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Ancip. Curarsi con l'ossigeno: quando ricorrere alla medicina iperbarica - OTI

LA MEDICINA IPERBARICA

Con Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) si intende una somministrazione incruenta di ossigeno puro all’interno di ambienti di massima sicurezza, come le camere iperbariche, che vengono portati ad una pressione superiore a quella atmosferica mediante la loro pressurizzazione con aria compressa. E' usualmente richiesta una collaborazione attiva del paziente (per l'esecuzione delle necessarie manovre di compensazione durante la compressione della camera fino alla quota di inizio trattamento). Durante il trattamento all’interno della camera, una volta raggiunta la quota prefissata per la specifica terapia, il paziente respirerà ossigeno puro (o una miscela gassosa iperossigenata) in un circuito chiuso, ricorrendo a un dispositivo personalizzato al caso (maschera orofacciale, casco, mount o ventilazione meccanica).

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Quando è indicato il trattamento in camera iperbarica?

Anzitutto in casi di emergenza. Ci riferiamo in particolar modo ai pazienti vittime di un’intossicazione da monossido di carbonio, oppure della patologia da decompressione del subacqueo. Altre patologie trattate spesso in emergenza sono le infezioni necrosanti progressive (come la fascite necrotizzante e la gangrena gassosa), la sindrome compartimentale e la ischemia traumatica acuta. A queste è però necessario aggiungere tutta una serie di patologie croniche che giovano dell’ossigeno terapia iperbarica. Ma ci sono molti altri campi di applicazione della medicina iperbarica: ad esempio le ulcere a lenta guarigione sia nel paziente diabetico (e qui si può aprire il capitolo del “piede diabetico”) sia nel paziente non diabetico. In questo l’ossigeno terapia iperbarica permette di ottenere un importante beneficio in quanto tende a demarcare la zona di lesione e a favorire il processo di cicatrizzazione grazie all’azione batteriostatica e battericida e la copertura delle eventuali sovrainfezioni. Un altro quadro molto importante è quello della osteonecrosi asettica che provoca un impoverimento del quantitativo scheletrico non dovuto a forme infettive, ma ipossico ischemiche (tipica, in questo gruppo di patologie è l’osteonecrosi del femore). Si tratta di problematiche che, se trattate per tempo, rispondono molto bene all’ossigeno terapia iperbarica. Un altro esempio di applicazione previsto in molte regioni italiane dal servizio santario nazionale è quello degli innesti cutanei e dei lembi muscolo cutanei compromessi. Spesso si ricorre alla camera iperbarica anche per problematiche minori, ma fastidiose, come l'ipoacusia improvvisa.

I CICLI DI TERAPIA

"I cicli di ossigeno terapia – spiega il Dr. Giovanniello di Habilita, Casa di Cura I Cedri di Fara Novarese (No) – sono cicli potenzialmente anche molto lunghi. Solitamente si va da un quantitativo che è compreso tra le 10 e le 20 sedute per l’ipoacusia improvvisa, fino a trattamenti ben più lunghi per le ulcere a lenta guarigione (almeno 30 trattamenti), o per le osteonecrosi asettiche o le forme radionecrotiche dove sono prevista anche 60 sedute solitamente divise in due cicli distinti. I benefici cominciano precocemente, ma si possono valutare effettivamente solo a distanza. Inoltre tengo a precisare che è fondamentale un approccio multidisciplinare: ciò significa che il paziente entra in un percorso che prevede l’ossigeno terapia iperbarica, ma che assolutamente non deve venire meno l’apporto della altre figure professionali che hanno in carico il paziente. Mi riferisco al chirurgo vascolare o al vulnologo per le ulcere, all’otorinolaringoiatra per l’ipoacusia, all’ortopedico per l’osteonecrosi asettica oppure l’infettivologo per l’osteomielite cronica refrattaria: è un approccio che prevede una partecipazione all’interno di un percorso multidisciplinare dove al centro c’è il paziente".

OSSIGENO IPERBARICO: QUANDO 

Il ricorso ad OTI è da riservare alle indicazioni riconosciute dalle Linee Guida e dalla Medicina Basata sulle Evidenze (l'EBM degli AA.) ed è da effettuarsi solo nel pieno rispetto delle norme di sicurezza vigenti per i contenitori a pressione, come di fatto è la camera iperbarica. Quando così erogata, cioè in sicurezza e per indicazioni riconosciute, e a patto di effettuare durante la visita di accesso/idoneità al trattamento una attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio di tale procedura, l’OTI si rivela essere solitamente ben tollerata e scevra di complicanze, anche nei pazienti critici. Il medico iperbarico valuterà la fattibilità o meno del trattamento con OTI sulla base del rapporto tra il "numero di sedute da effettuare" e il "rischio relativo" del singolo caso.

OSSIGENO IPERBARICO: PERCHE’

Alla pressione atmosferica, a livello del mare, quando respiriamo quella miscela gassosa che chiamiamo aria [e che è approssimativamente composta da: azoto (N2) per il 78,09%, da ossigeno (O2) per il 20,9%, da argon (Ar) per lo 0,04% e da anidride carbonica (CO2) per lo 0,93%], il 98,5% dell’ossigeno viene trasportato dai globuli rossi, dove l’ossigeno viaggia legato con l’emoglobina qui presente. È pertanto necessaria la presenza di vasi sanguigni integri, affinché i globuli rossi possano passare veicolando l’arrivo dell’ossigeno fino ai tessuti. Ciò che aumenta in camera iperbarica è invece la quota libera dell’Ossigeno, quello disciolto nel plasma, quello di immediato e pronto utilizzo: in camera iperbarica si combina infatti il duplice effetto di una maggiore percentuale di Ossigeno disponibile (non più il 21% ma il 100%) e una maggior pressione parziale dell’Ossigeno, grazie alle pressioni elevate che possono essere raggiunte proprio dalla camera iperbarica.

