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Imprese e Professioni
Che cosa succederà all’IVA dopo il 26 maggio? Intervista ad Alessia Potecchi

Solo pochi giorni fa il Ministro Giovanni Tria dichiarava: "Aumento IVA? Sono follie. Non ho mai parlato di aumenti dell'IVA né di manovre sui conti pubblici. Non c'è nessun contrasto in seno al Governo su questi temi". Ma è proprio così?

GLI AUMENTI IVA

Senza nuove fermate la legge di bilancio attuale prevede che l’IVA aumenti per l’aliquota ordinaria dal 22% al 25,2% l’anno prossimo (oltre il 26% nel 2021) mentre quella al 10% dovrebbe salire al 13%. Ma gli aumenti non saranno generalizzati per i cittadini in quanto per le diverse categorie di reddito (e di composizione familiare) si possono individuare panieri diversi con conseguenze altrettanto diverse. Resta comunque la prospettiva di un conto che ad esempio per il Sole 24 ore potrebbe aggirarsi mediamente sui 538 euro sulle spese del 2020. Anzi, per chi vive in Lombardia e in Trentino Alto Adige, il Sole 24 Ore stima oltre 650 euro. Il minor impatto sarebbe in Calabria con 338 euro, seguita a ruota da Campania e Basilicata.  

Un balzo che lascerebbe inalterati i beni presenti nella aliquota agevolata al 4% (prodotti di prima necessità come pane, latte…), mentre potrebbe andare a scomparire l’aliquota al 5%, quella del cosiddetto prezzemolo. Un meccanismo che punterebbe sulle imposte indirette come consigliato da tempo dall’Unione europea oltre che dalla stessa Bce.

CONGIUNTURA ECONOMICA SFAVOREVOLE

Del resto con la congiuntura economica sfavorevole ed il Pil in sofferenza, sia pure con la rete di sicurezza avanzata nuovamente dalla politica monetaria di Mario Draghi, e con una inflazione ancora lontana dall’obiettivo del 2%, la ricerca di ben 23 miliardi e più per evitare l’applicazione della clausola di salvaguardia IVA appare davvero ardua se non ai limiti dell’impossibile. Si aggiunga poi il fatto che in queste condizioni tagliare la spesa pubblica può risultare molto difficile, mentre quella per interessi sarà inesorabilmente più elevata a causa dello spread, effetti che già, secondo Bankitalia, si vedono sui mutui casa che stanno salendo, mentre rallenta l’erogazione del credito alle imprese. Infine aumentando l’IVA, tutto ancora da decidere, si potrebbe soprassedere ad interventi sulle accise evitando la facile accusa al Governo giallo-verde di averne proposto la riduzione per poi essere costretti a fare il contrario.

Chiediamo ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano, che rischi corriamo con questi aumenti dell’IVA

Alessia Potecchi marzoAlessia Potecchi

“Sull’IVA il percorso appare ancora una volta in salita. Il Governo lavora molto su questo fronte per preparare l’opinione pubblica in vista della scadenza del Def nel quale si prefigurano sia pure in modo ancora non specifico le scelte future. Il dubbio più grande riguarda il tipo di aumenti: saranno rialzi “secchi” delle due aliquote, oppure ci sarà un solo aumento e un “trasferimento” di beni da quella del 10% sia all’insù che in giù? Un dilemma che già si era posto in precedenza, quando si immaginava una rimodulazione delle aliquote IVA.

Ma forse il vero dubbio è un altro: si farà solo questa operazione di eliminazione della clausola di salvaguardia, oppure essa sarà accompagnata da altre misure che potrebbero renderla più accettabile agli occhi dei cittadini? Si sa da tempo, infatti, che in Europa, Germania e Paesi scandinavi in testa, si guarda con favore ad interventi di aumento delle imposte dirette parallelamente ad altri di riduzione delle imposte dirette.

