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Il mercato dei crediti deteriorati bancari: UtP is the new NPE

Com'è ormai noto, gli istituti bancari europei stanno rivolgendo grande attenzione al deleveraging dei propri attivi. Esaurita di fatto la pulizia degli NPL, grande attenzione è oggi rivolta ad una nuova categoria di crediti problematici: i cosiddetti UtP (acronimo di Unlikely to Pay) cioè le inadempienze probabili: crediti che stanno già generando allerta e fortemente a rischio di deteriorarsi.

Mentre un Non Performing Loan è storicamente considerato un "virus" da debellare, ad oggi un credito a rischio (UtP) è tuttora una risorsa da attenzionare per i creditori. Salvare un NPL (riportarne il valore al nozionale) non è possibile, si può solo cercare di non perdere ulteriore valore; redditualmente il profitto estraibile da un NPE è molto limitato e rischia addirittura di essere negativo.  Ecco perché finalmente le banche hanno voltato pagina: oggi sono focalizzate nel cercare di prevenire l’insorgenza del definitivo deteriorarsi di un credito.

 Il “Going concern” di oggi (il creditore si preoccupa del futuro, dell’andamentale del debitore) supera il “Gone concern” di ieri (il creditore lavora per sistemare il danno già insorto - per quanto possibile).

 Ma quali sono gli skills necessari per affrontare correttamente un debitore a rischio UtP? Chi sta gestendo gli UtP in questa fase? Quali sono le competenze reali e l’esperienza richiesta ad un gestore UtP perché sia in grado di gestirne correttamente il valore?

GLI SKILLS NECESSARI PER GESTIRE UN CREDITO A RISCHIO - UTP

Skills legali? fiscali? finanziari? gestionali? Probabilmente un mix di tutte queste conoscenze. Molti studi legali e di commercialisti si stanno attrezzando per intervenire in questo nuovo importante mercato ricercando competenze di natura gestionale. Le banche stesse stanno cercando di organizzarsi soprattutto con corsi di formazione cercando di assegnare taskforce dedicate alla gestione del problema secondo le nuove regole dettate dai regolatori europei.

INTERVISTA A DAVIDE PRACCHI DI SERENDEBITY

Davide Pracchiing. Davide Pracchi

Per affrontare il tema con maggior chiarezza, intervistiamo l’ing. Davide Pracchi titolare di Serndebity, società specializzata proprio nel mercato degli NPL, con particolare attenzione agli “Unlikely To Pay”.

Stiamo cercando di ipotizzare quali skills siano necessari per affrontare gli “Unlikely To Pay”. Lei che cosa suggerisce?

“Un UtP può essere salvato da manager, da operatori economici in grado di analizzare tutta la catena del valore dell’azienda-cliente in un periodo di crisi effettiva, industriale o apparente, cioè così definita solo dai modelli di classificazione bancaria. Ma una crisi non industriale, non “economicamente vera” ma solo “bancariamente apparente” è altrettanto distruttiva in quanto impedisce all’azienda in ogni caso di accedere al mercato del credito.

Il manager che affronta una società UtP deve essere in grado di analizzare velocemente, in generale efficacemente, la catena del valore aziendale identificando i punti di forza e di debolezza, evidenziando le necessarie aree di miglioramento, le inadeguatezze temporanee o strutturali in quanto l’allarme sulla sostenibilità del credito aziendale è sempre una spia di un’inefficienza aziendale: produzione, R&S, marketing e comunicazione, logistica, e così via”.

Lei è un ingegnere gestionale, quindi mi aspetto che abbia una diversa ottica rispetto ai tradizionali funzionari di banca. Come procede abitualmente per affrontare gli UtP?

“Una volta terminata la fase di valutazione, il cosiddetto assessment, si passa alla definizione del piano di rilancio, cioè il turnaround, che viene presentato alla banca creditrice, o per essere più realistici alle diverse banche creditrici, per la verifica di fattibilità, tipicamente legata all’erogazione di nuova finanza, a sua volta sempre legata al raggiungimento di determinati risultati (covenant) previsti nel piano industriale di rilancio”.

Si può allora parlare di una funzione innovativa come quella del “servicer”?

“Si, è vero. Il ruolo dei servicer nel mercato degli UtP é sempre più simile a quello dei Consultant dei fondi di Private Equity o di Turnaround: alcuni dei miei paperwork lo evidenziano chiaramente, basta accedere liberamente al sito di Serendebity per consultarli.”

