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Imprese e Professioni
La prospettiva economica 2019 secondo Alessia Potecchi. Stagnazione o ripresa?

La prospettiva economica del 2019 potrebbe costringere ad un brusco risveglio nella realtà di un pericoloso rallentamento economico e di inevitabili tensioni sociali, quando ci si accorgerà che per il lavoro e gli investimenti c’è ben poco. Anche il Ministro Tria parla di stagnazione, un’espressione che si riferisce direttamente alla manovra. Molte le mancanze, le contraddizioni e la difficoltà di realizzazione delle proposte, a causa della mancanza di risorse economiche. Il capitolo investimenti è inesistente, i molteplici micro-interventi non creano sviluppo: un sostegno all’economia italiana potrà venire dal sofferto decreto su reddito e quota 100?  

Chiediamo il parere di Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano a Milano

potecchiAlessia Potecchi

“Le previsioni sull’economia non lasciano ben sperare. I dati Istat ci parlano di una situazione in salita per le prospettive economiche dell’area Euro. La situazione difficile sulla Brexit, le contrapposizioni sui dazi commerciali, l’incertezza dei mercati, la debolezza delle economie dei Paesi emergenti. Occorre in questo contesto che l’Europa sia attenta e vigile guardando all’orizzonte economico mondiale per evitare uno scenario di stagnazione o recessione”.

Quanto pesa l’impegno politico in questo scenario?

“In questo scenario guarda al futuro il Presidente della Bce Mario Draghi che invita ad un impegno politico costante. Perché la sorte dell’Europa non può che essere collegata ad una ripresa dell’impegno politico che sappia rispondere ai sovranismi certo, ma soprattutto al crollo del valore dell’Europa sociale che vuol dire lavoro, dignità della persona, solidarietà operante nei confronti degli strati sociali più deboli”.

Che cosa pensa dell’Europa oggi?

“L’Europa oggi appare come un amalgama di agitazioni, violenze, paure, chiusure frutto di egoismi che convivono senza che ci sia una guida politica in grado di spegnere i fuochi che si accendono. Colpisce molto l’uccisione del sindaco di Danzica, cresciuto nella stagione coraggiosa di Solidarnosc, la cui morte spegne una speranza quanto mai importante in un Est europeo che cerca nei nazionalismi una risposta, assolutamente sbagliata, alla esigenza di evitare nuove sudditanze economiche e sociali dopo la lunga stagione dello stalinismo.  Oggi si paga un allargamento frettoloso dell’Unione europea proprio perché condotto con l’ambiguità di un processo che voleva essere di democrazia politica ma che al dunque è diventato terreno di conquista per le economie più forti. Non è questa l’Europa che può essere ancora utile al mondo”.

Ma in particolare che futuro ci possiamo attendere per le imprese?

“Per le imprese europee i segnali che arrivano non lasciano tranquilli: nella zona euro la produzione industriale precipita di un -1,7% rispetto ad ottobre e su base annua il consuntivo è perfino peggiore: -3.3%. Ci si mette, è il caso di dirlo, anche un’indagine di Bankitalia secondo la quale fra novembre e dicembre 2018 si registra un ‘netto deterioramento in tutti i settori di attività dei giudizi delle imprese sulla situazione economica italiana’. E lo stato di maggior disagio arriva dal settore delle costruzioni che paga il prezzo più alto ad una evoluzione degli andamenti economici che risentono ‘dell’aumento dell’incertezza’ dovuto nel caso specifico anche alle diatribe fra Cinquestelle e Lega.

L’industria ha una performance molto debole. Quella tedesca a novembre ha accusato una flessione quanto mai significativa dell’1,9% dovuta soprattutto alle difficoltà nell’export delle auto. C’è da considerare un altro dato che dovrebbe fare riflettere, non si parla più di spread che era stato tanto temuto negli ultimi mesi del 2018, si è stabilizzato attorno a 270 punti e la spesa per interesse potrebbe continuare a risentirne.

