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Imprese e Professioni
Bancabilità del temporary management: supporto dalle banche alle PMI in crisi

Cara Mariapaola, come si trovano oggi le PMI di fronte a quello che qualcuno ha già definito tsunami COVID-19?

“Un po’ come un navigatore che deve affrontare un mare in tempesta con una semplice scialuppa di salvataggio. L’attuale situazione di (semi)paralisi di molte attività a seguito dell’emergenza pandemica, e soprattutto quella che si prefigura a venire con sblocchi non ancora pianificati, porta in primissimo piano il tema delle crisi d’impresa. Con la differenza che nel caso dei grandi gruppi è l’intero sistema a mobilitarsi. Questa volta la percezione dell'onda imminente c’è: è però necessario muoversi con velocità ed efficacia”

Dottor Quarta, quali le possibili ripercussioni della crisi a venire sul sistema bancario?

“L’ultimo rapporto di Confindustria su  “LE PREVISIONI PER L’ITALIA. QUALI CONDIZIONI PER LA TENUTA ED IL RILANCIO DELL’ECONOMIA?”   ,  evidenzia con grande chiarezza e preoccupazione come diverse analisi quantitative sollevino il possibile e probabile  default di molte PMI, che a tutt'oggi non  hanno  rating  critici (le classi B, BB e BBB), con il conseguente relativo impatto sistemico su un sistema bancario che vedrebbe fortemente alterato in senso negativo il proprio portafoglio: la probabilità media di default all’interno del sistema produttivo italiano salirebbe infatti dall’attuale 4,9% al 6,8% e quasi tutti i settori produttivi, ad eccezione del settore farmaceutico, e di una parte del settore del commercio e del settore ICT, registrerebbero un deterioramento del merito creditizio.”

Quali figure manageriali potrebbero aiutare le PMI nella loro navigazione?

“Nelle situazioni di crisi d’impresa e di special situation in generale, due sono gli attori chiave per una loro gestione appropriata: il management, molto spesso temporary, e le banche, che si trovano a lavorare fianco a fianco.  Creare un rapporto virtuoso tra queste due entità diventa quindi essenziale, anche approfittando del fatto che lo stato di emergenza potrebbe semplificare l’adozione di processi facilitanti con tutte le implicazioni normative del caso.”

MARIAPAOLA NEGRI

Torniamo a Mariapaola Negri. Che cosa aggiungeresti su questo punto?

mariapaola negri gvgalimberti photoMariapaola Negri

“Da una recente tavola rotonda organizzata da Adnkronos e Labitalia, cui hanno preso parte sei tra le più note società di temporary management, (in ordine alfabetico CDI, Contract Manager, EIM, Studio Temporary Manager, Temporary Management & Capital Advisors e TIM), emerge con particolare forza l’invito rivolto alle banche ad un maggiore coinvolgimento nella prevenzione e anticipazione della crisi, così come auspicato da tutta la più recente normativa.

Uno dei modi attraverso cui rendere reale ed efficace l’auspicata collaborazione in fase preventiva, potrebbe essere l’ipotesi di bancabilità del temporary management. Con questo termine ci si riferisce alla possibilità da parte delle banche di finanziare questo tipo di interventi in aziende loro clienti (specie PMI), senza dover incorrere nei rischi legati ad un coinvolgimento diretto nella gestione”. 

Si potrebbe ipotizzare una “bancabilità” anche per le piccolissime imprese?

“Immagino che ti voglia riferire a quello che viene definito fractional management, ovvero il temporary management declinato in forma par time per le aziende molto piccole (sotto i 5 milioni di fatturato): concettualmente nulla vieta un’estensione del concetto in questo senso. Con molta cautela ed attenzione, però; come può confermare Maurizio Quarta, il campo di applicazione è molto ristretto e soprattutto bisogna evitare che le piccolissime aziende possano pensare di fare vero temporary management, ma spendendo poco”

MAURIZIO QUARTA: IL RUOLO DEL TEMPORARY MANAGEMENT

Come è cambiato negli ultimi anni il ruolo del temporary management, soprattutto in momenti di crisi come quello che attraversiamo oggi?

