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Coronavirus, il Premier Conte propone la proroga della chiusura
(fonte Lapresse)

Le disposizioni mirate al contenimento dell’emergenza sanitaria, provocata dalla diffusione del virus COVID-19, potrebbero essere applicate anche oltre il termine del 3 aprile 2020. Le misure di sicurezza, imposte dai decreti promulgati l’8 e il 9 marzo e che dispongono la chiusura di numerose attività commerciali e limitano al più possibile gli spostamenti (se non per comprovati motivi di lavoro o altra necessità) potrebbero caratterizzare la vita degli italiani ancora per molto.

È questa, in sintesi, la proposta che Giuseppe Conte potrebbe avanzare formalmente nei prossimi giorni. Come si legge sull’edizione online de La Stampa, il premier ha ribadito ciò che, in sostanza, hanno già sottolineato gli esperti: è quantomeno improbabile che dopo il 3 aprile tutto possa tornare subito alla normalità; lo scenario più plausibile, al momento, resta quello di una chiusura prolungata di tutte le attività e gli esercizi che non solo legati in alcun modo al soddisfacimento di bisogni primari o che permettano ai propri dipendenti di continuare a lavorare a distanza in modalità smart working.Parimenti, sembra inevitabile il prolungamento della chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Ciò nonostante, il Governo sembra mostrare un flebile ottimismo; molto, però, dipenderà dagli sviluppi dei prossimi giorni: la speranza è che la curva epidemiologica del coronavirus, dopo aver toccato l’apice alla fine della settimana in corso (secondo il parere di diversi esperti) inizi la propria traiettoria discendente.Per cercare di limitare il più possibile i tempi di “congelamento” di numerose attività, il Governo starebbe anche valutando la possibilità di irrigidire ulteriormente i controlli e di adottare misure sanzionatorie più severe per chi viola le disposizioni in atto. Ad ogni modo, sulla scorta di quanto fatto dalle autorità cinesi, la riapertura delle attività chiuse dai decreti governativi avverrà in maniera graduale, al fine di evitare una nuova diffusione del contagio che porterebbe, inevitabilmente, in auge le misure già in atto in questo periodo.

L’epidemia ha avuto un impatto notevole non solo sulla quotidianità dei cittadini ma anche sulle strutture economiche del Paese. Per questo Conte, nella giornata dedicata al confronto con gli altri capi politici dell’Unione Europea. Il Presidente del Consiglio dei Ministriha proposto la creazione di un fondo di garanzia e l’emissione di “coronavirus-bond”, cogliendo l’occasione per creare un efficace meccanismo di gestione degli stati di crisi che potrebbero presentarsi in futuro e, al contempo, stringere un “nuovo patto”, dal momento che le misure emergenziali stanno stravolgendo gli accordi internazionali. Seppur in ritardo, molti paesi dell’Unione Europea hanno deciso di affrontare la diffusione del coronavirus adottando misure analoghe a quelle, estremamente stringenti, introdotte dall’Italia; secondo quanto riportato dal sito di SkyTG 24, ben dodici nazioni appartenenti allo spazio Schengen starebbero valutando l’opportunità di introdurre anche controlli alle frontiere: si tratta, nello specifico, di Spagna, Portogallo, Austria, Ungheria, Cechia, Danimarca, Polonia, Lituania, Germania, Estonia, Norvegia, e Svizzera.

Anche le autorità locali italiane sembrano essere orientate ad implementare misure di controllo più rigide e sanzioni più severe; in tal senso, la del governo sembra essersi ammorbidita per lasciare maggior margine di manovra a sindaci e governatori.Luca Zaia, Governatore della Regione Veneto, vorrebbe applicare il modello sudcoreano che prevede tamponi a tappeto per tutta la popolazione, in contrasto con le disposizioni adottate sin qui. Il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dopo aver sottoposto a quarantena quattro comuni della Provincia di Salerno, invoca l’intervento delle forze armate per evitare gli assembramenti in pubblico e circoscrivere le trasgressioni ai divieti vigenti. Anche Fontana, il Governatore della Regione Lombardia, ha ribadito che “purtroppo i numeri del contagio non diminuiscono e tra poco non saremo più in grado di dare una risposta a chi si ammala. Vi stiamo chiedendo un sacrificio tanto per, ma per salvare vite umane”.

Una stretta ulteriore potrebbe coinvolgere anche le attività sportive all’aperto; il Ministro Spadafora ha confermato che il suo dicastero sta valutando il divieto di qualsiasi tipo di attività sportiva all’aperto. “Credo che nelle prossime ore bisognerà prendere in considerazione la possibilità di porre il divieto completo di attività all'aperto.Abbiamo lasciato questa opportunità” – ha spiegato il Ministro in un’intervista rilasciata al TG1 - “perché ce lo consigliava anche la comunità scientifica. Ma se l'appello di restare a casa non sarà ascoltato saremo costretti anche a porre un divieto assoluto”.

 

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