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AMR. Nasce il fondo internazionale contro la resistenza agli antibiotici

La crescente resistenza agli antibiotici è un fenomeno globale di dimensioni preoccupanti.

L’OMS e lo European Centre for Disease Prevention and Control hanno definito l’AMR (Antimicrobial Resistance) una delle sfide prioritarie per i sistemi sanitari, in quanto arriverà a causare fino a 10 milioni di decessi nel 2050, diventando la prima causa di morte al mondo.

In Italia purtroppo figura al primo posto tra i paesi OCSE per mortalità, con 10.780 decessi l’anno a causa di infezioni da batteri resistenti.

Un importante contributo a questa battaglia arriva adesso dall’AMR Action Fund, un fondo internazionale da un miliardo di dollari appena lanciato da oltre 20 aziende farmaceutiche di tutto il mondo. Tra gli obiettivi del fondo vi è anche il supporto per lo sviluppo dai 2 ai 4 nuovi antibiotici entro il 2030.

Nuovi antibiotici

La scoperta di nuovi antibiotici assume una rilevanza fondamentale anche riguardo a possibili correlazioni che sono state ipotizzate tra pandemia da COVID-19 e resistenze antimicrobiche, favorite dalle infezioni batteriche secondarie che necessitano di un trattamento antibiotico tempestivo e appropriato.

A questo proposito i dati dell’ISS evidenziano come tra le complicanze del COVID-19, la sovra-infezione sia presente nel 12.4% dei pazienti deceduti e che la terapia antibiotica sia stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero nell’84% dei casi.

Gli studi a Wuhan

Uno studio condotto in due ospedali di Wuhan* ha evidenziato come il 95% dei pazienti ospedalizzati per complicanze da COVID19 fosse sottoposto a trattamento antibiotico e che il 50% dei pazienti deceduti presentasse un’infezione secondaria.

Dati peraltro confermati da un secondo studio** condotto su un campione di pazienti anziani affetti da COVID19, categoria tra le più fragili.

L’EMA ha già adottato misure per semplificare l’approvazione di nuovi antibiotici per trattare le infezioni resistenti e affrontare le aree di elevato bisogno sanitario accettando studi cosiddetti di non inferiorità.

L’adozione di un approccio simile anche in Italia potrebbe aiutare il contrasto all’AMR, in quanto i nuovi antibiotici, la cui efficacia sarebbe dimostrata su ceppi resistenti, rappresenterebbero un’alternativa a disposizione dello specialista in caso di infezioni batteriche multi-resistenti, aiutando così la lotta contro l’AMR.

*Zhou F et al. Lancet. 2020 Mar 28; 395(10229): 1038 
**Wang L et al. Coronavirus disease 2019 in elderly patients: Characteristics and prognostic factors based on 4-week follow-up [published online ahead of print, 2020 Mar 30].
J Infect. 2 020;S0163-4453(20)30146-8. 

Intervista al Prof. Massimo Andreoni

andreprof. Massimo Andreoni

Per capire meglio il problema della resistenza agli antibiotici, abbiamo intervistato il Prof. Massimo Andreoni, Direttore UOC Malattie Infettive Policlinico Tor Vergata di Roma e Direttore Scientifico della SIMIT (Società italiana di malattie infettive e tropicali).

Professore, cosa si intende per antibiotico resistenza, o anti microbico resistenza, come viene più correttamente definita nel linguaggio scientifico?

"Si intende quel fenomeno per il quale i microrganismi sviluppano la capacità di continuare a crescere anche in presenza di antibiotici, i quali vengono utilizzati con l’obiettivo di contrastare un’infezione. Questa capacità è un mezzo attraverso il quale il microrganismo cerca di sopravvivere alla terapia a base di antibiotici, sviluppando appunto una resistenza maggiore.

Le cause di questo fenomeno sono variegate, possiamo citare a titolo di esempio l’utilizzo di dosi sub-ottimali di farmaco, che da un lato non contrastano efficacemente il microrganismo, un germe ad esempio, e dall’altro gli consentono di diventare più resistente all’antibiotico e quindi più difficile da gestire".

Ci può fare un esempio pratico?

"L’assunzione di dose sub-ottimale può verificarsi ad esempio quando un paziente non segue correttamente una terapia a base di antibiotici, finendo per assumere meno pillole di antibiotici di quelle prescritte dal medico. A questo punto si verifica una condizione di sub-ottimalità di concentrazioni farmacologiche nel sangue del paziente, per cui il germe sviluppa più facilmente i meccanismi di resistenza.

Un’altra possibile causa è anche l’assunzione troppo frequente di antibiotici. Anche in questo caso possiamo finire per indurre una maggiore resistenza da parte dei microrganismi che vogliamo contrastare."

L’antibiotico resistenza in Italia è molto diffusa, quali sono le cause?

"Prima di tutto in Italia abbiamo un consumo di antibiotici che è tra i maggiori in Europa e questo evidentemente comporta un più alto rischio di sviluppare resistenza.

Un’altra causa è legata al fatto che l’Italia tende a curare molto i pazienti più fragili, come ad esempio quelli oncologici, oppure pazienti ai quali sono state impiantate delle protesi, anche in età avanzata. Di questo dobbiamo ovviamente essere orgogliosi, anche perché non è scontato nella sanità pubblica di molti altri Paesi.

Tuttavia più il paziente è fragile e più ovviamente sono frequenti le complicanze, dalle quali possono insorgere infezioni che debbono poi essere trattate con antibiotici".

È stata ipotizzata anche una correlazione tra Covid-19 e AMR, cosa ne pensa?

"Sicuramente il Covid-19 ha portato in ospedale pazienti fragili e molti di questi sono dovuti andare in terapia intensiva. Questo ha generato due tipi di problemi.

Il primo è che, in generale, il permanere in terapia intensiva ha esposto questi pazienti al rischio di contagio da germi multiresistenti. Il secondo è che, essendo come detto dei pazienti spesso fragili, questi potevano essere loro stessi portatori di germi multiresistenti in quanto già trattati in precedenza con antibiotici".

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