Poniamo questa domanda a Maurizio Quarta - Temporary Management & Capital Advisors

Quarta foto ridottaMaurizio Quarta

“La nostra esperienza di interventi di temporary management su aziende in crisi ci dice che, paradossalmente, è più facile lavorare sulle grandi aziende che sulle PMI. In queste ultime, la prima grande difficoltà riguarda il riconoscimento e l'esistenza stessa della crisi: l'unico attore che di solito non accende le lampadine rosse di emergenza è l'imprenditore (in solido con manager e consiglieri di fiducia). Infatti, in situazioni di declino e/o di pre-crisi, l'imprenditore e le sue persone di fiducia, nonostante abbiano a disposizione tutti gli strumenti per individuare per tempo il possibile imminente tracollo, rifiutano l'idea che ciò possa accadere alla loro azienda, associandolo ad un insuccesso personale. Ciò porta ad esempio a leggere come ciclici segnali che sono invece palesi indicatori del declino”.

Potrebbe anche trattarsi di un’innata tendenza nei piccoli imprenditori a tenere in casa propria dubbi e incertezze?

“Si dice che (troppo) spesso "gli imprenditori prediligano la fiducia alla competenza": ciò non è però opportuno specie nelle situazioni di crisi dove competenza specifica e professionalità sono fattori chiave per "uscire dal guado". E purtroppo quando le aziende arrivano in questa situazione, se ne accorgono quasi sempre troppo tardi, quando non hanno le risorse finanziarie o la credibilità per attrarre quei manager qualificati che potrebbero aiutarle. Il riconoscimento e l'accettazione della crisi è spesso difficile anche per i dipendenti, che, cresciuti in contesti di crescita e di successo possono avere grandi difficoltà a dover completamente rivedere schemi mentali e modalità operative: un esempio su tutti, la "cassa", che nelle situazioni di crisi diventa spesso un elemento guida (cash is king)”.

Quale potrebbe essere la soluzione?

“Tutto ciò rappresenta uno dei motivi principali per cui è opportuno che la gestione delle crisi venga affidata a figure professionali terze, di elevato livello e seniority (es. un temporary manager che assume il ruolo di Chief Restructuring Officer/Chief Turnaround Officer) capaci di integrare le numerose conoscenze necessarie a garantire la positiva evoluzione della stessa. Si tratta di progetti complessi che richiedono un impegno spesso totalizzante.”

IL RUOLO DELLE BANCHE

Quale ruolo potrebbero giocare le banche?

“In questo contesto, un attore che potrebbe avere un ruolo chiave nell'anticipazione della crisi sono le banche, quasi sempre molto esposte nei confronti delle aziende, a volte in maniera così importante da essere quasi "il vero proprietario dell'azienda".

Le banche hanno inoltre almeno due grossi vantaggi rispetto ad altri stakeholder: sono generalmente tra le prime ad intercettare e riconoscere lo stato di difficoltà di un'azienda e  possono esercitare un ruolo di moral suasion quanto mai di peso ed efficace. Il tema è molto delicato e tocca tasti molto sensibili: ricordo che qualche tempo fa, ad un convegno, un rappresentante di un’associazione di PMI così commento l’ipotesi della bancabilità: “bello, ma non vogliamo certo che le banche vengano a comandare in casa nostra”. E’ quindi importantissimo chiarire su un punto di fondo: l’obiettivo non è quello di   finanziare uno specifico professionista “suggerito” dalla banca stessa, bensì quello di finanziare un progetto, che potrà essere di risanamento o di rilancio,  in cui è l’azienda a definire il progetto (di temporary management!), meglio se con l’aiuto di uno specialista, e a scegliere il/i manager con cui gestirlo.

In un’ottica di sistema, l’aspetto progettuale del temporary management potrebbe favorire il contributo di altri attori a favore delle PMI. Proprio ieri, parlando con la Stampa Estera di Milano,Gianmarco Senna, Consigliere Regione Lombardia e Presidente della Commissione Attività Produttive, Istruzione, Formazione, Occupazione e Turismo, ha ribadito l’interesse reale  per lo strumento e ha confermato l’avvio di un percorso mirato all’emanazione di provvedimenti ad hoc che faranno sicuramente tesoro di alcune esperienze di successo in altri territori, come ad esempio la cosiddetta “legge Bertossi” del Friuli Venezia Giulia."

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