade per l’adozione dello smart working che, ogni qual volta sia possibile, risulta la soluzione da privilegiare.

 

Tenuto conto di ciò, le comprovate esigenze lavorative che giustificano lo spostamento per recarsi sul luogo di lavoro finiscono per riguardare quelle residuali ipotesi in cui la presenza dei lavoratori sul posto di lavoro sia necessaria per garantire la continuità produttiva e organizzativa dell’azienda, la cui attività sarebbe altrimenti soggetta ad una immediata paralisi. In questi casi è richiesto al datore di lavoro, anche in virtù del generale dovere che su di lui incombe di tutelare i propri lavoratori dal rischio biologico (D.Lgs. n. 81/2008) e di preservarne la sicurezza (art. 2087 c.c.), di procedere ad una solerte valutazione del numero di lavoratori che devono recarsi fisicamente sul luogo di lavoro per garantire la continuità produttiva e, una volta individuati, munirli di apposita dichiarazione che giustifichi lo spostamento.

 

È chiaro, dunque, che il semplice sussistere dell’esistenza di un rapporto di lavoro sia insufficiente per ritenere integrate le esigenze che giustificano gli spostamenti, in quanto ciò comporterebbe il venir meno dello scopo perseguito dal provvedimento.

Comprovate” significa che si deve essere in grado di dare una dimostrazione della ragione dello spostamento, tramite un’autocertificazione o attraverso qualsiasi altro mezzo di prova idoneo.

Il modulo da utilizzare (e da fornire in caso di controllo) è quello fornito dal Ministero dell’Interno (scaricabile anche online) e di seguito riportato, valido per l’intero territorio nazionale:

 

 

Il sottoscritto ___________________ nato il ____________ a ___________, residente in ______________ via_______________________ Comune ___________________ provincia _____________ numero tel. _________________________

consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale (art. 76 D.P.R. n. 445/2000 e art 495 c.p.)

DICHIARA SOTTO LA PROPRIA RESPONSABILITÀ

Di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio di cui all’art. 1, comma 1, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020 concernenti lo spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale, nonché delle sanzioni previste dall’art. 4, comma 1, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell 8 marzo 2020 in caso di inottemperanza (art. 650 C.P. salvo che il fatto non costituisca più grave reato);

Che lo spostamento è determinato da:

  • comprovate esigenze lavorative;
  • situazioni di necessità;
  • motivi di salute;
  • rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

A questo riguardo, dichiara che:

(LAVORO PRESSO ______________, STO RIENTRANDO AL MIO DOMICILIO SITO IN __________________, DEVO EFFETTUARE UNA VISITA MEDICA ________________ ALTRI MOTIVI PARTICOLARI___________________ ETC _________.)

Data, ora e luogo del controllo

_______________________

 Firma del dichiarante                                                                                                      L’Operatore di Polizia

______________________

 

 

I CONTROLLI

In caso di controllo, si dovrà attestare con qualsiasi mezzo di prova la propria necessità lavorativa alle Autorità chiamate ad assicurare il monitoraggio delle misure di contenimento. Sarà poi cura delle stesse verificare la veridicità della dichiarazione resa con l'adozione della conseguente sanzione in caso di appurata dichiarazione mendace.

 

A tal proposito è importante ricordare che le pene per chi viola tale regola sono molte severe, al punto che, in caso di dichiarazioni false rese attraverso l’autocertificazione, si incorrerà nel reato di cui all’art. 650 del codice penale per inosservanza di un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragioni di pubblica sicurezza (punita con l’arresto fino a tre mesi o con ammenda fino a 206 euro) e nel reato di falsa attestazione ad un pubblico ufficiale (punito con la reclusione da uno a sei anni). Inoltre, chi presenta sintomi come tosse, febbre ed altri sintomi associati al Covid-19 o che è risultato positivo al test e nonostante ciò violi la quarantena per qualsiasi motivazione, oltre alle imputazioni di cui sopra, sarà chiamato a rispondere del reato di tentate lesioni fino a quello omicidio doloso nel caso in cui, infettasse persone anziane o altri soggetti a rischio, causandone la morte.

