I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
Imprese e Professioni
"Covid19, mio diario dalla crisi di tutti". L'acuta visione di Viviana Poletti

Quella di Viviana Poletti può sembrare una visione del tutto soggettiva se ci si limita a un primo approccio superficiale, ma si rivela fin da subito come un'interpretazione molto profonda dell'esperienza vissuta da tutti noi. Per di più arricchita dai continui riferimenti agli aspetti più caratteristici del mondo della comunicazione di crisi, che Viviana Poletti può benissimo permettersi di fare, e con particolare acume, in base ad anni di professionalità specifica nel settore.

Quando la crisi è anche tua

Tre mesi ad affrontare la crisi Covid19 su due fronti, al fianco di un'azienda e nel pubblico, con un ospedale nel cuore dell’emergenza. Ma soprattutto mi sono trovata a vivere una crisi da dentro, perché anche io e i miei cari potevamo (possiamo ancora) ammalarci. Questo ha reso questa crisi unica nella mia carriera. E mi ha insegnato molto.

Viviana PolettiViviana Poletti

Il Covid19 è la crisi di tutti. La dimensione privata e quella professionale si sono sovrapposte come mai prima d’ora e questo è valso per i responsabili degli ospedali e delle istituzioni, per tutti i manager di aziende, per le singole persone. Ciò ha creato dinamiche nuove che riscriveranno le relazioni interne alle organizzazioni e non solo.

Ora è iniziata la fase 3, un’altra pagina senza precedenti, che di nuovo vivremo tutti dall’interno e tutti esposti.

Diversi aspetti hanno reso questa crisi inedita: i media sono stati protagonisti e vittime insieme; la comunicazione si è trovata ad affrontare la sfida dell'oggettività del linguaggio scientifico, l’intensità di immagini intime e potenti, la padronanza di un lessico nuovo, d’emergenza. 

Il doppio ruolo dei media ovvero … Covid19, i media protagonisti e vittime

I media sono stati protagonisti e vittime insieme della crisi #Covid19. Anche le trasmissioni tv sono andate in quarantena. La prima è Porta a Porta sospesa per due settimane dopo l’annuncio che il segretario Pd e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ospite di Vespa, era risultato positivo al Coronavirus. Lo stesso avverrà per le Iene e Quarta Repubblica di Nicola Porro.

La tv è tornata regina dell’informazione, compagna di lockdown con decine di ore di programmazione, talk show e tg dedicati al Coronavirus attraverso palinsesti che sono stati rivoluzionati per dare spazio all’approfondimento sull’emergenza a scapito dell’intrattenimento. Insieme ai giornali, si è presa la rivincita sul piano degli ascolti e della credibilità, persino tra i più giovani: secondo l’indagine dell’Osservatorio Giovani e Futuro di MTV, il 57% degli under-30, nel cuore del lockdown, ha guardato di più le tv ‘tradizionali’ considerate tra le fonti più credibili, con quotidiani cartacei e online e i siti istituzionali che surclassano nettamente in fiducia i social media.

Nello stesso tempo, gli studi televisivi si svuotano e le trasmissioni vanno in onda senza pubblico: indimenticabili quanto surreali le sagome di cartone di Vip nella platea di Propaganda Live su La7!

Il lockdown è stata occasione di sperimentazione per i media, come nel caso del primo TG di Sky realizzato “da casa”. Inaugurato il 3 aprile in un’edizione pomeridiana alle 15.30, si chiuderà all’inizio della Fase 2, il 4 maggio. E magari offrirà spunti per le prossime edizioni e un nuovo modo di fare tv.

Ed è fiorita l’offerta dedicata ai bambini, a supporto di un dispiego di forze per sopperire all’assenza della scuola vera… come #Lascuolanonsiferma, di Rai, che porta un’arricchita offerta didattica in tutte le case anche laddove non arriva Internet.

Una nuova scala di intensità delle immagini ovvero … Covid19, un’emergenza per immagini

Forza emotiva e intimità delle immagini hanno scandito, come non mai, l’emergenza Covid19 e segnato fatti che rimarranno nella nostra memoria. Medici e pazienti, vita e morte, gioie e sofferenza.

