I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
Compliance café
Rilevazione della temperatura: obbligo o facoltà?

Così come confermato anche dall’ultimo D.P.C.M. 26 aprile 2020, la regolamentazione delle modalità di accesso in azienda è fra le principali misure da adottare vuoi per la gestione della salute e della sicurezza dei lavoratori con riferimento alla cd. “Fase 2”, vuoi per una stretta collaborazione fra le Regioni e le Autorità centrali nel monitoraggio di nuovi ed eventuali flussi di contagio. 

La rilevazione della temperatura corporea dei lavoratori e di ogni altro soggetto “terzo” – con ogni probabilità mediante l’ormai noto termoscanner ([1]) – rimane dunque il cuore pulsante delle procedure di accesso in azienda e delle connesse questioni giuridiche e procedurali. 

In effetti, il carattere particolarmente diversificato del quadro normativo di riferimento ([2]) ha generato un’evidente incoerenza, con riferimento alla natura dell’attività di controllo della temperatura agli ingressi delle aziende, che pare essere facoltativa in determinati contesti e obbligatoria in altri. 

La questione ha ovviamente un peso rilevante per le imprese che, in questo groviglio ipertrofico di norme, appaiono a buon diritto confuse sulla natura – prescrizione o mero suggerimento? – della procedura, sulle conseguenze che potrebbero derivargli in caso di omissione e sulle necessarie implementazioni organizzative qualora questa forma di monitoraggio fosse effettivamente attuata.

Non ultimo, in quest’ottica, l’aspetto relativo al trattamento dei dati personali. 

Quadro normativo: diversificazione e incoerenze

La pluralità di Protocolli richiamati espressamente dal D.P.C.M. 26 aprile 2020 deriva, probabilmente, dal tentativo di coniugare la ripresa delle attività economiche con le condizioni di sicurezza e salubrità, da garantire e calibrare anche a fronte della specificità dei luoghi e delle modalità di lavoro. 

In particolare, mantiene un’efficacia operativa e definitoria di carattere generale il c.d Protocollo condiviso approvato il 24 aprile 2020 ([3]), applicabile alle attività già operative e propedeutico alla riapertura delle imprese che, a breve, dovrebbero uscire dal lockdown.

Infatti, tale Protocollo mantiene un ruolo chiave nella regolamentazione delle modalità di accesso in azienda, stante l’integrale rinvio operato dai paralleli Protocolli, primo fra tutti il Protocollo cantieri ([4]).

Dunque, le linee guida procedurali che i datori di lavoro dovrebbero tenere a mente mantengono carattere unitario individuandosi in quelle descritte dal Punto 2 del Protocollo condiviso. 

Ciononostante, se sulla base di quanto disposto dal Protocollo condiviso l’attività di controllo della temperatura corporea costituisce in generale una mera facoltà, alla luce del Protocollo cantieri lo stesso controllo si identifica, per i datori di lavoro di quel comparto, come un obbligo. 

A parere di chi scrive non sono in alcun modo chiare – e nemmeno identificabili nel testo normativo – le ragioni di un tale diverso approccio ([5]).

Implicazioni per le imprese

Di certo, la diversa connotazione dell’attività di monitoraggio della temperatura corporea ad opera dei Protocolli in questione pone i datori di lavoro del settore delle costruzioni in una posizione nettamente diversa rispetto alle corrispettive figure di altri settori imprenditoriali. 

Nei contesti in cui debba ritenersi applicabile il Protocollo condiviso, il datore di lavoro che volesse avvalersi della facoltà di effettuare il controllo della temperatura corporea di lavoratori e terzi dovrebbe far fronte a due ordini di problematiche: una prettamente normativa, l’altra di natura operativa e procedurale.

Infatti, in piena coerenza con il principio di accountability, il datore di lavoro-titolare del trattamento dovrebbe individuare la base giuridica legittimante il trattamento stesso e, successivamente, delinearne la procedura di realizzazione. 

In tale contesto, l’attività di trattamento dei dati dei lavoratori – dunque dei soggetti sottoposti all’attività di sorveglianza sanitaria ai sensi del D.lgs 81/2008 – troverebbe piena legittimazione nelle finalità di medicina preventiva e medicina del lavoro e vedrebbe come soggetto attivo coinvolto – per conto del datore di lavoro – il medico del lavoro competente. 

Al contrario, la rilevazione della temperatura corporea di soggetti terzi ([6]) assumerebbe connotazioni del tutto problematiche.