In Italia già si era parlato di accorpamento di aliquote Irpef a suo tempo, ma poi si scelse la via della partenza della Flax Tax per il lavoro autonomo. Una finta Flat Tax per gli evasori con il criptocondono, mentre i contribuenti continueranno a pagare regolarmente le aliquote IRPEF fino al 43%. Si tratta di un'imposta sostitutiva come ce ne sono tante su redditi specifici. Il regime che ne viene fuori è distorsivo perché differenzia la tassazione in base alla forma giuridica: se io sono un lavoratore dipendente e i miei ricavi sono di 55 mila euro pago una certa tassazione, se invece rientro nella Flat Tax pago soltanto il 15 per cento. L'imposta sostitutiva opera come un incentivo alla polverizzazione delle attività. Se uno sa che può crescere oltre la soglia dei 65 mila euro e può guadagnarci lo fa. Me se è incerto la Flat Tax spinge a non rischiare: è una delle tante tendenze che non stimolano all'assunzione di rischi, è un incentivo a continuare con il lavoro personale anziché prendere collaboratori e crescere”.

Ma sembra che Banktalia stia reagendo con forza a questa situazione

“Sì, a ricondurre tutti ad una presa di contatto con la difficile realtà economica ci sta proprio pensando il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che riaccende la sirena degli allarmi: “Di fronte ai rischi concreti che la nostra economia oggi corre, forse la politica di bilancio avrebbe potuto essere più prudente soprattutto per quanto riguarda la composizione del bilancio …" dichiarava pochi giorni fa alla presentazione alla Camera del libro di Pier Carlo Padoan.

Il riferimento ad alcune misure come reddito di cittadinanza e quota 100 sembra perfino scontato. Aumentano infatti le critiche sugli effetti futuri ma anche immediati prodotti da tali provvedimenti. Sono iniziative che non portano fiducia a speranza perché non sono reputate in grado di produrre consumi, occupazione, rilancio e crescita. Si fa strada l’idea che quota 100 sia una misura sperimentale non in grado di andare oltre il triennio. Molte preoccupazioni anche sul discorso occupazione: il saldo tra uscite e nuovi ingressi nel mondo del lavoro si teme sia negativo per le casse dell’INPS con meno contributi in entrate e più prestazioni in uscita”.

Quanto pesa il rapporto con l’Europa?

“Altro tema urgente è il rapporto con l’Europa che deve essere costruttivo e continuativo. Va completato il processo di integrazione con particolare riguardo alla politica fiscale (maggiore eguaglianza tra i contribuenti; riduzione delle tasse sul lavoro fisso e sulle imprese; lotta all’evasione fiscale; nuove forme di finanziamento per le infrastrutture tassando le multinazionali che operano nel web; armonizzazione delle norme sul lavoro; politica del credito intelligentemente mirata allo sviluppo.)

Non ci sono alternative nel rapporto con l’Europa: Mario Draghi, nella Lectio Magistralis fatta recentemente a Bologna in occasione del conferimento della laurea honoris causa in giurisprudenza, ha sottolineato che se si recupera la sovranità monetaria si rischia di perdere l’indipendenza economica e a questo proposito la BCE ha deciso di non aumentare i tassi di interesse fino a fine anno. E’ evidente che per rispondere al disagio sociale occorre intervenire sull’economia: ci vogliono robuste politiche di sviluppo; bisogna mobilitare il Paese, e ridare forza al dialogo e al confronto con le forze intermedie (associazioni, sindacati, imprenditori, lavoratori autonomi, terzo settore ecc…) 

Torniamo a parlare di riformismo?

“Il passato bisogna conoscerlo, non replicarlo. Il riformismo postula una concezione dinamica della politica. L’evoluzione non la conservazione, non indica un traguardo, indica un percorso. La società post industriale è meno lontana di quanto sembri dalla riscoperta dei valori della persona: propone un mondo in cui la tecnologia e la finanza possono sollevare i lavoratori dalla brutalità della fatica fisica. Ma cova le insidie di nuovi tipi di alienazione. La conoscenza in essa è l’arma vincente. Le informazioni sono la sua materia prima. I servizi sono la sua concreta manifestazione. Occorre avere la cultura dei tempi nuovi. Non deve il PD rimanerne abbagliato perché la sente propria e la governa, ecco perché dobbiamo volgere lo sguardo all’Europa che gli eventi della storia rendono oggi attuale, possibile, necessaria."

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