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Compliance café
Un caffè con… Giampiero Gianaroli

Il protagonista della nostra consueta chiacchierata per la rubrica "un caffè con..." questa mattina è Giampiero Gianaroli direttore commerciale di Mirage Granito Ceramico Spa, un’azienda che da 46 anni disegna i nuovi contorni dell'abitare, dialogando con oltre 160 Paesi nel mondo. L'occasione ci permette di fare un focus su un settore, quello della produzione della ceramica per l'architettura, messo alla prova dalla terza crisi economica in poco più di dieci anni e di immaginare, vista la competenza e l'esperienza del nostro interlocutore, scenari futuri dove la compliance intesa come opportunità e non solamente come un costo è chiamata a giocare un ruolo fondamentale per accompagnare le aziende nel futuro e vincere la sfida della ripresa.

La crisi del 2008 causata dal crollo del mutui subprime, poi quella dei debiti sovrani del 2011 e adesso l'emergenza - anche economica - dovuta al Covid-19. Qual è lo stato di salute del comparto ceramico?

«La crisi attinente al periodo 2008/2013 ha creato un terremoto alla situazione di comfort zone in cui tutta l’industria, compreso quella ceramica, era da qualche tempo adagiata. È stato uno tsunami inaspettato a fronte del quale nessuno era preparato. Si consideri che molte realtà, sia produttive che commerciali, sono andate in concordato e/o fallite, creando danni economici e e perdite considerevoli alle aziende produttrici e fornitrici. È stata la prima, vera e tangibile situazione del nuovo millennio, per cui si è dovuto cambiare mentalità ed affrontare il mercato con crismi diversi. Chi si è sottratto a questo adeguamento, o non ha avuto la reattività e predisposizione mentale a perseguire nuove strade ha avuto conseguenze sicuramente non edificanti. In situazioni di questo tipo, è apodittico che chi soffre maggiormente sono le piccole aziende non strutturate, rispetto ai grandi gruppi con fatturati che vanno dai 400/500 milioni fino al miliardo di euro, inclini alla formazione costante e continua , con una predisposizione acclarata all’adeguamento ed al cambiamento. Quando quest’anno si è manifestato il Covid-19 , dopo un primo periodo in cui non era percepita la gravità di questo virus, anche per la discrasia di pensiero dei virologi, una volta delineata questa pandemia in tutta la sua virulenza, si è stati costretti alla chiusura sia produttiva che commerciale. Questo ha determinato, in Italia, un parziale arresto della filiera economica con conseguenti ritardi nei pagamenti alle aziende produttrici che hanno cercato, mediando, di mantenere il flusso di cassa. Il lato positivo è stato determinato dal fatto che non tutti i mercati sia europei che extra UE hanno avuto una chiusura drastica come avvenuto in Italia e le forniture sono continuate in modo costante ed alcuni mercati hanno fatto registrare incrementi importanti. Anche in questo caso occorre sottolineare la differenza reattività che hanno avuto i grandi gruppi con fondamentali importanti rispetto a realtà con fatturati intorno ai 100 milioni di euro, meno organizzate e prevalentemente a gestione familiare, con strutture deboli che hanno investito poco sulla sia sulla formazione che sul capitale umano».

Durante l'ultimo periodo abbiamo visto un ricorso importante al digitale per dare continuità a diversi business, nell'ambito commerciale avete fatto ricorso al digitale? Come è cambiato il vostro lavoro?

 «È palese che in una situazione assolutamente irreale, da tutti sconosciuta e dovendo operare in remoto, perchè non si può bloccare l’economia e l’ operatività delle aziende la tecnologia è assunta a bene primario indispensabile per le attività quotidiane. Software come Zoom, Go to meeting, Duo sono divenuti di utilizzo quotidiano e costante perché la comunicazione ed il rapportarci con la clientela sono elementi indispensabili per mantenere vivo il rapporto. In questo periodo nel nostro settore c’è stato un pullulare di webinar rivolti sia agli architetti con i quali intratteniamo un rapporto continuo e costante in quanto sono loro i veri propagatori ed utilizzatori del prodotto oltre ai consulenti delle varie sale mostra dislocate in tutto il mondo, altri terminali importantissimi per la diffusione e la conoscenza del brand. Questa situazione forzata di lavoro in remoto ha fatto scoprire e rafforzare nuove metodiche di operatività’ a cui solo poche aziende avevano già’ approcciato ed in particolare il sistema bancario. L’industria ceramica non era particolarmente avvezza ed incline ad utilizzare metodiche lavorative in regime di smart working anche perché’ il rapporto con la clientela, la visione del prodotto e la tattilità’ dello stesso sono elementi indispensabili nella scelta finale. Ma l’esigenza forzata ha fatto ingegnare le sinapsi e, debbo ammettere , che questa chiusura ci ha fatto capire che alcune operatività’ potranno,  anche in futuro, essere costantemente svolte in remoto, oltre al rafforzamento della comunicazione con professionisti tramite webinar che possono contemporaneamente abbracciare stakeholder da tutto il mondo».