Il medico del lavoro, difatti, non avrebbe alcuna legittimazione a procedere al trattamento dei dati di soggetti non sottoposti alla sua sorveglianza sanitaria, sicché il personale addetto alla rilevazione della temperatura dovrebbe, in questo caso, limitarsi ad impedire l’accesso a coloro che superassero la soglia limite dei 37,5°. 

Il contesto di riferimento per le realtà imprenditoriali nel settore delle costruzioni appare del tutto differente.

La previsione ad opera dello specifico Protocollo cantieri di un obbligo – e non di una mera facoltà –costituisce, ex se, la base giuridica del trattamento dei dati ed elimina sul nascere le possibili questioni relative alla legittimazione del trattamento, anche nei confronti dei terzi.  

Ciò posto, sia le imprese che vi siano obbligate, sia quelle che decidano di procedere facoltativamente alla rilevazione della temperatura, si troveranno di fronte a rilevanti implicazioni di carattere organizzativo e operativo. 

Semplificando oltre misura: non ci si potrà limitare a munire di termoscanner il personale incaricato della rilevazione.

Prima di procedere in tal senso, difatti, le imprese dovranno progettare e stabilire le modalità operative ed organizzative, a valle di un’attenta valutazione dei possibili rischi per i dati relativi alla salute oggetto di trattamento. 

A tal fine, prima ancora di delineare l’iter procedurale del trattamento, sarà necessario individuare un’adeguata figura preposta ai controlli che, oltre ad essere specificamente autorizzata al trattamento dei dati ai sensi dell’art. 29 GDPR, dovrà presentare competenze in ambito di primo soccorso, adeguate capacità di intervento pratico e dovrà essere istruita in modo idoneo circa le misure di prevenzione da adottare.

Successivamente, questione tutt’altro che banale, le imprese dovranno preoccuparsi di definire le misure da adottare qualora, malauguratamente, davvero si trovassero alla porta qualcuno con i sintomi dell’ormai, a buona ragione, odiato Codiv-19.

>> Ha collaborato alla realizzazione dell'articolo la dott.ssa Giorgia Benatti

 

([1]) Strumento per la rilevazione della temperatura corporea, peraltro, non ancora formalmente confermato e imposto dalla normativa.  

([2]) Il D.P.C.M. 26 aprile 2020 nel delineare le condizioni di prosecuzione o di riapertura delle attività rimanda espressamente ad una serie di Protocolli allegati al Decreto stesso. In particolare: il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro del 24 aprile 2020(Allegato 6); il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nei cantieri, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e le parti sociali (Allegato 7); il Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nel settore del trasporto e della logistica sottoscritto il 20 marzo 2020 (Allegato 8).

([3]) Il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro” è stato sottoscritto - in attuazione della misura di cui allart. 1, co. 1, n. 9) del D.P.C.M. 11 marzo 2020 - fra il Governo e le Parti sociali in data 14 marzo 2020 e successivamente aggiornato e integrato in data 24 aprile 2020, cit. 

([4]) Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del covid-19 nei cantieri, sottoscritto il 24 aprile 2020 fra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e le parti sociali (Allegato 7 al D.P.C.M. 26 aprile 2020), cit.  

([5]) L’approccio più stringente adottato dal Protocollo cantieri non pare trovare giustificazione nemmeno nel Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione elaborato dall’INAIL con riferimento alla Fase 2. In particolare, con riferimento alle attività nel settore delle costruzioni sono state individuate una classe di rischio bassa e un indice di aggregazione altrettanto basso (All. 1).

([6]) Ci si riferisce, in particolare, ai lavoratori di imprese terze, dunque fornitori, manutentori, addetti alle pulizie o alla vigilanza. Si veda, in particolare il Punto 3 del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro del 24 aprile 2020, cit.

Loading...
Commenti
    Tags:
    privacytermoscanner cosa sonocoronavrius italia
    Loading...
    in evidenza
    Via il reggiseno in spiaggia... Le foto dell'ex di Ramazzotti

    Marica Pellegrinelli sensualissima

    Via il reggiseno in spiaggia...
    Le foto dell'ex di Ramazzotti

    i più visti
    in vetrina
    Previsioni meteo: weekend di Ferragosto con caldo, afa e qualche temporale

    Previsioni meteo: weekend di Ferragosto con caldo, afa e qualche temporale


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    Enyaq iV, il primo SUV elettrico di Skoda

    Enyaq iV, il primo SUV elettrico di Skoda


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2020 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.