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Smart Working Lawyers

L'estate degli avvocati è stata un susseguirsi di messaggi postati dai professionisti sui gruppi di Facebook che tratteggiavano la crisi degli ultimi anni del settore peggiorata dal COVID, oltre alle aspettative poco rosee per il futuro.

Gli avvocati in generale sono spaventati dal decremento costante del reddito della categoria che negli ultimi 10 anni attesta un calo continuo, dalla pressione fiscale esagerata, ai versamenti impegnativi alla cassa previdenziale e al numero elevato dei professionisti.

I numeri di Cassa Forense rilasciati nel 2020 indicano un reddito medio di 39.473 euro a professionista calcolato sulle dichiarazioni del 2018, ma il dato non è sufficiente a disegnare tutta la categoria che è caratterizzata da grandi differenze economiche, con una forbice sempre più rilevante tra avvocati ricchi e poveri.

Per dare un’idea delle tensioni sociali ed economiche della professione si tenga infatti in considerazione che il 7.8 % degli avvocati italiani producono quasi il 50 % della ricchezza prodotta dall’intera avvocatura.  Vi sono poi forti squilibri tra Nord e Sud, con i professionisti del Nord che dichiarano un volume d’affari triplo rispetto a quelli del Sud e le donne che guadagnano il 60% in meno degli uomini. Il numero degli iscritti agli ordini professionali, con 1 avvocato ogni 246 abitanti in Lombardia contro 1 avvocato ogni 103 abitanti in Calabria, conferma e spiega in parte queste rilevanti differenze territoriali ed economiche.

Anche il rapporto Censis sull’avvocatura italiana del 2019 non fornisce un’immagine migliore della professione, con oltre il 55% degli avvocati intervistati che ha dichiarato di essere in una situazione professionale molto o abbastanza critica e con il 26% dei professionisti che prevede un peggioramento della situazione professionale nei prossimi anni.

Va tra l’altro osservato che tutti i dati indicati sono stati raccolti prima del COVID, quindi si presume che debbano essere riletti in forma ulteriormente negativa alla luce dell’aggravamento della crisi economica e sociale causata dalla pandemia.

Si tenga infatti in considerazione che nel periodo della crisi COVID più della metà degli avvocati (131.000 su una platea di 240.000), hanno chiesto il contributo di assistenza. Il contributo aveva come requisito un reddito professionale basso, o comunque una contrazione minima di fatturato rispetto all'anno precedente del 33%.

E’ innegabile che la crisi di questi anni ha colpito soprattutto i piccoli studi, gli studi di provincia, gli avvocati non specializzati e tutti quei professionisti che si limitano a condividere le spese di ufficio e che non collaborano tra loro in forma strutturata.

Sino ad oggi i grandi studi erano in grado di offrire ai clienti delle economie di scala irraggiungibili dalle piccole organizzazioni di avvocati. Le corazzate del diritto sono in grado di offrire team di professionisti ampi in grado di rispondere alle richieste di consulenza più complesse, hanno una presenza nelle grandi città italiane ed estere, spesso sfruttano network specialisti ed hanno strutture con immagine e rappresentanza di altissimo livello.

Dall'altra parte del cielo troviamo i piccoli studi che sono limitati dall’impossibilità di gestire operazioni complesse per la mancanza di team ampi e rodati. Spesso questi studi soffrono anche la presenza in città secondarie dove le pratiche proposte rischiano di non dare la possibilità di garantire esperienza in casi di alto profilo. Va aggiunto che spesso queste realtà professionali sono composte da avvocati monomandatari che soffrono la mancanza di relazione e confronto con altri professionisti. Tutto questo produce un senso di solitudine, assedio e inadeguatezza.

La situazione economica e sociale introdotta dal periodo del COVID però ci introduce una realtà alternativa, fatta di grandi studi che iniziano a rendersi conto che il lavoro da remoto è possibile e decidono di tagliare gli spazi fisici, come ci racconta il Canadian Lawyer Magazine citando ad esempio il caso di Baker McKenzie che ha deciso di chiudere 11 uffici nel Nord America. La rivista canadese cita anche il caso di Linklaters e la tendenza sempre maggiore dei grandi studi di Londra di ricorrere allo smart working in alternativa al lavoro in studio.

