I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
Destinazione Sud
Matera 2019, una "lunga marcia" nella Storia

Non il lampo di una notte ma una "lunga marcia" nella Storia. Il “testimone oculare” Raffaello De Ruggieri, sindaco di Matera, racconta il suo pezzo di strada, mezzo secolo di vita e di impegno civico: un attimo nei 9mila anni di una terra già abitata quando l’uomo aveva appena scoperto la ruota. Bilancio personale e insieme comunitario di chi ha alle spalle una vita spesa per i Sassi e ne immagina, costruendola pezzo dopo pezzo, un’altra davanti. Incurante dei suoi ottant’anni, portati con lo stesso spirito del ventottenne che, il 1° maggio 1963 alle ore 16,20, scoprì la cripta del Peccato Originale: «43 metri quadri di affreschi, dipinti 500 anni prima di Giotto». E fece di più il 30 agosto 1969, quando appena un mese dopo che l’umanità aveva mosso il primo passo sulla Luna, lui fece il suo andando a vivere nei Sassi: il primo materano a ritornare “nelle grotte”.

Raffaello De Ruggieri racconta tutto questo e molto altro a Massafra, terra natale di Espedito Jacovelli, dove sabato scorso i club Lions e Leo Massafra-Mottola "Le Cripte" lo hanno chiamato a ricostruire questa “lunga marcia” di Matera e della Lucania per uscire dal buio della Storia e tornare ad essere quella che, la più suggestiva tra le tante leggende legate al suo nome, indicava come “terra della luce”.

deruggieri massafra (2)Il sindaco Raffaello De Ruggieri (primo a sinistra) a Massafra, ospite del Lions Club (foto Luigi Serio)

E lui, avvocato, pioniere della cultura e sindaco, mostra al pubblico l’album dei ricordi quasi scusandosi di una cronaca vissuta e raccontata in prima persona. Sempre in prima fila a testimoniare l’amore viscerale per la sua terra, Matera, che oggi dopo sessant’anni di tragitto ha conosciuto il suo riscatto: sociale, economico e morale. Tuttavia, De Ruggieri non si culla nella celebrazione, pure emozionante ed emozionata, semmai si industria nel preparare la tappa successiva. La «vittoria è arrivata perché i commissari europei hanno visto in Matera un potenziale inespresso di crescita, una lievitazione comunitaria che aspirava a diventare qualcosa di più forte e nuovo».  Perciò ora essa «va governata, capitalizzata e realizzata» stando dentro all’orizzonte solare di Matera patrimonio mondiale dell’Unesco e Capitale europea della Cultura 2019 ma anche cercando altri spazi di manovra e nuovi compagni di viaggio per riprendere a tessere la trama dell’epopea di un popolo.

Come un cantastorie De Ruggieri torna indietro nel tempo, mettendo per un attimo da parte la “notte magica” della vittoria europea di Salvatore Adduce (il sindaco suo predecessore), Paolo Verri (la “mente” di Matera 2019) e dei 5mila materani scesi in piazza a festeggiare. Una parentesi in cui è possibile sfogliare i vecchi ritagli di una comunità che ha riscoperto e ritrovato se stessa nella “civiltà della pietra” e nel suo valore profondamente identitario. «Orgoglio ma anche testimonianza di un Mezzogiorno vincente». De Ruggieri non nasconde il primo ma è il secondo il suo obiettivo, che è anche una pesante responsabilità: «Se ce l’ha fatta Matera, allora ce la può fare l’Italia». Perché se è stato possibile «trasformare la vergogna d’Italia, il marchio a fuoco che mise d’accordo Togliatti e De Gasperi, in Capitale europea della cultura, un riconoscimento ottenuto contro ogni utopia», allora questo Sud ha ancora forza e idee per rinascere. Tracce possenti di un “pensiero meridiano” che avvolge e coinvolge l’arco che va da Matera a Taranto, un tempo Magna Grecia. Così facendo, come quei contadini con le mani callose raccontati da Carlo Levi, De Ruggieri feconda, raccoglie e semina ancora.

Partendo da un punto irrinunciabile. «Tutto ciò – spiega - non sarebbe stato possibile se non fosse stato nutrito da un vitalismo meridionale che non s’è mai appagato di tristezze e frustrazioni, mai appagato di riproporre le energie di questo territorio. Mi sento un privilegiato – scandisce con voce ferma - perché ho visto realizzare i miei sogni, non sogni qualunque od occasionali, ma sogni di preveggenza, che nascevano dall’appartenenza a un territorio di cui si conoscevano valori, energia, vitalismi».

