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Aspetti legali di TARGET 2: (dis)equilibrio Europeo

In questa sede si affronterà brevemente – in forma introduttiva – la assai complessa questione del valore giuridico di debiti / crediti effettivi attribuibile ai saldi del sistema TARGET 2 intercorrenti tra Banche Centrali dell’Eurozona; tale sistema venne adottato a mezzo dell’Indirizzo della Banca Centrale europea (BCE/2007/2) del 26 aprile 2007 relativo “ad un sistema di trasferimento espresso transeuropeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale (TARGET 2)”.

I saldi TARGET 2 consistono in un atipico sistema di contabilizzazione della distribuzione delle passività delle Banche Centrali dei vari Paesi dell’Eurozona (SEBC - Sistema europeo delle banche centrali), costituito dalla moneta emessa dalla BCE; per sua funzione e ratio normativa, tale sistema vale all'interno dei rapporti tra la BCE e le varie Banche Centrali nazionali. I crediti TARGET 2 – che sono di natura pubblica – vengono remunerati dalle Banche Centrali debitrici al tasso di rifinanziamento principale della BCE.

Come noto, la Banca d’Italia presenta, ad oggi, elevatissime passività per TARGET 2, le quali a gennaio 2019 erano di circa EUR 482 mld; in caso di uscita dell’Italia dalla valuta Euro – e di conseguenza anche dall’Eurosistema – ci si chiede quindi se l’Italia (o meglio, Banca d’Italia) dovrebbe o meno saldare il proprio debito relativo al sistema TARGET 2, il quale debito non appare nelle statistiche “ufficiali” del debito pubblico italiano.

Alcuni studiosi sostengono che il disequilibrio di TARGET 2 nasca dal fatto che le Banche Centrali dei Paesi cosiddetti core dell’Eurozona (e.g. la Germania) hanno letteralmente “prestato” nel corso degli anni, all’interno del sistema TARGET 2, riserve bancarie alle Banche Centrali dei Paesi cosiddetti periferici (e.g. l’Italia); pertanto, tale saldo rappresenterebbe un vero e proprio rapporto esigibile di debito / credito.

La BCE stessa, in persona del Presidente Mario Draghi, ha affermato (il 20 gennaio 2017) che in caso di uscita unilaterale di un Paese dall’Eurozona i saldi TARGET 2 vadano regolati interamente ed in valuta Euro. Ciò anche in ragione del fatto che tale debito è stato contratto in Euro sotto legislazione straniera; pertanto, qualora un Paese abbandonasse l’Eurozona, tale debito non sarebbe ridenominabile in una nuova valuta nazionale.

Secondo altri studiosi, invece, l’interpretazione di considerare quali veri e propri crediti i saldi TARGET 2 non sarebbe sorretta né da validi presupposti giuridici originanti dalla BCE, né da elementi fattuali:

Sul piano intersoggettivo interno al sistema BCE-SEBC, i saldi TARGET 2 non sarebbero veri e propri crediti-debiti: sarebbero soltanto registrazioni contabili / valori statistici di una ripartizione di competenze operative, endogene all'attribuzione complessiva di bilanciare / compensare la liquidità all’interno dell'Eurozona, tra più articolazioni di un organo complesso (BCE-SEBC). Tale debito sarebbe quindi puramente interno e connesso al sistema SEBC, e dunque prospettabile solamente rebus sic stantibus, in quanto necessitato dall'appartenenza di una Banca Centrale nazionale all'Eurozona ed al suo sistema di pagamenti interbancari passanti per una pluralità coordinata di Banche Centrali nazionali, le quali rimangono formalmente distinte tra loro.

Ad ogni modo, ai sensi di questa differente linea di pensiero, essendo la BCE detentrice della capacità di accredito ed addebito, qualora un Paese dovesse abbandonare l’Eurozona e pertanto anche il sistema di debiti / crediti TARGET 2, i debiti contratti dovrebbero, semmai, essere saldati dalla BCE stessa (e non dalla Banca Centrale dello Stato debitore, la quale comunque non sarebbe realisticamente in grado di pagare tale debito in valuta Euro) a mezzo di un accredito alla rispettiva Banca Centrale dello Stato creditore pari alla cifra richiesta. Il debito non pagato da una Banca Centrale nazionale uscente ricadrebbe quindi sulle Banche Centrali dei Paesi creditori in proporzione alla loro rispettiva quota di capitale nella BCE.

Come si evince dalla sintetica esposizione delle opposte posizioni circa l’effettivo status giuridico dei debiti / crediti del sistema TARGET 2, nonché dalla complessità delle inevitabili problematiche connesse ad eventuali liti tra Stati, Banche Centrali nazionali e BCE sul tema, qualora un Paese dovesse effettivamente abbandonare – volontariamente o obbligatoriamente – l’Eurozona, oppure la stessa dovesse implodere, in assenza di un previo chiaro accordo – che sia condiviso per iscritto da tutte le parti in causa – circa la regolamentazione dei debiti / crediti del sistema TARGET 2, appare concreto il rischio di interminabili dispute legali, le quali causerebbero ingenti danni alla costruzione europea nel suo complesso. Le conseguenze ultime potrebbero poi addirittura trascendere l’ambito finanziario / economico / legale, dando luogo a pesanti ripercussioni politiche e sociali, con crescenti e pericolose tensioni tra Stati.

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