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Compliance café
L'impatto del Covid-19 sulle diverse sfere sociali e il divario digitale

Per il caffè di questa mattina ospitiamo la presentazione del volume "Emergenza Covid-19: impatto e prospettive"  curata da Michele Ferrazzano, Consulente tecnico informatica forense e perito informatico, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

Appare superfluo ribadire che il COVID-19 ha stravolto la vita dell’intera umanità del XXI secolo: sin dai primi momenti si è parlato subito di “emergenza sanitaria” ma di lì a poco ci si è resi conto che l’emergenza coinvolgeva anche l’economia, la socialità, l’educazione, il lavoro e tutti gli ambiti della nostra esistenza.

È proprio a partire da queste considerazioni che l’opera Emergenza Covid-19: impatto e prospettive, curata da Carlo Adolfo Porro, Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia e da Pierluigi Faloni, Prefetto della Repubblica fino a poche settimane fa in servizio presso la città di Modena (Mucchi, Modena, 2021, pp. 168, collana “Prassi sociale e teoria giuridica”, diretta da Thomas Casadei e Gianfrancesco Zanetti) propone diverse riflessioni da parte di autorevoli studiose e studiosi di diverse discipline: dalla medicina alla psichiatria, dall’informatica alla filosofia, dalla sociologia all’economia, valorizzando le competenze che sono a disposizione presso l’Ateneo emiliano-romagnolo per generare un’analisi delle sfide che il Covid-19 pone e porrà.

Il volume è frutto del lavoro condotto da un Tavolo di Riflessione attivato, su invito appunto del Prefetto, dal Rettore sui problemi collegati all’emergenza pandemica, e coordinato dal Prof. Gianfrancesco Zanetti, Direttore del Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità (www.crid.unimore.it).

I contributi si soffermano su varie questioni

Particolarmente interessanti sono gli approfondimenti di Claudia Canali, in tema di digital divide, e di Laura De Fazio, in tema di criminalità.

La prima affronta il tema del divario digitale, partendo dal dato che vede l’Italia agli ultimi posti tra i paesi UE per indice DESI di digitalizzazione, problematica che si ripercuote in modo particolare sulla didattica a distanza e sull’efficacia delle misure adottate per fronteggiare la chiusura degli edifici scolastici. I dati in realtà hanno evidenziato anche un gap per quanto attiene lo smart working, avendo l’Italia accumulato un ritardo rispetto agli altri paesi dall’area europea. La conseguenza immediata, oltre agli intuibili cali di efficacia formativa e di produttività, si riviene nell’aumento di fake news ma anche di crimini informatici. Ponendosi sulla stessa lunghezza d’onda, Faloni, nella sua Prefazione, sottolinea come l’uso determinante ed essenziale del web ha messo in luce le difficoltà di una società in cui molti sono i cittadini che non hanno ancora una sufficiente cultura e una mentalità informatica, ponendo in evidenza i problemi e i limiti derivanti proprio dal divario digitale. Analogamente Gianfrancesco Zanetti e Thomas Casadei, nel loro contributo, evidenziano gli effetti della pandemia su smart-working e didattica a distanza, con ripercussioni in modo particolare nelle fasce deboli della popolazione che si sono ritrovate nel mezzo della pandemia senza adeguati strumenti informatici e connessioni a Internet (un esempio è quello della carenza di competenze tecniche da parte dei genitori per poter seguire i propri figli nelle sessioni di didattica a distanza).

De Fazio, dal canto suo, analizza l’impatto della pandemia sulla criminalità: il lockdown e le limitazioni introdotte negli spostamenti, unitamente alle chiusure della circolazione tra i diversi paesi, hanno avuto concrete ripercussioni sulle organizzazioni criminali. Si è registrato dunque un calo di traffico di stupefacenti o sfruttamento e traffico di esseri umani, mentre si stima una crescita di aree legate alle difficoltà economiche e al mercato in ambito sanitario e farmacologico. Analogamente a quanto accaduto in occasione di altri eventi catastrofici come i terremoti, il rischio è che si alimenti anche il crimine legato ai flussi di denaro pubblico stanziati per far fronte alle difficoltà. Invero sono cresciuti significativamente anche i cybercrime, anche a causa della problematica richiamata del digital divide che espone maggiormente soggetti non abituati ad avere elevati livelli di attenzione nell’uso degli strumenti informatici, con conseguente impatto rilevante su aziende e cittadini.

