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Imprese e Professioni
Italia. Riforme che non possiamo più rimandare. Intervista ad Alessia Potecchi

Il contesto internazionale continua ad oscillare in altalena tra dati in crescita e segnali di rallentamento. Il Governo Conte 2, che ha ereditato un Paese fermo, fatta la legge di stabilità per il 2020 intende accentuare la svolta per rilanciarlo. La politica dell’austerità non permette di uscire dal pantano. Ecco perché occorre convincere la Commissione Europea a puntare sugli investimenti, sul lavoro, sulla ricerca, sulla innovazione, sulle infrastrutture, sul green new deal.

In Italia bisogna aprire i cantieri su alcune riforme: fisco, investimenti e misure finanziarie compatibili con la crescita economica e sociale. Il calo dello spread, non dimentichiamolo, ha determinato già risparmi nel 2019 per tre miliardi portando il deficit sotto le previsioni. Il ministro Roberto Gualtieri prevede che di qui al 2022, grazie ai tassi di interesse posizionati sui minimi storici, il balzo degli investimenti potrebbe essere del 3,1%.

Chiediamo ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano, quali sono le riforme che occorrerebbe varare al più presto

alessia potecchi

"Ecco alcune ipotesi di riforme - ci dice Alessia Potecchi
1) Va superato il meccanismo delle clausole di salvaguardia procedendo ad una generale e graduale riforma dell’IVA. La clausola di salvaguardia è una diabolica invenzione adottata dal Governo Berlusconi dodici ani fa e via via rinnovata e utilizzata da tutti i governi che si sono succeduti a partire da Monti. È costata sinora per complessivi 120 miliardi. 
2) Un piano specifico per investimenti dando la priorità a quelli che consentono uno  sviluppo sociale e ambientale 
3) Il riequilibrio della pressione fiscale con una riforma generale dell’IRPEF, con particolare attenzione ai redditi medio – bassi 
4) Un’azione decisa di contrasto all’evasione fiscale. Occorre infatti dare certezza  a chi produce e consuma con interventi volti a premiare il lavoro e a favorire l’attività di impresa".

Non sono proposte da poco. Come si possono realizzare tutte in breve tempo?

"Vado per ordine. Mi spiego e preciso alcuni aspetti. Anzitutto è necessario l’avvio di una vera riforma del sistema fiscale. Il meccanismo dell’IRPEF è diventato punitivo per i lavoratori a reddito fisso e per i pensionati. Va ripensato, va modificato, vanno eliminate le diseguaglianze che sono a vantaggio di chi ha un reddito da lavoro autonomo o dalla rendita. Vanno razionalizzate le deduzioni e le detrazioni per favorire con misure idonee lo sviluppo e la tenuta sociale. La Riforma Fiscale fatta nei primi anni ‘70 del secolo scorso è obsoleta. Sono state via via introdotte diverse forme di tassazioni ed è stato definito un complicato insieme di agevolazioni ed esenzioni senza un disegno organico e coerente".         

In dettaglio che cosa si potrebbe fare?                             

"Il Governo ha scelto per la riduzione del cuneo fiscale un sistema misto, estensione del Bonus Renzi (80 euro) e ulteriore detrazione IRPEF per i dipendenti. L’intervento sull’IRPEF decorre dal 1° luglio 2020; il meccanismo opererà per il 2021. Nel 2022 si dovrà mettere mano alla riforma IRPEF. Occorrono molte risorse. Vanno trovate nella lotta all’evasione, nella riduzione delle tax expenditures e in una generale riforma delle aliquote dell’IVA. Si deve procedere ad un riordino delle aliquote IVA diminuendo quelle attinenti ai prodotti contenuti nel carrello della spesa ed invece aumentando quello sulle spese voluttuarie. Il progetto deve essere esteso anche alle deduzioni e alle detrazioni che vanno in parte ricalibrate, in parte ridotte, in parte soppresse. Va intensificata la lotta all’evasione fiscale anche semplificando il sistema".

Pensa che si libereranno allora delle risorse importanti?

"Sì. Le risorse che si ricaveranno da queste operazioni vanno investite nell’abbattimento delle due aliquote per i redditi più bassi. Oggi con una curva IRPEF da zero a 43% che a 50 mila euro già raggiunge il 31% è evidente che l’IRPEF è iperprogressiva nel passaggio tra redditi bassi e redditi medi e ipoprogressiva nel passaggio tra redditi medi e redditi alti. Va individuato anche uno spazio per l’abbattimento fiscale per la famiglia e per i pensionati e una attenzione ai non capienti, che non hanno goduto dei tagli del cuneo fiscale. Sulle pensioni esaurita la sperimentazione della quota 100, tutte le risorse che si renderanno disponibili saranno utilizzate dopo uno stretto confronto con le organizzazioni sindacali per rendere più flessibile il sistema pensionistico, per attivare il fondo per l’autosufficienza, per separare sul serio nelle spese dell’INPS la previdenza dall’assistenza".

