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Quando il dentista sbaglia

La responsabilità medica è un argomento estremamente vasto e complesso.
In ambito odontoiatrico le cose si complicano maggiormente dal momento che la prestazione medica offerta dall'odontoiatra ha spesso importanti profili estetici che spingono a far considerare alcuni interventi dentistici (soprattutto quelli di impiantistica e di protesi) più come obbligazioni di risultato che come obbligazioni di mezzo. 

 

Per obbligazione di risultato si intende quella in cui il debitore (nel nostro caso il medico odontoiatra) si impegna a conseguire un risultato come esito finale del proprio lavoro, mentre per obbligazione di mezzi si fa riferimento a quelle in cui il prestatore d'opera si impegna a tenere un comportamento diligente e ad impiegare opportunamente i mezzi a sua disposizione per ottenere un certo risultato che, però, non può essere garantito.
In tema di responsabilità del professionista l'art. 1176 c.c. dispone che nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia, valutata con riguardo alla natura dell'attività esercitata. L'art. 2236 c.c. precisa poi che nel caso in cui l'esecuzione della prestazione comporti la risoluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, il prestatore d'opera non risponde dei danni se non in caso di dolo o colpa grave.
 

Mentre tradizionalmente è pacifico che qualsiasi attività medica rientri nelle obbligazioni di mezzi, dal momento che il medico deve fare tutto ciò che è nelle sue facoltà, ma non ha l'obbligo di garantire un risultato finale certo e definitivo (la guarigione non può infatti essere assicurata al 100%), in ambito odontoiatrico la questione assume termini differenti: nei casi in cui la richiesta di operato medico risponde ad interessi prevalentemente estetici del paziente, l'odontoiatra dovrà garantire un risultato sia anatomo-funzionale che soprattutto estetico.
Dottrina e giurisprudenza a lungo hanno dibattuto a riguardo, anche perché dalla differente qualificazione del rapporto deriva un altrettanto diverso onere della prova gravante sul creditore nelle obbligazioni di mezzi ovvero sul prestatore d'opera nelle obbligazioni di risultato.
 

Numerose sono le sentenze a favore dell'inquadramento delle obbligazioni in esame come obbligazioni di risultato: il Tribunale di Modena precisa che "L'odontoiatra incaricato della predisposizione ed applicazione di una protesi contrae una obbligazione di risultato, con la conseguenza che il rischio del lavoro non grava sul paziente…"; ancora il Trib. di Firenze, Sez II Civile, sent. n. 2932 del 18/10/1998 paragonava addirittura l'attività dell'odontoiatra a quella di un architetto: "in particolare detta attività si estrinseca in un risultato esterno […] l'attività del dentista può pertanto ricostruirsi anch'essa in termini di risultato e non di mezzi"; e da ultimo la Corte d'Appello di Genova "L'obbligazione assunta dal dentista si inquadra quale obbligazione di risultato[…]; il mancato raggiungimento dello stesso, per erroneità o inadeguatezza (anche colpa lieve) del progetto affidatogli, costituisce inadempimento dell'incarico ad abilita il committente a rifiutare di corrispondere il compenso, avvalendosi dell'eccezione di inadempimento di cui all'art. 1460 c.c.[…]".
 

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