Il racconto, così, si arricchisce. Di fatti e di domande: «Perché lo facemmo? Erano tempi difficili, eravamo i figli della miseria o i figli della Storia? Chi siamo? Siamo stati nani sulle spalle di giganti, Adriano Olivetti, Manlio Rossi Doria, Leonardo Sinisgalli, Pierpaolo Pasolini, Carlo Levi e tanti altri che fecero di Matera un laboratorio di pensiero. Non un miracolo, dunque, ma un processo lento, quasi ineluttabile. E oggi abbiamo un’altra missione, ma non siamo né intimoriti né atterriti». Un lucido disegno, che va avanti: «Porto sferzate di fiducia – ripete De Ruggieri - e di ottimismo. Continuiamo a vivere questa grande eccitazione, sapendo però che non è un fatto momentaneo ma una lunga distillazione che lentamente ha pervaso le coscienze degli uomini e donne di Matera, una consapevolezza molecolare che è un prodigio e che solo come tale si può capire».

Un prodigio, dunque, reso possibile dalla cultura che «rende inevitabile ciò che è altamente improbabile». Come trasformare «la vita in grotta in civiltà rupestre», copyright di monsignor Cosimo Damiano Fonseca, monumento vivente intriso di storia medievale e fondatore dell’Università di Basilicata. E come realizzare i sogni dei ragazzi de “La Scaletta”, il circolo dove tutto è partito nel ‘67 grazie alla fame di cultura e di scoperte che ha reso possibilelo scandalo materano”: «Matera, spazio geografico che si è fatto storia, luogo senza tempo della più grande interpretazione urbana della natura. Una città antica che racconta la storia e in cui si è costruito un cammino di costruzione sociale che è rinascita».

Un percorso, racconta De Ruggieri, che «partì senza consapevolezza, che nel tempo è stata però mitridatizzata, come un veleno che ha instillato valori di vitalismo storico in un territorio che va dalla selce al silicio, dai buchi neri delle grotte ai buchi neri del centro di Geodesia che scruta l’Universo». Con un’avvertenza: «Il capitale della storia di cui eravamo testimoni e depositari doveva tradursi nel ruolo della città: questa è stata la scommessa che abbiamo portato avanti affidandoci ad un senso di attivismo civico e partecipazione militante». E lentamente Matera si è «riappropriata della sua identità, memoria e nuova produzione di storia». Senza arrendersi, che significa «iniziare un percorso di sviluppo e crescita, la scommessa di una città meridionale, non limbo delle occasioni, ma punto centrale di un percorso di crescita economica e sociale. Bisognava capire che dovevamo innovare e non imitare, questo è l’altro elemento vincente». Ma per fare cosa? De Ruggieri chiarisce così: «Non possiamo più essere decalcomania, ma protagonisti perché abbiamo le condizioni per farlo. Fuori, però, dai livelli della protesta e della rivendicazione, al contrario tenendo in piedi la nostra progettualità. Allora maturammo la consapevolezza che la storia fosse la nostra identità, i Sassi non la vergogna né cattiva coscienza ma storia millenaria che faceva di Matera una cellula rappresentativa della Storia umana, Matera città unica e universale, capace di rappresentare valori universali che danno forza di distinzione ai nostri luoghi».

matera2019 2
 

Una “lunga marcia”, appunto, fatta di operazioni legislative e culturali. Consci che «la cultura non è conoscenza sapienziale ma un modo di essere e comportarsi, modo di pensare per fare: cultura operaia». E siccome bisognava osare, è stato necessario anche «sporcarsi le mani e buttarsi in politica per fare dei Sassi il nostro valore»: «Sino a quando, era il 1982, il presidente del Consiglio Giovanni Spadolini venne a Matera per porre la prima pietra del recupero dei Sassi». Un’avvincente cavalcata, capace di esprimere nel 1986 «la legge speciale per Matera» e di porre i Sassi all’attenzione del mondo nel 1993, «quando la vergogna d’Italia diventò sito patrimonio dell’Unesco». Il sudiciume e il deserto di macerie dei Sassi, “lo difetto del luogo” per dirla con Dante, si trasformarono così in bene comune: “il capitale” da tramandare ai posteri. E oggi De Ruggieri può ribadirlo a voce alta: «L’attenzione sociale e la cultura – rileva - sono precondizioni dello sviluppo, e a maggior ragione lo si può affermare quando ciò nasce da una città subalterna e marginale che è diventata modello ed esempio per l’Italia. Senza militanza civica, disegno comunitario non si riesce a superare lo scoglio delle difficoltà quotidiane e lo scoglio dell’avere una prospettiva».