Occorrerà una certa coesione sociale per raggiungere risultati concreti

"La ristrutturazione dell’IVA, la riforma dell’IRPEF, la riforma pensionistica vanno gestite e realizzate con la consultazione e e il coinvolgimento delle forze intermedie (Sindacati, Imprese, Associazioni ecc…) e con le professioni (Commercialisti, Tributaristi, Avvocati, Notai ecc..). Nella lotta all’evasione fiscale occorre ricercare la collaborazione e il coinvolgimento dei contribuenti. L'elusione, l'evasione e l'erosione sono le tre "E" che costituiscono il male moderno dell'Italia. Ci sono 80 miliardi di nero ogni anno. Su 100 euro di  tasse teoriche, 30 si perdono per strada. Il redditometro e gli studi di settore fino allo Split Payment, gli strumenti per individuare i disonesti sono stati pian piano abbandonati. La Flat Tax premia il lavoro autonomo che, dati alla mano, con alcune limitate ed apprezzabili eccezioni, ha troppo spesso evaso ed eluso il fisco".

Non so se i contribuenti siano del tutto convinti

"Bisogna superare la vecchia logica nella quale il cittadino non si fida dello Stato e lo Stato non si fida del cittadino. Lo Statuto del contribuente deve essere rispettato: non ci possono essere deroghe al principio della non retroattività; la semplificazione e la digitalizzazione non sono un obiettivo retorico ma una esigenza inderogabile e non rinviabile. La flat tax non è la soluzione per combattere la evasione fiscale. I costi per la sua realizzazione sono immensi. La flat tax nasce nella mente dell’ultraliberista Milton Friedman a metà degli anni Cinquanta. Si basa sul principio che chi ha i quattrini risparmia e poi investe, chi non li ha spende soltanto. Friedman ritiene che i soldi che restano ai ricchi diventano investimenti, che sostengono le attività produttive, che aumentano l'occupazione, che stimolano la domanda e che complessivamente determinano un incremento del Pil. Questa teoria non ha trovato conferma nei fatti, anzi la realtà degli ultimi (ma non solo degli ultimi) anni ci dice il contrario: i profitti si trasformano in investimenti finanziari. I profitti non sono investiti, si collocano nei paradisi fiscali".

Mi sembra che lei attribuisca al concetto di "fisco" una grande valenza positiva

"Il fisco è uno strumento per realizzare l’eguaglianza nella società. La Costituzione, non a caso, ha stabilito il criterio della progressività: ognuno dà in proporzione di quello che guadagna. Il Fisco non serve per punire i ricchi".

Passiamo a un altro argomento ... come rilanciare l'industria italiana?

"Occorre oggi individuare al più presto soluzioni innovative nell’industria. Siamo ancora oggi in Europa la seconda potenza manifatturiera, siamo ancora avanti la Francia, dietro la Germania. Non possiamo perdere il vantaggio competitivo del made in Italy. Lo scenario sta cambiando con molta rapidità: è in atto la trasformazione digitale, c’è la rivoluzione verde, c’è la battaglia dei dazi, c’è in genere forte la tentazione in molti paesi di adottare provvedimenti neoprotezionistici. Occorrono più investimenti (privati e pubblici). Occorre una politica intelligente del fisco per favorire l’innovazione. Non possiamo ignorare che vanno via dall’Italia i nostri giovani. Una volta si emigrava con la valigia di cartone legata con lo spago; oggi si va via con il Pc, con l’IPad, con l’IPhone e… con la laurea".

Un bel danno la fuga dei cervelli dall'Italia

"La fuga dei cervelli costa all’Italia 14 miliardi di euro all’anno, equivalenti ad un punto percentuale di Pil. Sono 80.000 gli italiani che vanno via ogni anno dall’Italia contribuendo anche al divario che esiste oggi con gli altri partner internazionali sulle competenze digitali. L’Italia è al 25° posto nella graduatoria dei 28 paesi della UE nella classifica della competitività e competenze digitali dove sono avanti a tutti i paesi nordici. Degli 80.000 italiani che se ne vanno all’estero, 25.000 sono laureati, con un’età compresa tra 25 e 39 anni, principalmente in materie STEM (Scienze, Tecnology, Engineering and Mathematics)".

Come concluderebbe questa intervista?

"È importante che in questo scenario i riformisti non assistano come spettatori di quello che avviene nel Paese. Dobbiamo accompagnare quel dibattito mobilitando tutte e tutti, promuovendo incontri, ampliando l’ascolto per ricostituire, elaborando proposte e progetti, un rapporto di vicinanza e un coinvolgimento nell’azione politica e sociale della gente, dei cittadini. La forza della democrazia risiede nella capacità di dialogo, di mediazione, di convivenza, di solidarietà. Occorre realizzare le riforme con il coinvolgimento di tutte le forze intermedie che esprimano con il loro pluralismo la ricchezza delle proposte per una svolta vera nel campo sociale ed economico".

 

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