Un po’ più ottimistiche le previsioni di S&P che ritiene il trend economico italiano ancora in crescita sia pure sempre più lenta ma giudica “positiva” la stima del Pil del Governo per il 2019 all’1% e la riduce allo 0,7% ovvero meno della metà della crescita prevista nell’area euro con un 1,6%. Con il duplice rischio che il debito non cali e che la stagnazione di cui ha parlato apertamente il Ministro Tria di recente, assuma connotati sempre più visibili e pericolosi.

E ancora l‘Ocse secondo il quale anche nei prossimi mesi non si potrà fare a meno del termine “rallentamento” nelle grandi economie: la contrazione del PIl viene confermata per Usa e Germania e nell’insieme dell’area euro con particolare riguardo a Francia ed Italia. Si salvano Giappone, India e l’industria cinese, anche se si arriva in questo scenario a valutare perfino un misero 2% la performance del colosso asiatico."

Questo scenario lascia molti dubbi

“I dubbi non sono pochi: l’atterraggio del reddito di cittadinanza nella realtà economica avviene mentre si parla sempre più diffusamente di stagnazione. Inoltre occorrerà misurare la capacità del sistema, dai centri per l’impiego rafforzati, all’Inps, agli enti locali, alle Poste (alle quali potranno essere consegnate le domande e probabili erogatici della card), ai Caf ed agli altri enti che dovranno telematicamente dialogare con l’Inps, vero motore centrale dell’operazione e che avrà proprio per tale motivo la possibilità di avvalersi di un incremento di personale".

E la quota 100?

“Diverso è il caso di quota 100 sempre meno attrattiva per il pubblico impiego sia perché si trasformerà per molti in quota 101 e 102, sia per il rinvio a tempi medio-lunghi dell’ottenimento della liquidazione. Ma anche i lavoratori del privato sono preoccupati: se la perdita dell’assegno previdenziale si aggira attorno al 7% per ogni anno di anticipo, a quel punto riemerge come soluzione “meno peggio” la tanto critica Ape normale che certamente obbliga a versare alle banche per diversi anni una quota della pensione in interessi sull’anticipo versato al dipendente, ma che finito quel periodo lascia al lavoratore anziano il godimento della intera pensione, cosa che non avverrà invece per i percettori di quota 100”. 

Quali investimenti ci possiamo attendere?

“Se c’è un aspetto assai preoccupante nell’azione del governo è quello della sottesa affermazione, presente in diversi provvedimenti come quelli sul reddito di cittadinanza e quota 100, secondo la quale il lavoro assume un carattere negativo che mai aveva rivestito nelle culture politiche e sociali del passato. Il lavoro come una pena da evitare, le opere pubbliche come un nemico da allontanare, gli investimenti come un corollario e non come un punto fermo per lo sviluppo spingono in tal modo in una direzione di marcia che rischia di bloccare il Paese portandolo verso il declino e l’emarginazione”.

Infine, fisco e pensioni. Che cosa succederà?

“Fisco e pensioni rischiano di diventare due ingombranti problemi per il Governo e di aggravare la situazione del reddito spendibile di molte famiglie italiane che dipendono da redditi da lavoro dipendente e da pensione. Mentre scatta l’operazione “saldo e stralcio” delle cartelle (si verserà a seconda del reddito Isee il 16% del dovuto o il 35%, insomma un condono in piena regola), si moltiplicano i conteggi frutto della divaricazione dei regimi fiscali: flax tax per autonomi e professionisti, progressività inalterata e oltremodo penalizzante soprattutto per il lavoro dipendente ed il pensionato che sono le categorie tassate già fino all’ultimo centesimo da sempre. Un singolare sistema duale che vede le attenzioni del Governo dimenticare completamente il destino fiscale di 18 milioni di lavoratori dipendenti e di qualche milione di pensionati, inchiodati al meccanismo delle cinque aliquote fiscali dell’Irpef mentre con il forfettone buona parte del lavoro autonomo potrà contare su due aliquote assai più convenienti. E di riforma fiscale, come pure di lotta all’evasione fiscale, non si parla più, così come la Flat Tax che era stata il cavallo di battaglia della Lega in campagna elettorale è scomparsa”.

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