Una prospettiva costruita e innervata con pazienza. Nel 1998, finiti i soldi della legge speciale, De Ruggieri apre la fondazione Zètema, lo strumento per dimostrare che «non è sempre vero che nel Sud abbiamo più soldi che idee» e per creare «il distretto culturale dell’habitat rupestre»: lo “scrigno” di Filiano, vicino Potenza, e dei suoi «dipinti murali preistorici datati 9mila anni avanti Cristo». E ancora: l’altro “miracolo”, nel 2015, dell’apertura a Matera della scuola decentrata dell’Istituto Superiore per Conservazione e Restauro; oppure la creazione della “Casa di Ortega”, matrimonio tra arti e mestieri, dove l’arte del pittore spagnolo si ciba della manualità artigiana che permea la cartapesta; o l’inaugurazione del Musma, un museo in grotta, nel quale “la creatività plastica del nostro tempo torna nel ventre materno”.

«Le città vivono se hanno un ruolo e noi lentamente lo stiamo costruendo». Dopo il “costruttore di sogni”, è l’uomo che ha trasformato la “questione culturale” in “questione politica” grazie al valore dell’appartenenza alla Polis («perciò oggi sono sindaco…») a riprendersi la scena: «Dove trovare le risorse? Non certo – dice - entrando nelle anticamere della politica ma andando sui mercati mondiali, grazie alla qualità dirompente dei progetti e alla loro capacità di generare imprenditoria e occupazione». Nel frattempo, nella Legge di stabilità 2016 sono comparsi i primi 28 milioni di euro e «un odg del Consiglio comunale di Matera è diventato legge della Repubblica italiana consentendo una deroga al patto di stabilità, al blocco delle assunzioni e il rifinanziamento della legge speciale sui Sassi». Insomma, «Matera è oggi un atout che riempie le istituzioni, perché dopo Expo 2015 sarà la nostra città a rappresentare l’Italia in Europa e nel mondo». Il messaggio è chiaro: abbiamo fatto miracoli, ma c’è ancora tanto da fare. Anche innestando sulla storia «l’innovazione del nostro tempo». De Ruggieri illustra l’idea con uno slogan: «Benvenuti ai margini dell’Europa». E aggiunge: «Nel dossier di Matera, il digitale rompe il silenzio delle distanze: una città senza strade ferrovie che, grazie al digitale, è connessa col mondo».

matera2019
 

In cantiere ci sono già diversi progetti: le officine della cultura; parchi a tema su preistoria, civiltà rupestre, civiltà contadina; centri di conoscenza ed esperienza dell’universo; l’officina del suono e ancora teatro, danza, produzioni cinematografiche e arti applicate.  «Sono i capitoli su cui stiamo lavorando. La cultura non è un acquisto o un consumo, ma una città culturale produce, diffonde e scambia cultura». E si lavora anche per affiancare alla Fondazione Matera 2019 (dove ci sono Regione Basilicata, Enti locali, Università di Basilicata e Unioncamere) un sistema di “alleanze”: «Stiamo cercando di stimolare, testimoniare per fare anche da raccordo. Non mi interessa la baldoria ludica del 2019, ma voglio creare uno strumento per un progetto di sviluppo del territorio, da realizzare con la forza e potere contrattuale che la città ha acquisito. Non basta il vestito europeo, serve compattezza economica, altrimenti la città scivolerà indietro».

E’ la mano tesa ai territori dell’Arco Ionico. Il protocollo d’intesa con Taranto – rimarca De Ruggieri -  «è un piano d’azione per mettere a profitto, Matera, Taranto, la Magna Grecia. Basterebbe una bretella autostradale tra Matera e Gioia del Colle per avvicinare Massafra e la Valle d’Itria trasformando quest’area in un unico contesto turistico». I numeri, del resto, già confortano questa linea: «A Matera, l’anno scorso, il turismo è cresciuto del 38%. Nel 2019 avremo 1,5 milioni di presenze: quale ruolo vuole acquisire il Tarantino?». Matera, cioè, non vuole e non può farcela da sola. Forte e chiaro. «Vogliamo esserci e ci stiamo anche bene», parola di Martino Tamburrano, sindaco di Massafra e presidente della Provincia di Taranto. E Luigi Pinto, sindaco di Mottola, infila sul piatto il “Patto delle Gravine”. “Affinità elettive” da mettere a sistema: «L’ambizione nostra – è la chiosa finale di De Ruggieri - è costruire insieme il modello di un Mezzogiorno vincente, il sogno di un sindaco sognatore che ha visto realizzare i suoi sogni». La sfida del 2019 è già domani. E sarà il momento di "risvegliarsi" e di vedere chi c’è a raccogliere i frutti.

Tags:
matera 2019raffaello de ruggieribasilicatatarantomassafra
in evidenza
Casaleggio-Sabatini, che coppia Mano nella mano in dolce attesa

Paparazzati in un hotel di lusso

Casaleggio-Sabatini, che coppia
Mano nella mano in dolce attesa

i più visti
in vetrina
Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo

Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo


casa, immobiliare
motori
Prende il via da Cagliari il raoadshow ELECTRIQA firmato Mercedes

Prende il via da Cagliari il raoadshow ELECTRIQA firmato Mercedes


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.