LINEE GUIDA S.I.M.S.I.
(SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA SUBACQUEA E IPERBARICA) 

A quote di trattamento di 2.8 atmosfere assolute (ATA), la quantità d’Ossigeno disponibile, nella forma disciolta nel plasma, può risultare tale da poter soddisfare interamente alle necessità a livello cellulare. Grazie all’aumento dell’O2, disciolto in forma fisica nel plasma, diviene possibile ripristinare l’ossigenazione in aree dove i vasi sanguigni fossero carenti o danneggiati, permettendo così alle aree ipossiche o ipo-perfuse sia la ripresa di funzioni tissutali ossigeno-dipendenti sia la possibilità di contrasto ai danni che la ipossia tissutale avesse provocato; non da ultimo il trattamento iperbarico comporterà la ridistribuzione del sangue verso i tessuti ipossici a seguito di vasocostrizione nei tessuti sani. Oltre agli importanti effetti prima citati, l’ossigeno iperbarico è anche in grado d’esplicare:

- un’azione antibatterica diretta e indiretta,
- un’azione di vasocostrizione con riduzione dell’edema post-traumatico e/o post-chirurgico, - una promozione dei processi riparativi, la cui accelerazione risulta mediata dal marcato incremento del metabolismo cellulare, dalla riattivazione di fibroblasti, osteoblasti, e della collagenosintesi, con un netto aumento della sintesi di matrice extracellulare,
- protezione delle membrane dalla lipoperossidazione radicalica, - protezione dai danni tissutali conseguenti a eventi di ischemia/riperfusione, mantenendo bassi i valori dei lattati ed entro valori di normalità i livelli di ATPasi, di Fosfocreatinkinasi,
- inibizione della produzione di β2-integrine, contenendo così il danno endoteliale legato all’aumentata adesività dei leucociti alla parete capillare,
- stimolo alla neoangiogenesi.

OTI - Controindicazioni ed effetti indesiderati (01.10.2018, www.simsi.it)

L’azione dell’OTI richiede un certo lasso tempo e un certo numero di sedute; i cicli saranno quindi più o meno lunghi, a seconda dei casi, con effetti che si protrarranno comunque nel tempo, anche dopo la fine della terapia. Per questa ragione vengono spesso differiti di un qualche tempo, dalla fine dei trattamenti, i controlli clinico-strumentali degli esiti (imaging, visite specialistiche di controllo). I tempi e il numero di sedute dei cicli di Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI) possono variare a seconda se la patologia da trattare è acuta o cronica, delle caratteristiche del tessuto coinvolto dalla patologia o dalla presenza o meno di altre comorbidità. 

VISITA DI ACCESSO ALL’OSSIGENO TERAPIA IPERBARICA (OTI).

Presso ogni Servizio d’Ossigeno Terapia Iperbarica italiano, l’eventuale accesso ai trattamenti è comunque subordinato a una prima visita, che viene effettuata da un Medico Iperbarico. In questa visita lo Specialista o il Diplomato al Master di branca, confermerà l’esistenza o meno di una indicazione a OTI e, specie se si tratta di un trattamento salvavita, valuterà il peso dell’esistenza o meno di eventuali controindicazioni a tale procedura e si preoccuperà di predisporre delle contromisure adeguate al caso, dove ciò si rendesse necessario e praticabile. E’ compito e responsabilità del Medico in turno nel Servizio OTI la attenta valutazione dell’idoneità o meno del paziente all’Ossigeno Terapia Iperbarica, e la sorveglianza sulla congruità/opportunità dell’OTI nel caso. Questo supplemento sostituisce precedenti edizioni e costituisce parte integrante delle Linee Guida nazionali all’OTI editate dalla SIMSI (Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica) e analizza: 
1. Le controindicazioni alla ossigeno terapia iperbarica, 
2. Gli effetti indesiderati dell’esposizione alla OTI (allegato 2) 
3. Alcuni accorgimenti per una corretta preparazione del paziente all’ambiente iperbarico (allegato 3)
Per proseguire nella lettura: link al documento completo.

Cliccare qui per approfondimenti

L'ANCIP

Ancip (Associazione Nazionale dei Centri Iperbarici Privati) è nata nel lontano 1993 e raggruppa i maggiori 20 centri iperbarici privati, sparsi su tutto il territorio nazionale. Le finalità dell'associazione sono: favorire l'aggiornamento culturale e scientifico degli associati, assicurando una costante collaborazione con le società scientifiche; creare un codice di autodisciplina per il rispetto rigoroso delle normative riguardanti la gestione dei pazienti secondo i migliori standard di sicurezza; promuovere iniziative culturali, sindacali e di opinione per il riconoscimento della validità dei Centri Iperbarici Privati presso organismi Ministeriali, Regionali e locali e presso enti assicurativi; favorire con la Sanità Pubblica una reale integrazione individuando il ruolo della medicina iperbarica nell'ambito del SSN.

Ancip, già nel 2001, ha adottato le "Linee Guida Ancip per la gestione delle camere iperbariche" e le ha rese note agli Enti Pubblici preposti; dette Linee Guida sono obbligatorie per tutti i Centri Iperbarici associati.

Cliccare qui per trovare il centro iperbarico Ancip più vicino.

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