Ma in sintesi, quali potrebbero essere i fattori vincenti?

“I quattro punti che vorrei sottolineare, i fattori vincenti di cui tener conto in una corretta gestione proattiva (going concern), a mio parere sono:
- dimensionalmente: l’importo degli UtP lordi è oggi superiore all’importo degli NPE netti; oggi si parla di circa 100Mld.
- redditualmente: riportare allo status di “performing” un credito UtP significa un guadagno di diverse volte superiore al margine realizzabile cercando di gestire un credito già definitivamente deteriorato (cessione del credito o gestione in outsourcing, procedure giudiziali).
- socialmente: dietro un acronimo ci sta l’economia reale (vita dell’azienda, delle aziende, del sistema imprenditoriale, dei dipendenti) e quindi i consumi e quindi il PIL nazionale.
- bancariamente: dietro ogni UtP non c’è solo il credito verso un’azienda, ma ci sono  dipendenti che hanno lo stipendio a rischio e sono a loro volta esposti con il sistema bancario e delle finanziarie per mutui, prestiti personali ecc.”

SERENDEBITY : INGEGNERIA GESTIONALE DEL CREDITO

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Serendebity ha sviluppato un modello di business innovativo per la gestione delle aziende a rischio i cui debiti sono considerati UtP. Le forti competenze gestionali del team sviluppate anche su mercati internazionali, unite all'esperienza di gestione dei rapporti con tutti gli stakeholder, in particolare bancari, hanno permesso di definire questa innovativa metodologia di approccio come Ingegneria Gestionale del Credito.

Serendebity si pone tra banche e Servicer (creditori o gestori) e gli imprenditori (debitori) per la “remissio in bonis” delle aziende-clienti utilizzando best practices proprietarie ed annoverando, tra le soluzioni ipotizzate, ogni tipo di accordo giudiziale e stragiudiziale ai fini anche della tutela delle nuove erogazioni di finanza e con lo scopo ultimo della creazione di valore dagli UtP. Le modalità di attuazione saranno oggetto di una nuova intervista all’ ing Davide Pracchi che prevediamo di pubblicare nei prossimi giorni.

DEFINIZIONE DEI PIANI DI SALVATAGGIO DELLE AZIENDE A RISCHIO
NELLA TUTELA DELLE NUOVE EROGAZIONI DI LIQUIDITÀ

Concludiamo questo primo approccio al tema degli UtP con un’ultima riflessione, estremamente importante dal punto di vista operativo di chi deve trattarli come creditore: i clienti classificabili UtP sono ancora “eligible” per un piano di salvataggio con nuova finanza, mentre la categoria degli NPE non lo è.

Erogare nuova liquidità alle imprese (meritevoli) all'interno di una strategia di gestione proattiva dei crediti significa, per un creditore, fare fruttare appieno gli attivi preservando con ciò anche la continuità dell'impresa privata e, con essa, il futuro di una quantità enorme di famiglie che da queste imprese ricevono la fonte di sostentamento per investimenti (spesso co-finanziati dagli stessi creditori) e consumi.

Il finanziamento alle imprese in crisi è uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni, per via della difficoltà dei potenziali finanziatori (soci, banche ovvero creditori interessati) a colmare il deficit di liquidità di un’impresa che versi in difficoltà tali da metterne in dubbio la capacità di rimborso. Pertanto, il tema dell’erogazione di nuova finanza (cosiddetta fresh money) impone la ricerca di soluzioni che siano in grado di garantire i diversi interessi in gioco, e cioè l’aspettativa di tutela dei finanziatori che decidono di intervenire in un momento così delicato, e indirettamente, le esigenze dello stesso mercato del credito; la protezione in senso generale dei diritti dei creditori dell’imprenditore in crisi; infine, le esigenze del medesimo debitore o, meglio, dell’impresa.

Nello scenario legislativo attuale, quindi, il finanziamento all’impresa in crisi viene non solo tutelato ma anche supportato, perché è meritevole quell’imprenditore che si adoperi nella ricerca di una soluzione che tuteli i propri creditori, ma che persegua anche la sopravvivenza della propria azienda conservando il proprio valore economico in senso occupazionale che, spesso, non rappresenta un fattore secondario.

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    crediti deterioratiutpnpeunlikely to paynon performing loansdavide pracchiserendebityingegneria gestionale del credito
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