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Imprese e Professioni
Partita economica. Gran parte si gioca sui finanziamenti dell’Unione Europea

Next Generation Eu

Gran parte della partita economica si gioca sui finanziamenti dell’Unione Europea per superare la crisi. Anche l’Unione deve fare in fretta, perché un conto è l’accordo politico al consiglio europeo e altro sono le ratifiche parlamentari e soprattutto i regolamenti che devono attuare il Next Generation Eu.

Mario Draghi

Mario Draghi è stato molto chiaro. Se vogliamo molto semplificare, il suo messaggio è stato: "Qui ci sono un mucchio di soldi, ma vanno destinati a investimenti produttivi seri e non erogati come sussidi, altrimenti il debito del Paese aumenta". Dunque, è chiaro innanzitutto che i molti contratti aperti vanno chiusi, ma è altrettanto chiaro che, per esempio, vanno individuate nuove regole sia per la cassa integrazione guadagni sia per le nuove forme di lavoro che si stanno consolidando proprio in questo periodo.

Intervista ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del Pd Metropolitano di Milano

Cara Alessia, che cosa pensi a proposito delle nuove regole sia per la cassa integrazione guadagni, sia per le nuove forme di lavoro?

"E' un argomento assolutamente prioritario, nuove regole sono urgenti. Mi riferisco al lavoro agile e a quello precario. Ma penso anche ad un reddito di cittadinanza che non accompagna verso l’occupazione e a una politica fiscale oppressiva sia per il lavoro sia per le imprese e che necessariamente va rivista con una riforma seria e determinata. Il salto di qualità che dovrebbero fare le parti sociali è di stimolare il governo a prendere decisioni su questi fronti avanzando delle proposte. Quindi rinnovare i contratti va benissimo, e penso che prima o poi un’intesa sarà raggiunta, ma rinnovarli senza affrontare di petto le questioni che abbiamo accennato significa non risolvere i problemi di fondo".

Intendi dire che quanto fatto finora non è sufficiente?

"Sì, parliamo di problemi che puntualmente si ripresenteranno. C’è poi un tema senza il quale il nostro Paese non riprenderà a crescere: il ruolo delle industrie. La pandemia ci consegna un’Italia più povera e divisa, con una produzione industriale che non riprende la sua marcia. Per poter far ripartire il nostro Paese bisogna preservare i posti di lavoro, aumentare gli investimenti infrastrutturali e soprattutto quelli sul lavoro e impegnarsi a tutelare al massimo l’occupazione. Occorre trovare soluzioni serie per le molte vertenze aziendali aperte, in primis l’ex ILVA di Taranto dove la situazione è davvero drammatica da un punto di vista sociale, ambientale e occupazionale, senza sottovalutare il fattore sicurezza in fabbrica che sta diventando pesante e pericoloso per gli impianti che hanno registrato molti problemi e mettono a rischio l’incolumità dei lavoratori. ILVA è una risorsa per Taranto ma anche per il paese e le forze e l’impegno devono essere profusi alla salvaguardia dello stabilimento e della produzione dell’acciaio".

Però qualcosa si sta muovendo

"Hai ragione, il PD ha proprio presentato in questa direzione il documento “Taranto capitale del Green New Deal” con le proposte del partito per la città e l’acciaieria che puntano al mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi e all’impegno per un ambizioso piano di investimenti aggiuntivi molto significativi, sia per la decarbonizzazione, che per la bonifica e il rilancio verde dell’intera area di Taranto. La scelta della decarbonizzazione dello stabilimento, anche con un impegno diretto dello Stato, rappresenta non soltanto la via necessaria per coniugare ambiente, economia, salute e lavoro, ma anche per recuperare competitività nel sistema produttivo, posizionando l’Italia sulla frontiera più avanzata della siderurgia europea".

Su altri aspetti, come fiscalità e salari, che cosa puoi aggiungere?

"Ho apprezzato le parole della Von der Leyen sulla riduzione del cuneo fiscale, che come è noto in Italia è molto alto: sono già stati fatti passi in avanti in questa direzione, ma il quadro va ulteriormente completato. Tuttavia sono più prudente  nei confronti del salario minimo. Con i tempi necessari occorre invece una politica più complessiva che armonizzi la parte fiscale e quella parafiscale del salario garantendo ai sindacati la possibilità della contrattazione. Il rischio del salario minimo è che diventi il salario massimo".

Quale può essere il ruolo dell'Europa?

"Si deve tenere presente che in alcuni Paesi europei il sindacato non ha potere contrattuale, ci sono molte meno garanzie per il lavoro femminile, per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e meno tutele ambientali. Occorrerebbe dunque che le istituzioni di Bruxelles discutano con la Confederazione europea dei sindacati per tracciare una convergenza sulle politiche fiscali e quelle sociali. Solo così si supera il dumping salariale. Mentre il salario minimo è un escamotage che fa il suo effetto,  ma è di scarsa efficacia per equilibrare i diritti del lavoro in Europa".

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