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Decreto Dignità, dov'è la Gig Economy?

Nell'attesa che il Decreto Dignità venga convertito in legge, la domanda che ci si pone è se non sarebbe stato meglio innanzitutto regolamentare i contratti legati alla Gig Economy?

Oggi per i lavoratori esistono sostanzialmente tre tipi di contratti: i contratti a tempo determinato, i contratti a tempo indeterminato e di contratti autonomi, se così vogliamo intendere anche i contratti a collaborazione coordinata e continuativa. Mentre i contratti a tempo determinato ed in particolare i contratti a tempo indeterminato oggi hanno una rilevante tutela, i contratti autonomi non hanno alcun tipo tutela. Ciò significa che il lavoratore può essere licenziato da un giorno all'altro senza avere nessuna garanzia. Il caso più noto di questo tipo di collaborazioni è quello dei rider di Foodora, ma potremmo fare un numero infinito di esempi.

 

Risulta chiaro che mettere mano ai contratti a tempo determinato o indeterminato, come è stato fatto nel Decreto Dignità, sarebbe risultato molto più facile: è infatti bastato alzare le indennità di licenziamento o i termini di durata dei contratti. Risulta invece molto più difficile regolamentare e tutelare i lavoratori della Gig Economy. Questo è quello che probabilmente dovremmo attenderci in futuro dalla politica. Perchè tutto il lavoro legato alla Gig Economy è in continuo aumento, il futuro non potrà che vedere una ulteriore espansione di questo tipo di lavoro e collaborazioni, si auspica che venga quindi presto legiferato anche a tutela di questi lavoratori. Non averlo fatto nel Decreto Dignità risulta però essere un'occasione persa.

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