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Il cruscotto

ANCORA SULLA MODIFICA DEL 2086 CC.

Angelo2
 

L’articolo pubblicato su questo blog il 5 ottobre u. s. “VIOLAZIONE ALL’ART. 375 DEL CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA E DELL’INSOLVENZA - https://www.affaritaliani.it/blog/il-cruscotto/violazione-art-375-del-ccii-698126.html - ha creato un certo sconcerto nel mondo degli amministratori in considerazione del fatto che tale norma è già in vigore dal 16 marzo 2019 ed è scarsamente nota a molti operatori interessati. 

Le molteplici telefonate e chat da me ricevute dai lettori di questo blog hanno confermato questa mia convinzione.

Al fine di non commettere errori di valutazione ho ritenuto opportuno sentire anche “altre campane” onde paragonarle alle mie e constatare se “i due suoni hanno uguale altezza e viaggino all’unisono”.

Ho l’onore e il piacere di aver “rubricato” l’autorevole pensiero del Dr. Sandro SPELLA da Pescara, “Dottore Commercialista e Revisore legale – relatore in materia di collegi sindacali e di revisore di enti pubblici e privati nonché di organi di revisione degli enti locali e di modelli di organizzazione, gestione e controllo di cui al D. Lgs nr. 231/01 – docente IPSOA” (già ospite di questo blog) al quale ho posto una serie di domande.

D: Ritiene che la modifica all’art. 2086 c. c. disposta dall’art. 375 del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (assetti organizzativi dell’impresa), nonostante sia in vigore dal 16 marzo 2019, sia sufficientemente diffusa tra i destinatari della norma?

R: “Non sembra che tutti gli amministratori delle società abbiano piena consapevolezza della portata dell’art. 2086 del codice civile in merito al dovere in capo agli stessi di “istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale””.

D: Le modalità di divulgazione di tale modifica sono state idonee a dare la dovuta importanza rispetto a tutte le altre novità del codice CCII?

nonèstatisticavignetta 2 nov
 

R: “Certo detta così, una norma non fa che confondersi con le altre e chi giornalmente è chiamato a gestire un’azienda ne ha a iosa di leggi da dover rispettare! Ergo, una in più o una in meno è solo statistica.

Eppur, così non è!

Il 2086 del codice civile non è una norma come le altre è qualcosa di diverso.

Per dirla con le parole dei magistrati romani, in una ordinanza del Tribunale di Roma dello scorso 8 aprile 2020, essa “non costituisce l’oggetto di un obbligo a contenuto specifico, ma al contrario, di un obbligo non predeterminato nel suo contenuto, che acquisisce concretezza solo avuto riguardo alla specificità dell’impresa esercitata e del momento in cui quella scelta organizzativa viene posta in essere”. In altre parole, secondo il Tribunale di Roma, la previsione legislativa di istituire un adeguato assetto organizzativo non costituisce l’oggetto di un obbligo a contenuto specifico ma un obbligo non predeterminato nel suo contenuto. La legge dice cosa devi fare ma non come fare. Il giudizio del giudice non si fonda su una specifica violazione della norma, bensì sull’inosservanza del criterio generale di diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Il magistrato, pertanto, valuterà se “la scelta effettuata (dagli amministratori n.d.r.) sia razionale (o ragionevole), non sia ab origine connotata da imprudenza tenuto conto del contesto e sia stata accompagnata dalle verifiche imposte dalla diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. (Tribunale di Roma cit.)””.

D: Chi accusa gli amministratori deve motivare l’accusa medesima?

R: “È vero, chi accusa gli amministratori deve dimostrare:

(i) l’inadempimento, non aver adempiuto con diligenza agli obblighi imposti dalla legge o dallo statuto sociale;

(ii) il danno derivato dall’inadempimento;

ma è altrettanto vero che nel suo sindacato il giudice valuterà gli amministratori se essi

  1. abbiano assunto scelte gestionali in presenza di informazioni essenziali e/o necessarie, le quali fossero ragionevolmente ottenibili in ambito aziendale o dall’organizzazione aziendale;
  2. abbiano agito:

a) in buona fede

b) nell’onesto convincimento che le azioni intraprese siano state poste in essere nel miglior interesse della società. 

Il giudice, quindi, non entra nelle scelte gestionali degli amministratori ma cerca di comprendere anche dai verbali del consiglio di amministrazione, da come la società è organizzata, dalle componenti del controllo interno che sono l’ambiente di controllo, la valutazione dei rischi, l’attività di controllo e il sistema informativo come abbiano agito gli amministratori e se si siano comportati con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico.”

D: L’amministratore è in grado di poter assolvere ai doveri della norma in trattazione da solo?

R: “Da tutto ciò ora è più chiara la ragione per la quale l’art. 2086 del codice civile non è una norma “come le altre” e come sia quasi improbabile per un amministratore, autonomamente, conformarsi al suo contenuto. Spesso, solo con l’ausilio di uno o più esperti e/o professionisti in materia aziendale e/o giuridica è possibile creare quell’indefettibile sincronismo tra adeguatezza dell’assetto organizzativo e disamina della continuità aziendale anche ai fini della rilevazione tempestiva della crisi. Pena l’andare incontro ad una inevitabile responsabilità amministrativa, sottrarsi alla quale equivale ad un vano, utopico, velleitario desiderio.”

Ringrazio Il Dr. Sandro SPELLA per la chiarezza e semplicità di linguaggio (che lo contraddistinguono) ed esorto tutti i Colleghi, i Sindaci e Revisori, i Tributaristi e Fiscalisti, le Associazioni di categoria, i Sindacati ecc. a voler diffondere “la portata della variazione al 2086 cc).

Il mancato rispetto ai propri doveri da parte degli amministratori ha conseguenze “nefaste” per gli stessi organi amministrativi che vengono coinvolti col proprio patrimonio personale.

Già da “ieri” gli amministratori avrebbero dovuto rivedere e/o provvedere a:

  • organigramma/funzionigramma
  • individuazione dei principali rischi aziendali e procedure di sorveglianza
  • valutazione della solvibilità dei clienti
  • gestione magazzino/costo di produzione
  • bilanci infrannuali (molto presto le banche chiederanno il bilancio intermedio – elaborato nel rispetto del principio contabile nr. 30 - per rinnovare e/o concedere nuove linee di credito onde verificare il merito creditizio)
  • osservatorio sul mercato di riferimento
  • ecc.

C O N C L U S I O N I

Ciò che maggiormente mi spaventa sta nel fatto che, mancando dei parametri specifici cui far riferimento, tutti gli amministratori sono esposti al giudizio dei Tribunali avendo come baluardo di difesa solo l’esperienza e la preparazione del Giudice che giudica l’operato dell’Organo amministrativo.

Il pericolo risiede nel fatto che la norma dice “cosa bisogna fare ma non come fare” ed ogni qualvolta una sentenza è subordinata “al convincimento e buon senso” di chi giudica (ove sia carente una preparazione specifica da parte del Magistrato), a mio avviso, è affetta da parzialità, nonostante il Giudice sia terzo.

Potete inviare i Vostri quesiti a:

angelo@andriuloweb.it

 

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