Anche il  Wall Street Journal ci racconta che a San Francisco, dove il prezzo medio di un appartamento in città era arrivato a sfiorare 1.6 millioni di dollari, molti lavoratori dichiarano di essere disposti ad accettare una diminuzione dello stipendio pur di trasferirsi a lavorare in smartworking in zone degli Stati Uniti dove la vita costa meno. Tutto questo mentre grandi società dell’Information Technology che tradizionalmente ruotano attorno a San Francisco, come Google Twitter e Slack, spingono i dipendenti a lavorare in smart working invece dell’ufficio.

Il trend è ampio e Milano chiunque faccia un giro nelle nuove zone dei grattacieli di Porta Nuova dove Unicredit ha installato il suo quartier generale o di City Life con i suoi tre nuovi grattacieli: il Curvo il Dritto e lo Storto, si renderà conto come tutto è desolatamente vuoto con un forte impatto su tutte le attività economiche circostanti. In città sono molti gli uffici e gli studi legali che stanno ricercando sedi più piccole e più snelle per diminuire i costi, rendendosi conto che la struttura fisica non è più indispensabile quanto prima.

D’altra parte questo trend è confermato anche dai dati del mercato immobiliare che indicano un’offerta di appartamenti in vendita nella città di Milano che nel mese di maggio scorso era inferiore di oltre il 20% all'anno precedente e con una stima della Engel & Völkers, su un campione di aziende “retail”, che indica come il 72% degli imprenditori in futuro sceglierà spazi commerciali più piccoli e parallelamente incrementerà la presenza online.

E allora se incrociamo questi due gruppi di dati: quelli che di delineano la situazione della professione legale negli ultimi anni e quelli che ci delineano il cambiamento dell’economia e del lavoro dopo il COVID, ci rendiamo conto che un'altra strada per gli avvocati è possibile e che una grande opportunità si affaccia oggi per tutti quei professionisti che hanno sofferto in questi anni.

All'estero esiste già da anni un movimento che viene definito Digital Nomads e che racconta di persone che lavorano da remoto senza avere una postazione fissa in un ufficio. Esiste anche una classifica delle città che sono in grado di accogliere nel miglior modo possibile i nomadi digitali da tutto il mondo, in Europa vengono citate Lisbona, Barcellona, Berlino Valencia ed altre.

La verità è che oggi un professionista non ha più bisogno di uno studio, può unirsi ad altri professionisti con l’aiuto della tecnologia e lavorare ovunque.

Non stiamo parlando di quelle società che organizzano i dati e gli indirizzi degli avvocati da proporre ai clienti. Stiamo parlando di avvocati che si riuniscono in associazioni o network e per lavorare in remoto si dotano di uno statuto professionale al fine di gestire risorse e progetti in comune.

In Inghilterra il fenomeno dei network di avvocati è già estremamente affermato, vi sono organizzazioni come Keystone Law  https://www.keystonelaw.com/ che in pochi anni ha raccolto un numero rilevante di avvocati.

In Italia più di 10 anni fa è stato creato AL Assistenza Legale che oggi conta più di 30 partners https://www.alassistenzalegale.it/ . Questo network ha interpretato la professione mettendo al centro l'avvocato senza fornire particolare importanza al luogo dove l'attività viene prestata.

Il tempo ha confermato la visione dell’unione tra professionisti, mentre la tecnologia unita alla crisi provocata dal COVID, ha accelerato il processo.

Proprio per intercettare questi nuovi trend è stato creato un gruppo Facebook di professionisti che si chiama Smart Working Lawyers, che si occupa proprio di condividere esperienze ed idee per realizzare dei progetti in comune.

https://www.facebook.com/groups/349143966107083

Gli avvocati oggi possono unirsi in associazioni o network creando dei team di lavoro senza per forza condividere gli spazi di lavoro.

Possono costituire team che lavorano in remoto basati sulle specializzazioni o su singole operazioni di rilievo.

