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Ripartenza: l'onda lunga del trattamento. Unire l'obbligo all'utile

Ai nastri di partenza della tanto attesa riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative, Regioni e Province autonome hanno finalmente adottato le c.d. “Linee guida” volte a delineare, per ogni settore, le misure necessarie a prevenire o ridurre il rischio di contagio.

Ogni scheda tecnica ripercorre ed integra, all’interno del proprio ambito  di riferimento, le più efficaci (almeno si spera) misure di prevenzione nel contrasto a Sars-CoV-2. Norme comportamentali, distanziamento sociale e contact tracing danno vita, in questo modo, ad un complesso corpo di prescrizioni destinate a regolamentare, con una certa specificità e per un tempo oggi non determinabile, ogni singola realtà imprenditoriale.  

In questo contesto, l’assetto delineato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome pone su un piano di assoluta centralità misure a ben vedere fondate sul trattamento di dati personali: chiaro esempio di tale centralità sono i trattamenti finalizzati alla rilevazione della temperatura corporea agli ingressi e – questa è l’ultima novità – la conservazione dei dati relativi alle prenotazioni e alle presenze degli utenti, per un periodo di 14 giorni.

L’accesso su prenotazione, in realtà, non si pone come regola imprescindibile; le Linee di indirizzo, al contrario, ne prescrivono l’obbligatorietà per il solo settore dei servizi alla persona limitandosi, per gli altri, a suggerirne l’adozione al fine di assicurare, unicamente sotto forma di best practice, adeguati livelli di protezione per il personale e per gli utenti.

Dando vita ad un potenziale cortocircuito interpretativo, tuttavia, l’art. 2 del D.L. n. 33/2020 prevede espressamente l’irrogazione di pesantissime sanzioni amministrative (pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni) in caso di violazione delle sue disposizioni ovvero dei decreti e delle ordinanze emanati in sua attuazione, tra i quali, da ultimo, appunto le neo-coniate Linee guida.

Alla domanda “obbligo o facoltà?”, in sintesi, non è affatto semplice offrire risposta.

In questo scenario di indubbia incertezza, in definitiva, dovrebbe ritenersi preferibile una soluzione cautelativa che affianchi il rispetto delle misure propriamente igienico-sanitarie ad una più che cauta gestione dei dati personali di lavoratori, utenti, clienti e fornitori, ivi compresa la regolamentazione degli accessi e delle prenotazioni.

Non c’è dubio che questi oneri accessori uniscano alla già incredibile difficoltà del momento ulteriore burocrazia e responsabilità, ma un’ottica aperta al progresso, all’evoluzione e  allo sviluppo del business forse riuscirebbe anche a intravedervi la prospettiva di interessanti opportunità.

La disponibilità di recapiti telefonici, indirizzi e-mail e contatti social dei clienti potrebbe consentire alle imprese di sviluppare, o consolidare, interessanti forme di comunicazione.

Partendo dall’implementazione delle misure anti SARS-Cov-2, in sostanza, potrebbero essere avviate fruttuose attività di marketing ed e -commerce, previo rilascio, ovviamente, di un consenso sufficientemente ampio ed informato.

Una corretta gestione dei dati non consentirebbe, quindi, solo di scongiurare l’addebito di sanzioni, ma permetterebbe alle imprese di affacciarsi a nuove opportunità fondate sullinnovazione dei propri servizi: trasformare il cliente occasionale in clientela affezionata, da curare attraverso adeguate modalità comunicative ed informative.

C’è chi già prima dell’emergenza sanitaria ha avuto la fortuna, o forse la lungimiranza, di intercettare le enormi potenzialità della digitalizzazione. Cristina Fogazzi – imprenditrice bresciana, meglio conosciuta come “l’Estetista Cinica” – ha fatturato ad aprile 2020 circa 13 milioni di euro, registrando il record d’incassi nel mese di marzo, in piena emergenza SARS-CoV-2.

Cosa l’ha salvata dalla crisi imperante? Un buon servizio di e-commerce e di consulenze online, nonché  una brillante attività di marketing fondata sulla conoscenza di gusti, esigenze e abitudini delle proprie clienti: in sostanza, un’attività pensata e progettata sulla base della disponibilità di una grande quantità di dati.

Ed ecco che, analizzando le statistiche, si comprende come Cristina Fogazzi non sia una mosca bianca dell’economia italiana: in vetta alla classifica “Leader della crescita 2020” stilata dal Sole 24 Ore alla fine dello scorso anno, difatti, si trovano numerose piccole e medie imprese che hanno fatto della digitalizzazione dei servizi e della tecnologia i loro punti di forza.

Senza dubbio, tali realtà hanno ben percepito l’evoluzione dei consumi e la tendenza, sempre in crescita da quindici anni a questa parte, di acquistare online. Secondo le ultime statistiche, difatti, in Italia la diffusione del commercio elettronico tra la popolazione ha raggiunto quota 70% ed il valore del fatturato e-commerce nel 2019 ha sfondato i 48,5 miliardi di euro, con una crescita del 17% rispetto al 2018.

Discutendo di trattamento dei dati personali, allora, probabilmente dietro gli obblighi si celano le opportunità.

Questi non sono certo tempi fortunati, ma forse aveva ragione Seneca quando sosteneva che la fortuna non esiste e che esiste, invece, solo il momento in cui il talento incontra l’opportunità.

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