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Green Pass italiano, lo stato dell'arte in attesa del DGC EU

Grandi aspettative vengono ultimamente riposte nella Certificazione verde o Green pass introdotto dal decreto Riaperture del 22 aprile scorso per attestare di essere stati vaccinati (ma non è riducibile ad un mero pass vaccinale), di essere guariti da covid o di essere negativi al tampone.

Il D.L. 65 emesso martedì 18 maggio oltre all’ambìto slittamento del coprifuoco, ha introdotto rilevanti, ancorché graduali, modifiche che anticipano il calendario delle riaperture economiche e sociali.

Quest’ultimo decreto porta con sé anche una notevole novità nel regime di validità del green pass: già sapevamo che per i guariti dal covid la certificazione verde ha una validità di 6 mesi dall’avvenuta guarigione, mentre invece il periodo di validità del tampone molecolare o antigenico rapido (quello sierologico non basta) è di sole 48 ore.

La novità sta invece nella validità della certificazione per i vaccinati, la cui durata è stata estesa fino agli attuali 9 mesi a partire dalla data di completamento del ciclo vaccinale di due dosi (se necessarie). Ma non è tutto: la certificazione potrà essere rilasciata già dopo la somministrazione della prima dose la cui validità, però, decorrerà a partire dal 15esimo giorno successivo alla prima dose.

Poter godere della fatidica luce verde dopo soli 15 giorni dalla prima dose farà contenta quella fascia della popolazione titubante nel richiedere la prima dose di vaccino in quanto preoccupata che la seconda dose cada proprio durante le ferie estive, costringendola a rimanere in città.

Attualmente, in quella che potremmo definire la fase 1, i certificati verdi nazionali sono ancora rappresentati dai certificati, cartacei o digitali (principalmente tramite FSE), anche già rilasciati, in ambito locale da:

varie strutture sanitarie (pubbliche, o private se accreditate);

servizio sanitario di competenza;

strutture ospedaliere e farmacie;

medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta.

Attualmente quindi, green pass sono considerati anche i certificati rilasciati dalle Regioni o dall’ASL competente alla fine del ciclo vaccinale, o, allo stesso modo, i certificati di fine isolamento o i referti negativi dei tamponi antigenici effettuati presso i centri autorizzati.

Per poter avere dunque il QR code su sfondo verde da mostrare direttamente dall’app dovremo attendere ancora qualche settimana, e precisamente fino all’emanazione dell’apposito regolamento europeo, da cui dipende, inevitabilmente, anche l’operatività del sistema digitale e centralizzato.

È stata prevista una tabella di marcia con tempistiche molto ristrette che porterà, auspicabilmente entro il mese di luglio, alla fase 3 di piena implementazione del DCG, il Digital Green Certificate EU su tutto il territorio europeo, passando prima per una necessaria fase 2, in ambito interno, di test ed armonizzazione.

L’interoperabilità europea si avrà grazie alla definizione di regole comuni, che devono essere utilizzate per l’emissione dei certificati nei 27 Paesi dell’UE in modo tale che siano leggibili e scambiabili tra le piattaforme dei singoli stati e con quella centralizzata di controllo.

Saranno quindi necessari strumenti informatici nazionali ed europei deputati a garantire l’emissione, la validazione e l’autenticazione dei certificati.

La differenza tra il nostro attuale Green Pass (Fase 1) ed il DGC (Fase 2) sta proprio nell’implementazione della Piattaforma Nazionale che entrerà in funzione a partire da giugno e che permetterà di gestire, filtrare, a livello centrale tutta la mole di Green Pass prodotta a livello locale dai vari enti e soggetti certificatori.

Recependo indicazioni del Garante Privacy, la Piattaforma Nazione DGC non fornirà, alle persone fisiche di volta in volta preposte all’accertamento, informazioni puntuali sulle motivazioni che determinano la presunta immunità (vaccinazione, guarigione, test diagnostico), né sul tipo di vaccino, ma soltanto la sussistenza (semaforo verde) o meno (semaforo rosso) delle condizioni necessarie.

Nelle prime 2 fasi, è bene ribadirlo, i certificati verdi avranno validità solo sul nostro territorio, in quanto gli altri paesi europei non sono in alcun modo obbligati ad accettarlo, potendo benissimo richiedere periodi di quarantena, test o tamponi ulteriori secondo quella che è la loro normativa.

Quindi, fintanto che nella fase 3 non si sia raggiunta la piena operatività del DGC EU, verosimilmente nel mese di luglio, rimane fortemente consigliabile informarsi bene prima di partire, per evitare cattive sorprese.

Dunque, sia a livello europeo che nazionale non mancano certo elementi su cui lavorare, rimanendo ancora da definire alcuni aspetti fondamentali del sistema DGC EU, riguardanti principalmente la tutela della privacy e il trattamento dei dati personali.

Ad esempio, i dati personali eventualmente inseriti nei certificati verdi non potranno essere conservati dagli Stati membri di destinazione né si potrà costituire una banca dati centralizzata a livello europeo, così come rimane ancora incerta l’indicazione del titolare e degli eventuali responsabili del trattamento dati, i tempi di conservazione e le misure di protezione dei dati: tutti elementi da chiarire ed adeguare per mantenere le normative in emanazione necessariamente compliant con i principi posti dal GDPR.

Almeno le finalità, invece, sono già chiare: agevolare il diritto alla libertà di circolazione e facilitare gli spostamenti, in quanto il diritto di spostarsi liberamente all’interno dell’Unione non potrà mai essere negato ai cittadini sprovvisti di DGC.

In vista dell’estate già incalzante, l’obbiettivo nell’immediato futuro è quello di evitare il più possibile periodi di quarantena o ulteriori test prima o dopo i viaggi, a differenza di quanto accade ora, ad esempio, per entrare in Italia.

Giunti ormai alla terza settimana di maggio, infatti, lo stato dell’arte è che, indipendentemente dall’avvenuta vaccinazione o guarigione dal Covid, per entrare in Italia serve ancora un tampone negativo prima della partenza, e lo stesso accade ancora in molti stati dell’UE.

Senza ovviamente dimenticare la centralità del DGC europeo rispetto al fine di facilitare e rendere più sicure le visite alle RSA, la partecipazione a eventi sportivi e sociali, nonché agli eventi mondani notturni, alla ripresa dei quali, potremo nuovamente respirare aria di normalità.

 

Ha collaborato alla redazione dell'articolo l'avvocato Alessandro Cavazzuti del focus team Legal Tech di SC Avvocati Associati.

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