Possono utilizzare dei software gestionali comuni, esattamente come se lavorassero all'interno dello stesso ufficio.

Possono avere sale riunioni di rappresentanza in comune per incontrare il cliente e poi possono seguire la pratica in remoto.

Possono organizzare riunioni in videoconferenza come se fossero l'uno di fronte all'altro condividendo documenti e informazioni.

Possono unire le forze per aderire ad altri network nazionali o internazionali.

Possono condividere avvocati, praticanti, segretari e collaboratori. 

L’esperienza insegna che il futuro non si può fermare, la professione legale va riorganizzata, cambiata, adattata alla nuova economia e alla nuova società, il tutto affinché gli avvocati possano rimanere competitivi e al passo con i tempi.

In Inghilterra già da molti anni alcuni grossi studi hanno la sede principale a Londra ed i collaboratori a Manchester, perché si rendono conto che il costo della vita e degli stipendi è estremamente inferiore in alcune zone dell’Inghilterra rispetto ad altre. Alcuni grandi studi di Milano hanno già aperto sedi al sud proprio per intercettare questo trend e gestire determinati tipi di operazioni con personale che ha dei costi inferiori.

Questo trend certamente verrà seguito e gli avvocati potranno in futuro gestire collaboratori in comune che lavoreranno da remoto, dividendone i costi ed utilizzando personale in zone d'Italia dove la vita costa decisamente meno.

Ed anche la possibilità di effettuare udienze da remoto darà l’opportunità agli avvocati di risparmiare i costi dei trasferimenti e delle domiciliazioni e di seguire direttamente le pratiche in tutta Italia.

Ciò significa che in futuro potrebbe non essere più così importante avere l'avvocato a Milano rispetto a Palermo o ad altre città, in quanto il luogo dove si svolgerà il lavoro sarà decisamente meno importante di oggi e il cliente non avrà più una percezione precisa e dove si trova lo studio legale.     

Winston Churchill con la sua pungente efficacia, definiva le opportunità che derivano dai momenti difficili con la seguente frase: "Never let a good crisis go to waste”  “Mai perdere l’occasione di una buona crisi”

Oggi si è aperta l'occasione per una rivincita e se riusciamo a sfruttare questa opportunità il futuro potrà essere migliore per tutti gli avvocati. Il futuro ci potrà dare la possibilità di lavorare nel posto sognato, di veder crescere i nostri figli tenendoli accanto, di avere tutto il tempo per seguire i nostri hobbies e interessi personali e di guadagnare quanto se non più di prima.

Ci vediamo con il laptop sulle ginocchia

Per rimanere informati sull’argomento: https://www.facebook.com/groups/349143966107083

 

Avv. Cristiano Cominotto

Cristiano Cominotto è un avvocato Cassazionista che esercita la professione dal 1997 a Milano. Nel 2000 vista la copiosa attività giornalistica, diventa giornalista pubblicista. Dal 2007 è cofondatore di ALT Assistenza Legale per Tutti (ora divenuta AL assistenza Legale). Nel 2011 viene nominato Presidente di AL Assistenza Legale. Sotto la sua presidenza AL Assistenza Legale cresce fino a 15 sedi ed ottiene numerosi premi internazionali. Nel 2010 e nel 2011, per due anni consecutivi, AL Assistenza Legale viene classificata dal Financial Times, tra i top 50 Innovative law firms. Nel 2011 viene nominato Managing Partner / Senior Partner dell'anno a Londra nel corso dei British Legal Awards di Legal Week. Nel 2013 partecipa alla fondazione di LINEE, network globale di avvocati. Dal 2014 fonda il sito Assistenza Legale Premium uno dei primi studi legali on-line in Italia. Nel 2017 è cofondatore di LawTalks.it il primo video magazine online in Italia per avvocati e imprese. Nel 2019 viene nominato co-chair del Tax and Legal Chapter of the British Chamber of Commerce for Italy. Nel 2020 è Co-Chair dell’Outreach International Lawyers Committee dell’ABA American Bar Association. Sempre nel 2020 viene nominato Consigliere della British Chamber of Commerce for Italy e dalla IAA International Advertising Association.

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