I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
Compliance café
Tax Compliance: la modernità passa (anche) di qui

Entrato in vigore in data 27 ottobre 2019, il c.d. decreto fiscale – d.l. 26 ottobre 2019, n. 124 conv. con modifica in l. 19 dicembre 2019, n. 157 – ha prepotentemente rivisitato area e logiche della materia penal-tributaria, modificando soglie di punibilità e cornici edittali di pena e, soprattutto, estendendo la responsabilità para-penale delle società ex d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231. 

A questo primo – e penetrante – provvedimento in materia, su proposta del Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola e del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha fatto seguito un secondo – altrettanto penetrante – provvedimento: in data 30 luglio 2020, infatti, è entrato in vigore il d.lgs. 14 luglio 2020, n. 75 d’attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 – cosiddetta direttiva PIF – in materia di «lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione Europea mediante il diritto penale». 

Approvata in data 5 luglio 2017, è, questa, una direttiva che ha quale mission quella di proteggere le finanze dell’Unione Europea, che reca «norme minime» in materia frodi e altre attività illegali «che ledono gli interessi finanziari» dell’Unione Europea e che, proprio in quest’ottica, recepisce una nozione amplissima d’«interessi finanziari» destinata a ricomprendere in sé, non solo il patrimonio proprio dell’Unione Europea, ma anche entrate, spese e beni propri d’istituzioni, organi e organismi aventi carattere derivato. 

Se quanto precede è corretto, non devono allora stupire né l’attenzione che il legislatore euro-unitario ha inteso dedicare a frodi e malversazioni – analiticamente passate in rassegna, in quanto tali, già dall’articolo 3 direttiva (UE) 2017/1371 – né la conseguente scelta di campo di sanzionare, in sede para-penale, altresì le società a vantaggio delle quali le persone fisiche operanti in nome e per conto delle stesse abbiano commesso delitti lesivi degli anzidetti interessi finanziari. 

Su questa stessa falsariga, d’altro canto, s’è mosso anche il legislatore italiano, che, nel varare il citato d.lgs. 14 luglio 2020, ha inteso interpolare il corpo del d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, prevedendo appunto una significativa estensione del novero degli illeciti che possono generare la responsabilità para-penale delle società.

Tra questi spiccano, per quel che qui importa, i delitti tributari e, con essi, le nuove e più elevate sanzioni pecuniarie oggi previste, in danno delle società, a fronte della commissione degli stessi da parte delle persone fisiche – fino a 300 quote per il delitto di dichiarazione infedele (art. 4 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74); fino a 400 quote per il delitto d’omessa dichiarazione (art. 5 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74); fino a 400 quote per il delitto d’indebita compensazione (art. 10 quaterd.lgs. 10 marzo 2000, n. 74) –: A) nell’ambito di sistemi fraudolenti di tipo transfrontaliero; B) al fine di evadere IVA; C) per importi complessivamente non inferiori a € 10.000.000.

Alla luce di quanto precede, le imprese sono ancora una volta quindi chiamate a interrogarsi sulla robustezza dei propri sistemi di controllo interno, nonché ad aggiornare i propri modelli organizzativi e gestionali – MOG 231 – con specifico riguardo a quello che è – e resta – un ambito sicuramente delicato e particolarmente pervasivo della realtà aziendale: quello tributario appunto.

In quest’ottica, un’impresa che voglia davvero essere compliant sotto il profilo normativo dovrà oggi: A) analizzare la propria storia fiscale e, con essa, i propri modelli di compliance; B) mappare i propri processi e le proprie attività a rischio commissione di nuovi delitti tributari; C) analizzare, valutare e sviluppare il proprio sistema di controllo interno.

Anche da questo punto di vista, i MOG 231 rappresentano un valido strumento posto a presidio e contenimento di quelli che sono i rischi aziendali in grado di contribuire al miglioramento complessivo del sistema di controllo interno.

Progettare o aggiornare un MOG 231, infatti, significa, non solo garantire l’effettiva attuazione dei sistemi e dei modelli di controllo in essere, ma anche rafforzare i meccanismi d’integrazione tra modelli di compliance esistenti e le infrastruttura aziendali; significa svolgere continue attività di monitoraggio.

Significa, in ultima analisi – e in buona sostanza –, tracciare la road map essenziale in vista dello sviluppo d’un innovativo progetto di tax compliance al quale un’impresa davvero moderna non può – e non deve – rinunciare.

 

Commenti
    Tags:
    taxtax and legalinnovazionetax compliancefisco
    in evidenza
    Carolina Stramare va in gol L'ex Miss Italia sfida Diletta

    Calcio e tv... bollente

    Carolina Stramare va in gol
    L'ex Miss Italia sfida Diletta

    i più visti
    in vetrina
    Pasta Garofalo, il pastificio presenta il suo primo Report di Sostenibilità

    Pasta Garofalo, il pastificio presenta il suo primo Report di Sostenibilità


    casa, immobiliare
    motori
    Renault: restyling per Megane berlina ora disponibile anche Plug-in Hybrid

    Renault: restyling per Megane berlina ora disponibile anche Plug-in Hybrid


    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.