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La centralità dei rapporti con gli Stati Uniti è oggi fondamentale

Emanuele Salamone è un esperto di gestione aziendale e finanza a livello internazionale. Le attività di “advocacy” e “lobby” meglio descrivono la sua specializzazione. Infatti si occupa prevalentemente di public & government affairs, relazioni istituzionali, marketing politico.

Intervista a Emanuele Salamone

Si dice che le risorse che la UE ha riservato all’Italia valgano quanto tre piani Marshall. Lei pensa che avranno gli stessi effetti positivi che il Piano Marshall ebbe nei primi anni ’50 del secolo scorso?

“Sì, giusto paragonare questa forte iniezione di liquidità a un vero e proprio Piano Marshall del terzo millennio: sono convinto che il Covid, pur tenendo conto di tutti i danni che ha provocato, rappresenti una rara opportunità per una coesione internazionale degli Stati europei, sancendo le basi di un'unica vera grande nazione. Dal dopoguerra ad oggi si sono succedute quattro grandi crisi economiche: quella petrolifera, internet del 2000, quella finanziaria post-Lehman e oggi il Covid.

Le crisi del passato sono state strutturali, si prenda ad esempio quella finanziaria molto lenta a scoppiare con i primi segnali che si manifestarono già nel 2007, ma poi lentissima a risolversi. Ci troviamo oggi davanti un virus, qualcosa di esterno, che per la sua velocità e rapidità di diffusione ha investito violentemente economia e mercati finanziari”.

Il giovane Marcello Conta in un suo intenso intervento sul Corriere della Sera di qualche mese fa, in piena espansione del coronavirus e dei danni comportamentali che creava, affermava che “la mancanza di riflessione è la vera malattia endemica dell’epoca contemporanea”. Vogliamo invece farla egualmente una riflessione?

“Quanto dicevo parte da una riflessione endemica che fa percepire quanto sia necessaria una progettazione delle attività nel prossimo futuro che prevedano investimenti mirati e funzionali alla ripresa dell’economia. L’Italia oggi si trova in una congiuntura molto favorevole, unica direi. La crisi attuale ha colpito l’intera Europa ed il resto del mondo e questo rende comuni le priorità, i vincoli e le regole di bilancio: tutto è stato congelato per un periodo di tempo, concedendo un certo spazio di manovra. A questo va aggiunto che la BCE manterrà i tassi bassi ed una liquidità abbondante, infine appunto i fondi europei hanno messo a disposizione ingenti somme di denaro a costi molto competitivi”. 

Intende dire che i nuovi forti investimenti innescheranno un meccanismo positivo?

“Sì, ecco perché si giocherà una partita senza precedenti, dando luogo a vere e proprie politiche keynesiane con investimenti che dovranno partire dalle opere pubbliche, per arrivare alla sburocratizzazione dei sistemi, alla competitività del mezzogiorno, alla digitalizzazione. Resta inteso che non sarà una continua iniezione incondizionata di denaro, bensì con un occhio vigile della comunità: bisognerà rendere conto degli impieghi e valutare i timing delle prime tranches che avverrà, si pensa, intorno alla primavera 2021 con il primo 10%”.

Anche l'area mediterranea gioca un forte ruolo nello sviluppo dell'economia italiana. Si guarda con molto interesse alle recenti normalizzazioni tra Israele e Paesi arabi. Che valore dà lei a questi aspetti?

“Anzitutto la centralità dei rapporti con gli Stati Uniti penso sia oggi fondamentale. In due recenti interviste su formiche.net e su Sole 24 Ore, Giampiero Massolo, persona di assoluto rilievo nel mondo diplomatico italiano, Presidente di ISPI -Istituto per gli Studi di Politica Internazionale- suggerisce di promuovere un asse europeo più forte così da stimolare autorevolmente gli Stati Uniti perché tornino a rivolgere la propria attenzione al Mediterraneo. In particolare, riferendosi specificamente alla politica estera italiana, ribadisce che bisogna essere chiari sulle proprie appartenenze e sulle proprie alleanze in uno scenario come quello del Mediterraneo, dove l’Italia ha ancora molte e ottime carte da giocare”.

Europa ed Italia dovrebbero essere perfettamente allineate?

“Anche sotto questo profilo non posso che condividere appieno quanto afferma Giampiero Massolo, che dal suo osservatorio privilegiato di presidente di Fincantieri conosce bene la problematica industriale del Mediterraneo. Ha ragione quando dice che la UE, pur avendo rafforzato la propria identità economica, è rallentata da una mancanza di identità politica. Le divisioni tra gli Stati membri non aiutano. Del resto l’Italia da sola ha margini di manovra un po’ limitati; però se si riuscisse a coordinarsi a livello europeo si troverebbero certamente direttrici efficaci cui ispirarsi.

Sotto il profilo UE, dovremmo fare massa critica con i maggiori partner europei (Francia, Germania) per cercare di formulare delle soluzioni politiche, che sicuramente potrebbero poi trovare l’appoggio degli altri Paesi”.

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