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Imprese e Professioni
Decreto Liquidità e imprese altamente indebitate prima del lockdown. Funziona?

Decreto Legge 8 aprile 2020, n.23

Da qualche giorno circolano un po’ di commenti e di interpretazioni sul Decreto Legge 8 aprile 2020, n.23 “Misure urgenti di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, ecc. ecc.”

Ad esempio qualcuno si chiede se la destinazione dell’investimento deve ritenersi alternativa tra il sostenimento del costo del personale, gli investimenti ed il capitale circolante. Altri si chiedono se gli amministratori debbano verificare, all’atto di predisporre il bilancio, il presupposto della continuità aziendale.

Non sono pochi i dubbi che la complessità della norma sta creando. Ieri sera 13/4/2020 l’Agenzia delle entrate ha emanato una nuova circolare con le interpretazioni dell’Ufficio alle disposizioni contenute nel cosiddetto Decreto Liquidità.

Cerchiamo almeno di approfondire l’aspetto più urgente, a nostro parere, quello delle erogazioni di finanziamenti alle imprese.

Intervista all’Avv. Alessandro C. Valerio

alessandro valerioAlessandro Carlandrea Valerio

L’Avv. Alessandro C. Valerio, con Studio in Milano in via Rugabella 17, si occupa da oltre 25 anni di diritto civile e commerciale con particolare riferimento al diritto fallimentare; ricopre ed ha ricoperto l'ufficio di curatore fallimentare, liquidatore giudiziario, commissario giudiziale e delegato alle vendite immobiliari. Oltre alla consulenza ed alla assistenza giudiziale, ha maturato una particolare esperienza nelle procedure esecutive per il recupero crediti e nelle controversie a tutela del patrimonio mobiliare e immobiliare.

Avv. Valerio, come si concretizzeranno le erogazioni di finanziamenti alle imprese?

“Il decreto pomposamente chiamato decreto 'liquidità' dal Governo (DECRETO-LEGGE 8 aprile 2020, n. 23) non eroga direttamente alle imprese denaro a fondo perduto, ma introduce una serie di misure, peraltro condizionate all'approvazione europea, che, grazie alla garanzia prestata dallo Stato alle Banche, tendono a ridurre il costo di nuovi finanziamenti bancari ai quali gli imprenditori dovrebbero ricorrere per fronteggiare i costi e le perdite del lockdown.”

Ci può dare qualche dettaglio?

“A prescindere dai complessi aspetti burocratici della normativa, che fanno ritenere come l'erogazione di tali finanziamenti non sarà breve, e tenuto conto anche del fatto che la crisi avviene in un momento di tassi di interesse particolarmente bassi, e quindi scarsamente comprimibili ulteriormente per effetto della garanzia dello Stato, è lecito pensare che questi aiuti saranno di scarsa o nulla utilità per tutte quelle imprese, partite iva o professionisti che, prima della chiusura, erano già fortemente indebitati”.

Perché è così pessimista sull’utilità della norma?

“In primo luogo non possono beneficiare delle garanzie le imprese i professionisti e le partite iva che a data del 29 febbraio 2020 risultavano presenti tra le esposizioni deteriorate presso il sistema bancario, come definite ai sensi della normativa europea (art. 1 comma 2 lett. b del Decreto Liquidità), né le imprese in crisi secondo la normativa speciale dell'Unione Europea.

Le imprese che si trovavano in difficoltà prima del lockdown, pertanto, non potendo contare su questo piccolo sostegno economico, per affrontare le perdite derivanti dalla chiusura potranno fare ricorso soltanto a nuovo capitale proprio per finanziare la ripresa (semprechè questa sia possibile), oppure, dovranno pensare ad una uscita "morbida" dal mercato.”

In effetti la norma prevede situazioni diverse

“Sì, per il primo caso primo caso il legislatore ha previsto un trattamento di favore per i finanziamenti soci escludendo che il rimborso di questi finanziamenti sia postergato rispetto al pagamento degli altri creditori ed escludendone la revocabilità in caso di successivo fallimento (Art. 8 del Decreto Liquidità).

Per il secondo caso, occorre avere riferimento agli istituti che oggi la legge vigente mette a disposizione delle imprese: i piani attestati di cui all'art. 67, secondo comma lettera b, gli accordi di ristrutturazione di cui all'art. 182 bis e seguenti, ovvero il concordato preventivo di cui all'art. 160 L. Fall oppure nei casi più delicati il fallimento in proprio, per le imprese maggiori.

In ogni caso, prima di accedere ad ulteriore credito, anche avvalendosi del finanziamento sino a 25.000,00 concesso alle PMI dall'art. 13 del decreto liquidità che non richiede alcuno specifico presupposto occorrerà valutare gli effetti di tale ulteriore indebitamento alla luce delle disposizioni del codice della crisi, che pure differite nel tempo, sono destinate ad entrare in vigore prima del rimborso dei finanziamenti garantiti dallo Stato”.

In termini di procedura, la norma è abbastanza semplice da applicare?

“La delicatezza della materia, coniugata alle conseguenze devastanti sia sul piano civile che sul piano penale, in capo agli organi amministrativi o ai titolari di tali imprese suggerisce che la valutazione della procedura a cui ricorrere, del momento in cui farvi ricorso (tendenzialmente subito) siano accompagnati da una attenta disamina della situazione economica e della storia dell'impresa quanto meno degli ultimi cinque anni precedenti”.

Suggerisce la presenza di un professionista accanto al titolare dell’azienda?

“Nella mia ultraventennale esperienza di curatore fallimentare è accaduto raramente di non riscontrare nella gestione delle imprese, e specie delle piccole o piccolissime imprese, fatti idonei ad incardinare profili di responsabilità civile o penale degli organi gestori delle stesse.

La consulenza di un professionista esperto della materia sul punto sarà naturalmente d'aiuto nella scelta dello strumento da utilizzare e per eventualmente valutare come porre rimedio ad errori compiuti in passato per evitare che il tracollo finanziario possa avere conseguenze anche peggiori”.

L'Italia peraltro è il paese delle piccole e delle micro-imprese e delle partite iva

“Non sono poche, anzi sono tantissime, le imprese che hanno soglie inferiori a quelle indicate dall'art. 1 della legge fallimentare: capitale investito inferiore a trecentomila euro, fatturato inferiore a duecentomila euro e debiti inferiori a cinquemila euro. Il piccolo bar sotto casa, il negozio di frutta e verdura, il parrucchiere e molti altri. L'impressione è che queste siano le imprese che maggiormente sentiranno gli effetti del lockdown”.

Ma se non potranno usufruire di questi finanziamenti, come potranno reagire?

“Anche per le tante micro imprese esiste da alcuni anni uno strumento che consente l'uscita "morbida" dal mercato con esdebitazione al termine di una complessa procedura per alcuni versi assimilabile a quella del concordato preventivo: è la disciplina contenuta nella legge 3 del 27 gennaio 2012 che prevede per le microimprese la possibilità di stipulare un accordo con i creditori avente effetto esdebitatorio oppure di procedere alla liquidazione del patrimonio con il medesimo effetto”.

Non sarà una procedura così semplice

“Eh sì, la complessità della normativa suggerisce anche in questo caso un approccio assistito da un consulente preparato sulla materia ancora poco conosciuta dai più.”

Valerio GU
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