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Imprese e Professioni
Pagare con i followers. Idea geniale di "This is Not a Sushi Bar"

Come nasce l'idea che ha trasformato nel giro di poche ore l'immagine di una catena di ristorazione di successo anche in una case history di innovazione dirompente, diventata famosa in tutto il mondo?

This is Not a Sushi Bar

Procediamo con ordine. This is Not a Sushi Bar sarebbe semplicemente nota in tutta la città di Milano per la eccellente qualità dei suoi prodotti e per l'efficienza delle consegne a domicilio, ma da questo a diventare famosa in tutto il mondo ce ne passa. 

thisisnotasushibar patrons
 

La case history è stata presentata agli Alumni Bocconi il 5 marzo.
Tutto è successo lo scorso ottobre al This is Not a Sushi Bar. I titolari volevano vivacizzare un po' l'interesse della propria clientela, già molto soddisfatta del servizio, con qualcosa diverso dal solito. Non volevano la solita promozione che lascia spesso il tempo che trova: basta con gli oggettini regalo e con gli sconti senza motivo. «Vogliamo che i clienti giochino con noi - dicevano - e si sentano partecipi del nostro progetto». E ci sono riusciti benissimo.

 

INSTAGRAM E FOLLOWERS ALLA BASE DEL SUCCESSO

Insomma, hanno creato il primo ristorante al mondo in cui è possibile pagare il conto con i followers di Instagram. L'idea è questa: Matteo e Tommaso Pittarello offrono uno o più piatti gratis in base al numero dei seguaci che ciascun cliente ha totalizzato sul dinamicissimo social. La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo: dalle prime pagine dei più importanti quotidiani italiani è approdata al New York Times e via via in Australia, Estremo oriente, ecc. In Indonesia è diventato addirittura un elemento di culto. Per non parlare dei milioni di impressions sul web.

thisisnotasushibar

Il sistema è semplice. Si ordina un piatto e si pubblica un post su Instagram. Quando si passa alla cassa si ottiene il bonus, basta mostrare il numero di followers della propria pagina. Da 1.000 a 5.000 followers non si paga uno dei piatti ordinati, da 5mila a 10mila due, e così via progressivamente fino a ... udite ... udite ... non pagare assolutamente nulla se si hanno oltre 100.000 followers. Beh, le bevande si pagano, ma mangiare gratis piatti di ottima qualità come quelli proposti da This is Not a Sushi Bar non è cosa da poco.

DISRUPTION

Il termine digital disruption indica il momento in cui una nuova tecnologia origina il cambiamento di una determinata attività e modifica completamente il modello di business precedente. Qui forse non ci troviamo propriamente di fronte a una nuova tecnologia, ma certamente siamo di fronte a un fenomeno mediatico che si inserisce a pieno diritto nel filone della rivoluzione digitale: la tecnologia sta cambiando in maniera radicale, ad una velocità impressionante.  Anche la comunicazione deve sempre rinnovarsi, per creare attenzione e portare rapidamente al ritorno dell'investimento. Non a caso questo progetto è partito come una scheggia su Instagram. Facebook è già vecchio, non avrebbe ottenuto gli stessi risultati.

COMUNICAZIONE INNOVATIVA

Ora non resta che applicare questo o un altro schema innovativo alla nostra comunicazione. Invece di gettare un mucchio di soldi in iniziative obsolete, cerchiamo di utilizzare il nostro cervello per pensare a soluzioni diverse dal solito. Usare il cervello non è un costo aziendale aggiuntivo. E' un asset che abbiamo già pagato e ammortizzato nel corso degli anni. Perché tenerlo inutilizzato?

 

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