 

CIRCOLAZIONE DELLE MERCI

Limiti decisamente meno stringenti sono imposti dalle nuove misure alla circolazione delle merci, per le quali non è prevista alcuna limitazione all’interno del territorio nazionale (e non solo per i beni di prima necessità).

Il trasporto delle merci è considerato infatti come un'esigenza lavorativa. Pertanto, il personale che conduce i mezzi di trasporto può spostarsi per far transitare regolarmente i prodotti trasportati, limitatamente alle esigenze di carico, scarico o consegna della stessa.

Si può ritenere dunque infondato il timore che le nuove incisive misure adottate dal Governo provochino una paralisi dei trasporti e della logistica nel nostro paese.

I conducenti di tali mezzi di trasporto sono comunque tenuti a rispettare le medesime prescrizioni valevoli per le persone fisiche e ad essere muniti di protezioni adeguate, in particolare di mascherine e guanti monouso, evitando ove possibile di scendere dai mezzi.

Se invece si ritenga necessario scendere dal mezzo per esigenze di carico o di scarico, deve essere mantenuta la debita distanza di sicurezza da qualsiasi altro individuo.

 

È innegabile che le imprese dell’autotrasporto stiano facendo di tutto per evitare qualsiasi tipo di contatto tra gli autisti e coloro che ricevono la merce, ponendo in atto tutte le accortezze del caso. Sarebbe però auspicabile che il Ministero del Lavoro e quello dei Trasporti varassero delle linee guida per disciplinare in maniera unitaria la delicata fase della consegna dei prodotti, specie a favore dei corrieri espressi la cui attività lavorativa risulta decisamente incrementata da quando le persone, costrette a rimanere presso le proprie abitazioni, si servono con molta più frequenza della consegna a domicilio per procurarsi tutto ciò di cui hanno bisogno.

 

Se la circolazione delle merci all’interno del territorio italiano resta comunque garantita, problemi nettamente maggiori comportano i trasporti transfrontalieri.

A causa dell’emergenza coronavirus, infatti, l’export verso l’Europa, già stigmatizzato dai divieti di transito settoriale imposti dal Land Tirolo ed entrati in vigore lo scorso gennaio sull’asse viabilistico del Brennero - principale valico alpino per volumi di merci in transito e principale mezzo di integrazione dell’Italia con il mercato unico europeo -, si prepara a subire significative ripercussioni.

 

A peggiorare la situazione intervengono i controlli a campione sugli autisti decisi dal Governo austriaco, operanti a tutti gli effetti a partire da martedì 10 marzo 2020, che creano ulteriori impedimenti ai vettori italiani nel transitare le merci verso il Nord Europa.  Ma, ahimè, non è la misura peggiore!

 

A seguito dell’estensione della zona protetta su tutta l’Italia, operata dal Governo italiano con il DPCM 10 marzo 2020, l’Austria si prepara ufficialmente a chiudere i confini al Brennero, con la sola eccezione del traffico di rientro. Lo ha comunicato il governatore del Tirolo, Gunther Platter, alla stampa austriaca, la cui decisione pare trovare l’appoggio anche della Slovenia, che si appresta a fare lo stesso con il valico di Trieste Lisert, ulteriore importantissimo mezzo di collegamento per l’esportazione delle merci in Europa.

 

Il provvedimento, al momento ancora in attesa di essere confermato dal cancelliere austriaco, comprometterebbe una rilevante parte delle nostre esportazioni, motivo per cui ci si auspica una maggiore ragionevolezza e collaborazione da parte dell’Unione Europea nel trovare misure più razionali e meno drastiche.

 

Come ha sottolineato il presidente di Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica) in una lettera indirizzata al premier Conte, l’Italia si aspetta collaborazione da parte dell’Europa in questo particolare momento storico, non ulteriori e immotivati colpi inflitti all’industria logistica italiana ed in generale all’economia del paese, già messa a dura prova dalle conseguenze della diffusione dell’epidemia.

 

 

Avv. Cristiano Cominotto

D.ssa Cristina Sofia Barracchia

A.L. Assistenza Legale

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