Immagini da “pugno nello stomaco” come quelle della carovana dell’esercito che trasporta le bare a Bergamo e quelle della terapia intensiva dell’Ospedale di Cremona quando, prima volta di una troupe tv, entrano le telecamere di Piazza Pulita il 13 marzo. Immagini che ci hanno commosso e sono diventate un simbolo della dedizione degli operatori sanitari: era il 10 marzo e uno scatto fotografico coglie un’infermiera dell’ospedale di Cremona, Elena Pagliarini, in un momento di riposo con la testa appoggiata sulla scrivania e ancora indosso la tuta protettiva: "non era ancora finito il turno, ma ero stremata", ha detto quasi per scusarsi. E poi la speranza che arriva da lontano, da chi ci è già passato, nel viso di un bambino cinese che mangia un gelato a Xianning nella provincia cinese di Hubei, epicentro della pandemia. E infine la personalità di un Paese che è unico, e canta a tutto il mondo dai balconi in una resilienza tutta italiana. 

Il lessico dell’emergenza

Come in tutti gli eventi che segnano il passo della nostra storia, alcune parole hanno mutato il loro significato, difficile dire quanto impatteranno il nostro vocabolario a lungo termine. Virale, tampone, picco…E, più di ogni altra, “distanziamento sociale”: ma perché non distanziamento fisico? Siamo davvero socialmente più lontani o è forse vero il contrario? 

Emblematico è il capovolgimento del senso di positivo e negativo, che abbiamo già vissuto con l’HIV, come descritto da Antonio Polito sul Corriere della Sera: “fino a ieri, pensare positivo, essere positivi, era un fatto positivo, e anzi una specie di mantra: l’imperativo sociale dell’ottimismo è il motore delle società capitalistiche. Oggi tutto vorremmo essere, tranne che positivi. Sui giornali si leggono cronache strazianti di anziani in lotta col virus: «Grazie al cielo, mia moglie è negativa». Forse si potrà riconoscere la vera fine di questa tragedia solo nel momento in cui la parola «positivo» tornerà ad avere il significato di prima”.

Abbinato all’emergenza, si fa spazio il lessico militare utilizzato dai media. L’epidemia viene definita come una guerra contro cui medici e infermieri combattono in trincea, in prima linea. Il distanziamento sociale viene definito “la madre di tutte le battaglie”. Ancora nei giorni scorsi, a inizio della fase 2 e dopo le foto dei Navigli troppo affollati, si definiva Milano “una bomba pronta ad esplodere”. Molti non condividono il ricorso a queste parole perché hanno un portato negativo, divisivo, una narrazione “tossica”, come l’ha definita la sociolinguista Vera Gheno, che ci allontana dall’idea che per uscire dall’emergenza servano solidarietà, unità e obiettivi comuni. “Questo è il tempo della cura, non dell'odio” ha dichiarato lo psichiatra Luigi Cancrini in una recente intervista a Repubblica.

Ma perché al di là dei media questa terminologia si è diffusa ed è diventata parte del dire comune? Una spiegazione viene da Massimo Recalcati: “Evocare la guerra è un’immagine rassicurante: perché se fossimo davvero in guerra non avremmo difficoltà a distinguere il nemico dall’amico, con questo virus il nemico può essere ospitato dall’amico, il contagio può avvenire tra marito e moglie, tra medico e paziente, salta il nostro meccanismo protettivo. Non è una guerra perché il nemico è dappertutto”. E’ una guerra non convenzionale, come nel terrorismo il nemico può nascondersi ovunque. “Questo è un virus terrorista”.

L’apoteosi dello storytelling e la retorica degli eroi 

C’erano tutti gli “ingredienti” in questa crisi per uno storytelling in piena regola: l’antagonista (il virus maledetto), gli eroi (medici e infermieri), gli alleati (scienziati, istituzioni), le armi per combatterlo (medicinali, vaccino, tamponi, app, DPI). 

