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No Vax e assenze da lavoro: attenzione ai possibili licenziamenti

Lo stato d’emergenza è stato prorogato al 31 marzo 2022. Nel mondo del lavoro questa proroga può portare a sensibili tensioni derivate dal rientro del personale non vaccinato. Non dimentichiamo che ci sono lavoratori che hanno scelto di non rientrare in azienda perché contrari a vaccinarsi. Da ottobre 2021 infatti, secondo il DECRETO-LEGGE 21 settembre 2021, n. 127, vige l’obbligo di Green Pass nei luoghi di lavoro.

Sono passati quasi quattro mesi e ne mancano altri 2 e mezzo alla fine dello stato di emergenza, sempre che quest’ultimo non venga rinnovato. Questo comporterebbe che un dipendente che voglia attendere la fine dello stato di emergenza per tornare a lavorare senza vaccinarsi (o senza essere guarito dal Covid-19) risulterebbe assente dall’azienda per almeno 6 mesi.

Vorrei che i lavoratori che hanno deciso di evitare la vaccinazione prorogando di tante settimane il ritorno al lavoro riflettessero su cosa possa aspettarli al loro ritorno. I datori di lavoro infatti in questo periodo si sono adoperati per sopperire all’assenza dei lavoratori trovando un’alternativa affinché le mansioni di questi ultimi venissero ugualmente svolte.

Cosa può dunque accadere in azienda al rientro di un lavoratore dopo 4/6 mesi di assenza?

E’ vero che secondo la normativa il lavoratore privo di Green Pass, seppur venga ritenuto assente ingiustificato e senza il diritto alla retribuzione, ha comunque diritto alla conservazione del posto di lavoro e l'assenza ingiustificata non ha conseguenze disciplinari.

Ma è anche oggettivo che un’azienda che ha trovato soluzioni per sopperire all’assenza di un lavoratore possa dire al dipendente che la sua posizione lavorativa non c’è più e che quindi non è più necessaria la sua presenza in azienda. Questo è un serio rischio che deve essere preso in considerazione da tutti i lavoratori interessati.

E’ vero che i licenziamenti potranno essere impugnati, ma temo che i Tribunali opteranno per trovare degli accordi monetari per risarcire i lavoratori che hanno perso il posto, rispetto alle reintegre dei posti di lavoro.

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