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Compliance café
Un caffè con... Emanuele Orsini

Questa settimana abbiamo il piacere di avere ospite su Compliance café per la rubrica "un caffè con..." Emanuele Orsini, imprenditore emiliano, classe 1973. Vice Presidente di Confidustria con delega al Credito, alla Finanza e al Fisco da maggio 2020.

Le cicatrici che rimarranno nelle aziende non riguarderanno soltanto i dati finanziari e di bilancio. Cambierà il paradigma psicologico con cui le organizzazioni agiranno?

«La crisi collegata all’emergenza sanitaria ha reso ancor più evidente la necessità di costruire delle policies strutturali e in grado di offrire risposte durature ai nuovi paradigmi imposti da eventi così dirompenti. Questo si riflette nell’approccio e nello spirito d’impresa. Purtroppo, continuiamo a osservare un clima antindustriale che condiziona il dibattito e le politiche. Serve fiducia, anzitutto da parte delle istituzioni, nella capacità delle imprese e nel ruolo cruciale che esse svolgono per la “sostenibilità” della società italiana. Ma anche le imprese devono potersi fidare della qualità e della stabilità delle azioni che le istituzioni sono in grado di mettere in campo per aumentare il potenziale di crescita dell’economia. Sono allora determinanti visione, coraggio, competenze, affidabilità, capacità di confrontarsi, decidere e attuare. È proprio in quest’ottica che il Presidente di Confindustria ha lanciato la proposta di un Grande Patto per l’Italia con una grande visione a lungo termine».

Cambierà l'approccio che le aziende avranno verso l’esterno e verso il mercato finanziario e creditizio?

«Se guardiamo ai mercati in termini di approvvigionamento, ma anche di produzione e di “sbocco”, la tendenza in atto, che questa crisi sta accentuando, è a un riorientamento della globalizzazione in chiave “regionale”, nel senso di una maggiore centralità dei grandi agglomerati omogenei e interdipendenti sul piano non solo economico, ma anche istituzionale. In questo senso, l’Europa sempre di più rappresenta, in termini economici e industriali, una prospettiva ineludibile per il nostro Paese. Se guardiamo al rapporto con i mercati finanziario e creditizio, la necessità di fronteggiare l’emergenza di liquidità generata dalla crisi ha indebolito la struttura finanziaria delle imprese. Le misure messe in campo hanno fatto leva su un maggiore indebitamento, peraltro con orizzonti temporali troppo brevi, che appesantisce le nostre imprese rendendone ancor più difficile la ripartenza, perché destina una buona parte dei flussi finanziari generati alla restituzione del debito contratto a seguito del Covid, comprimendo la possibilità di realizzare nuovi investimenti. Per questo ora è urgente guardare oltre l’emergenza con una visione di lungo periodo e introdurre misure strutturali per assicurare il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese, allungando la tempistica della restituzione del debito e, perché no, anche favorendone un maggiore accesso ai mercati dei capitali; ciò al fine di sostenerne i piani di sviluppo a lungo termine».  

Le aziende avranno bisogno di strumenti organizzativi nuovi?

«Una riflessione sull’adeguatezza degli assetti organizzativi, in atto da tempo oltre che richiesta ormai dalla legge, è accelerata dagli eventi e dai nuovi scenari competitivi che questa crisi sta aprendo. È sempre più evidente che, per migliorare le performance aziendali e sostenerle nel tempo, ma anche per aumentare la capacità di attrarre capitali, accrescendo la reputazione e riducendo la dipendenza dal finanziamento bancario, occorre puntare su alcune variabili “chiave”: un management professionale dotato di competenze ed esperienza e in questo senso sarà importante dare continuità al voucher per i temporary manager per l’inserimento in azienda di figure dedicate all’ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali, e alla digitalizzazione; il presidio e la capacità di prevenire tensioni o conflitti di interesse, anche attraverso l’implementazione di procedure in grado di assicurare un ordinato ed efficiente svolgimento delle attività e di presidiare i rischi aziendali; la capacità di instaurare un dialogo costruttivo e continuo con tutti i soci, in particolare con gli investitori». 

Se dovesse esserci una "prossima volta" come fare per essere più resilienti?

«Le dinamiche e i fattori che si sono rivelati decisivi durante questa crisi sono quelli sui quali il nostro sistema è già da tempo impegnato in un percorso che va proseguito con ancora maggiore convinzione: l’efficienza degli assetti organizzativi interni; l’adeguatezza e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, finanziarie e produttive; la digitalizzazione dei processi aziendali, per la quale è però strategico stabilizzare e potenziare il Piano Transizione 4.0, anche attraverso il riconoscimento dello sconto in fattura e della cedibilità dell’incentivo al sistema bancario sul modello di quanto fatto per il 110% di ecobonus sismabonus; una gestione moderna del lavoro; l’ulteriore sviluppo della cultura della prevenzione e della copertura dei rischi di business continuity, determinante proprio per aumentare la resilienza rispetto a shock esterni».

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