Zanetti e Casadei pongono specifica attenzione ai temi della comunicazione e, in particolare, mettono a fuoco come le autorità abbiano deciso di comunicare, esaminando il ruolo di vari esperti/e coinvolti e l’impatto delle fake news veicolate dai social network all’interno del dibattito; essi evidenziano, altresì, il cortocircuito tra raccomandazioni mediche e diseguaglianze sociali ed economiche, acuite da alcune misure essenziali al contenimento. Sul tema della vulnerabilità svolge le sue riflessioni anche Tindara Addabbo la quale sottolinea le difficoltà vissute in modo particolare dalle donne che devono spesso destreggiarsi tra il lavoro da remoto e la cura dei figli, oltre che sulla problematica della violenza domestica che nel periodo di lockdown forzato ha reso anche difficile chiedere aiuto e denunciare gli atti di violenza. In tema di diseguaglianze interviene anche Massimo Baldini che, partendo da una ricostruzione storica degli ultimi anni dei livelli di PIL, evidenzia come le misure atte a ridurre i contagi abbiano comportato un aumento del tasso di disoccupazione e un aumento del numero di poveri, riscontrando come le misure di mitigazione messe in campo a livello locale (come ad esempio i “buoni spesa” del Comune di Modena) siano stati fondamentali in particolare nel supporto alle famiglie di stranieri escluse dal reddito di cittadinanza.

Rimanendo sul versante economico, Stefano Cosma e Daniela Pennetta nel loro contributo al volume affrontano la situazione creditizia delle famiglie: partendo dalla stima di una contrazione del Prodotto Mondiale di circa il 4% e del PIL italiano del 9%, si scopre che la pandemia ha sensibilmente ridotto il numero di operazioni di intermediazione (pari a circa il 12,4%) e il valore medio dei finanziamenti (circa 25%). I picchi di 70-80% in meno nel periodo di lockdown primaverile del 2020 sono stati fortemente assorbiti nelle successive restrizioni, sia per l’allentamento delle misure, sia per maggiore fiducia delle famiglie a fronte di un primo momento di totale smarrimento.

Gian Maria Galeazzi, focalizzandosi sugli aspetti di minimizzazione, negazionismo e complottismo particolarmente esacerbati dalla situazione in essere, sottolinea, dal canto suo, il forte contributo legato all’iniziale incompletezza di conoscenze scientifiche nella gestione della malattia e delle misure di contenimento e protezione.

Su temi legati direttamente alla salute intervengono Marco Vinceti e Tommaso Filippini con un’analisi tanto quantitativa (sul numero di tamponi e di positività) quanto qualitativa (evidenziando la presenza delle due ondate primaverili e autunnali del 2020) condotta sul territorio modenese.

Il loro studio evidenzia in particolare che nonostante numeri di picco apparentemente molto distanti tra loro nelle fasi di tracciamento e ricerca di positivi, i numeri di ospedalizzati sono paragonabili nelle due ondate, tuttavia con una significativa riduzione della mortalità nella seconda fase, a dimostrazione dell’ottima capacità di gestione e apprendimento dalle esperienze della prima fase.

Ernesto Caffo esamina l’impatto della pandemia sulla salute mentale dei minori: sebbene il Covid-19 abbia un impatto quasi nullo sulla salute fisica dei minori, la chiusura di scuole e di attività di svago ha eliminato i momenti di socialità che facevano parte della vita quotidiana, minando il benessere psico-fisico dei ragazzi e delle ragazze. Claudio Baraldi e Sara Amadasi evidenziano, nel loro contributo, gli effetti della didattica a distanza sui più piccoli i quali faticano a gestire la propria immagine priva di corpo, sottolineando gli inevitabili effetti del distanziamento fisico che si ripercuotono nella riduzione delle opportunità di espressione personale e di scelta personale dei modi di agire.

Con riferimento alla tematica del digital divide – che ritorna anche in questi ultimi scritti – gli autori suggeriscono come la questione non sia soltanto legata alle competenze e al gap generazionale o territoriale: disponibilità di strumenti informatici e di connessione, competenze tecniche informatiche “generiche” e specialistiche, in modo particolare su temi di sicurezza informatica, sono fondamentali per superare questo periodo ed evitare di finire nelle maglie dei cyber criminali che, nell’ultimo anno, hanno visto crescere significativamente i loro introiti.

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