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Dipendenza da videogiochi, ci si può tutelare?

Negli ultimi anni si è parlato spesso della dipendenza che alcuni videogiochi possono creare. Ragazzi che vivono una seconda vita davanti allo schermo che spesso porta loro via intere giornate e li isola nella propria casa. Ma un recente caso accaduto in Siberia è andato oltre. Infatti in seguito alla dipendenza è arrivata la denuncia, con una richiesta di risarcimento danni alla casa produttrice di videogiochi.

Ma cosa prevede la legge, ci si può realmente tutelare?

 

 

Il protagonista della vicenda è un 28enne siberiano dipendente dai videogiochi il quale, dopo aver perso il lavoro e essere stato lasciato dalla moglie, ha deciso di intentare causa e chiedere risarcimento danni a una nota casa di produzione di videogiochi. Il videogioco in questione è un famoso gioco in stile RPG (Role Playng Game), campione di vendite in tutto il mondo.

“Se avessi saputo che questo videogioco causasse così tanta dipendenza, avrei usato molta più cautela. Non lo avrei comprato, o avrei aspettato di essere in vacanza per giocarlo”. Questo quanto ha affermato l’uomo dipendente dai videogiochi il quale per intere settimane, invece di lavorare o stare con la famiglia, è rimasto immerso nel mondo virtuale creato dal gioco. Questo suo atteggiamento gli ha fatto perdere il lavoro e la moglie, la quale ha lasciato il videogiocatore perché si sentiva trascurata.

A seguito di questi eventi l’uomo dipendente dai videogiochi si è reso conto di quello che gli stava succedendo e ha deciso di denunciare la casa di produzione del videogioco per i danni morali causatigli. Il risarcimento richiesto è di 500mila Rubli, pari a quasi 7mila Euro.

L’uomo ha dichiarato che inizialmente avrebbe voluto spendere solo qualche ora a giocare, ma invece ha passato più di 3 settimane di gioco continuato, fermandosi solo per nutrirsi e per dormire qualche ora al giorno. Una vera e propria dipendenza, a suo dire.

Sembrerà strano, ma questo non è il primo caso di denuncia di questo tipo. Infatti nel 2010 un cittadino delle Hawaii dipendente dai videogiochi, denunciò un’altra casa di produzione di videogiochi per motivi simili e contro ogni aspettativa vinse la causa intentata.

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