Le aziende ceramiche si sono evolute molto nel corso degli ultimi 50 anni, passando da aziende poco più che familiari a complesse industrie capaci di vincere le sfide che il mercato via via richiede. Secondo lei quale sarà il futuro del settore?

«La nascita della ceramica nel nostro comprensorio risale al diciottesimo secolo ed i nostri avi furono bravi e lungimiranti ad utilizzare queste terre di un territorio arido (calanchi) fortemente privo di vegetazione lavorando e compattando queste argille, smaltandole per ottenere un prodotto atto ad essere utilizzato sia nella pavimentazione che nei rivestimenti degli edifici e delle abitazioni. Da allora molta strada e’ stata fatta, le evoluzioni sono al servizio di un mercato sempre più esigente ed avido di innovazione sia grafica che tecnologica. La ceramica è ormai un prodotto sempre più vicino alla moda, ovviamente con ritmi molto più dilatati. Anche perché la proposta architettonica varia a seconda degli stili che gli architetti creano e propongono nelle loro realizzazioni. Si pensi che da formati piccoli tipo 10x20 o 20x20 dominanti fino agli anni 60/70 la proposta attuale si basa su lastre delle dimensioni massime di 160x320. La tecnologia ha raggiunto livelli altissimi ed i laboratori sono in grado di ripetere in modo pedissequo lastre identiche a quelle estratte dalle più svariate cave di pietra, marmo, granito. La ceramica ultimamente è entrata di diritto nella realizzazione degli hotel 5 e 7 stelle che fino all’introduzione delle grandi lastre non era presa in considerazione e questo è determinato anche dalla velocità’ di realizzazione rispetto alle lunghe, complesse e rischiose lavorazioni che avvengono in cava. La ceramica italiana si differenzia a livello internazionale per la sua estetica curata nei minimi particolari ed il gusto di chi la realizza insito nel dna degli italiani. Dall’innumerevole numero di aziende che sono nate nel comprensorio già’ da qualche anno vanno costituendosi grandi gruppi industriali per lo più’ cresciuti tramite acquisizioni che competono nel mercato globale e questo permette di contenere i costi, migliorare l’efficienza produttiva con economie di scala tangibili. Problematiche potrebbero evidenziarsi nelle realtà’ piccole con fatturati esigui che non riusciranno a calarsi nella competizione. Quindi sicuramente ancora accorpamenti, acquisizioni fino alla delineazione di 4/ 5 grandi gruppi».

Teme una nuova ondata pandemica, magari in autunno? Come vi state preparando  ad affrontare i mesi che restano per chiudere questo 2020?

«Ovviamente tutti auspichiamo che non ci sia un ritorno accentuato della pandemia, che veramente ci metterebbe in ginocchio a livello di sistema Italia. Già ad ora si prevede un calo del PIL del 11,2%, numeri assolutamente importanti con un rimbalzo nel 2021 del 6,1%, si tornerà ai livelli del 2019 solamente nel 2022/2023. Siamo in Europa la nazione con il segno negativo maggiore subito dopo la Grecia e penso, con questa affermazione, di avere detto tutto… Speriamo invece in un serio e tangibile aiuto da parte degli organi competenti fatto in modo concreto, senza annunci forvianti e disattesi. Nella sventurata ipotesi dovesse riprendere l’attività’ del virus speriamo che avvenga solo in zone limitate, controllabili e gestibili. Per quanto ci riguarda speriamo di non dover richiudere la produzione anche perché gli stabilimenti sono particolarmente all’avanguardia da un punto di vista tecnologico, molto automatizzati, con un numero di operatori limitato e questo permette distanze fisiche importanti. Per quanto riguarda la struttura commerciale, amministrativa e marketing, beh siamo diventati tutti professionisti e confidenziali con la tecnologia ed il lavoro in remoto. Affermo altresì che se dovesse continuare questo trend post lockdown sino a fine anno potremmo recuperare in velocemente il tempo perduto. Ma per il mercato interno occorrerà fare i conti in autunno con l’impatto che questa pandemia provocherà sul mondo del lavoro».

Risk management, business continuity unit, marketing strategico sono tre aspetti fondamentale per un'azienda del XXI secolo. Cosa ne pensa?

«Oggi un’azienda seria, articolata e di spessore non può permettersi di improvvisare, è quindi fondamentale l’implementazione di nuove funzioni che permettano l’analisi dello scenario e del contesto in cui opera cercando di calcolare tutte le opportunità ed i rischi. Solo in questo modo è possibile definire una corretta strategia che comprenda non solo le attività strettamente commerciali ma anche quelle di marketing strategico necessariamente a supporto. Particolarmente in questa fase la corretta analisi rischi/obbiettivi è l’unica prerogativa che permetterà ad una azienda di continuare ad erogare servizi e prodotti a livello di eccellenza».

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