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Reato agro-alimentare e MOG231

Proposto dagli allora Ministri della giustizia, Alfonso Bonafede e delle politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova, è attualmente all’esame della Camera il disegno di legge n. 2427.

A venire qui in emergenza, più precisamente, è disegno di legge che vorrebbe estendere la disciplina ex d.lgs. 231/2001 anche agli illeciti agroalimentari.

Con il nuovo art. 6 bis d.lgs. 231/2001, infatti, si vorrebbe dare vita ad un nuovo prototipo di modello organizzativo e gestionale specifico per le imprese operanti nel settore agroalimentare.

Cristallini, in quest’ottica, gli obiettivi degli ideatori della riforma, che hanno inteso rivolgere la propria attenzione a tutte quelle situazioni che si caratterizzano, ancora oggi, per lo specifico deficit organizzativo delle imprese di settore.

Così opinando – s’è correttamente osservato –, s’è voluto influire sulla cultura della legalità dello specifico ambito imprenditoriale di riferimento, conducendo imprenditori e imprese di settore a concepire in modo innovativo la compliance normativa anche in subiecta materia.  

Nel merito.

Se l’ambito d’applicazione soggettiva del nuovo art. 6 bis d.lgs. 231/2001 fa espressamente riferimento agli enti che svolgono taluna delle attività passate in rassegna dall’art. 3 Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, chiari sembrerebbero essere gli adempimenti richiesti in vista dell’efficace adozione d’un modello organizzativo e gestionale agroalimentare.

In quest’ottica, infatti, la società sembrerebbe dover assicurare l’applicazione d’un sistema aziendale in grado di garantire:

a) il rispetto di tutti i requisiti inerenti la fornitura d’informazioni sugli alimenti;

b) le attività di verifica circa i contenuti delle comunicazioni pubblicitarie;

c) le attività di vigilanza con riferimento alla rintracciabilità;

d) le attività di controllo circa i prodotti alimentari;

e) le procedure di ritiro/di richiamo aventi ad oggetto prodotti alimentari non sicuri;

f) le attività di valutazione e di gestione del rischio;

g) le periodiche verifiche sull’effettività e sull’adeguatezza del modello organizzativo e gestionale.

Sotto altro profilo, preme osservare come il comma 2 del nuovo art. 6 bis d.lgs. 231/2001 preveda una serie di requisiti minimi tassativi che, in base a natura e dimensioni dell’organizzazione, l’adottando modello organizzativo e gestionale agroalimentare dovrà necessariamente prevedere.

Il riferimento, più specificamente, è qui ad idonei sistemi di registrazione, articolazioni di funzioni che assicurino competenze e poteri necessari, nonché ad un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello organizzativo e gestionale.

La centralità propria della disciplina della responsabilità amministrativa degli enti per fatti dipendenti da reato-agroalimentare nell’ambito del progetto di riforma che qui c’occupa, peraltro, sembrerebbe essere confermata altresì dalla proposta d’inserire nel corpo della legge speciale 283/1962 una nuova disciplina ad hoc, avente a oggetto la delega di funzioni per le imprese agroalimentari.

In quest’ottica, se l’ambito d’operatività soggettiva delle imprese coinvolte dalla riforma dovrebbe essere circoscritto, ancora una volta, mediante il richiamo all’art. 3 Regolamento (CE) n. 178/2002, i requisiti formali concretamente richiesti per l’operatività dell’anzidetta delega di funzioni dovrebbero essere gli stessi già previsti per l’operatività della delega di funzioni in materia antinfortunistica ex art. 16 d.lgs 81/2008.

Anche in subiecta materia, in ogni caso, dovrebbero restare fermi e il dovere di vigilanza circa il corretto espletamento delle funzioni da parte del delegato e  il fatto che l’obbligo di vigilanza sul corretto espletamento delle funzioni delegate s’intenda assolto in caso d’adozione ed efficace attuazione del modello di organizzazione e gestione ex nuovo art. 6 bis d.lgs. 231/2001.  

 

L'articolo è stato scritto con la collaborazione del Dott. Guglielmo Guerrieri.

 

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