E così è stato. Ma i protagonisti si sono ribellati, medici e infermieri hanno ripetuto: “non siamo eroi”, “se lo siamo lo siamo sempre”, “siamo persone che hanno messo tutte le loro conoscenze e competenze al servizio degli altri”, e molti hanno aggiunto “dateci i dispositivi per proteggerci e le attrezzature per curare”.

Tra le tante voci raccolte nel documentario del TG3 girato nelle settimane dell’emergenza da Valerio Cataldi una per tutte, quella di Stefano Paglia, primario del pronto soccorso di Lodi: “Medici e infermieri sono degli eroi? Non meno degli addetti alle pulizie, dei poliziotti, di chi trasporta le merci. Per ogni persona che lavora qui in ospedale ce ne sono almeno quattro che la supportano, gente che nessuno vede e che nessuno ringrazia: sono meno eroi?”

Ma su un punto tutti concordano: eroi o meno chiedono che ci sia memoria di loro quando tutto sarà finito. Memoria vera e non solo retorica.

Come ha chiesto di fare il Presidente Mattarella il 2 giugno a Codogno. Non gli ha chiamati eroi ma ha chiesto di ricordarli per il loro senso del dovere e perché non si sono sottratti ai loro compiti nel contrastare l’epidemia.

Con il proseguire dell’emergenza, i media, cartacei, tv e digitali, si sono popolati di volti che ci hanno raccontato altre umanità. Storie dei silenziosi protagonisti della lotta al Coronavirus, di chi ha reso possibile il lockdown. Il personale sanitario che lascia i reparti Covid e può ricongiungersi con i familiari, come Benedetta, infermiera di Brescia, che torna a vivere con il proprio marito dopo due mesi e mezzo. I guariti, come Mattia, il paziente 1. Poi le esperienze degli imprenditori che hanno riconvertito le loro produzioni o dei lavoratori che hanno sempre garantito le attività essenziali. Nella fase 2 e, poi, nell’avvio della fase 3 si moltiplicano i racconti di chi affronta gli effetti economici e sociali della crisi: i parrucchieri che protestano per non essere lasciati nella coda delle riaperture, i baristi che non sanno come riaprire, i ristoratori che fanno i conti con la riduzione dei coperti, chi non ha più lavoro. E queste saranno sempre più le storie del prossimo futuro. Riusciremo a raccontarle con umanità ed empatia, senza andare a caccia di eroi e antieroi di carta?

Il virus spiegato a tutti

La divulgazione scientifica, che nel nostro Paese non si è mai radicata, è stata messa duramente alla prova. Perché per parlare di scienza a tutti non servono solo esperti competenti, ma anche bravi comunicatori, capaci di spiegare con parole chiare e semplici. E mai come prima i politici si sono avvalsi degli scienziati per decidere e comunicare.

Ma non ripetiamo qui quanto Viviana Poletti ha già dichiarato su questo tema la scorsa settimana ad Affari Italiani. Qui il link all'intervista che Viviana Poletti ha rilasciato a Paolo Brambilla lo scorso 28 maggio.

Loading...
Commenti
    Tags:
    covid19coronavirusdiario dalla crisivisioneviviana polettiadvisor reputationstorytellingtrendiest news
    Loading...
    in evidenza
    Nuovi vipponi in Casa. Nomination Gregoraci, lingerie da infarto...

    GRANDE FRATELLO VIP 5 NEWS. DAYANE MELLO, DOCCIA SEXY

    Nuovi vipponi in Casa. Nomination
    Gregoraci, lingerie da infarto...

    i più visti
    in vetrina
    MADDALENA CORVAGLIA, fisico da urlo: guarda che verticale! Le foto delle Vip

    MADDALENA CORVAGLIA, fisico da urlo: guarda che verticale! Le foto delle Vip


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    Presentazione innovativa dell’auto: mettersi in un video accanto a Opel Mokka

    Presentazione innovativa dell’auto: mettersi in un video accanto a Opel Mokka


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2020 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.