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Italia Atlantica
IL CORONAVIRUS LA NUOVA YALTA

Corrado  de Rinaldis Saponaro

Segretario Politico Nazionale PRI

Bepi Pezzulli

Responsabile Nazionale Esteri e Relazioni con i Partiti Euro-Atlantici

 

Il Coronavirus sta avviandosi a segnare una nuova Yalta. Se quanto successo ieri dovesse segnare l’inizio del disgelo tra Usa e Cina, alla fine della pandemia il mondo si sarà dato un nuovo ordine geopolitico.

Il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping hanno avuto un colloquio bilaterale per concordare lo scambio di tutte le informazioni sul virus e azioni per stabilizzare l’economia mondiale.

La chiamata arriva nel mezzo delle crescenti tensioni tra le due potenze sull’origine dell’epidemia e la gestione della crisi sanitaria. Trump aveva ripetutamente definito la malattia “virus cinese”, mentre il Segretario di Stato Mike Pompeo, l'aveva chiamata “virus Wuhan”. In risposta, la Cina si era imbarcata in un’offensiva propagandistica mondiale per magnificare i suoi risultati che “hanno regalato tempo prezioso al mondo” nel contenimento del contagio, trovando grande risalto mediatico e favore nell'opinione pubblica, impaurita e disorientata.  

Ieri, Trump ha cambiato tono, twittando "La Cina è stata colpita duramente ma ha sviluppato forti conoscenze sul coronavirus”.

La telefonata ha bloccato sul nascere una crisi internazionale. Secondo fonti del Palazzo di vetro, l'amministrazione Trump stava spingendo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a riconoscere le origini cinesi del coronavirus in una dichiarazione congiunta. Davanti a tale prospettiva, la diplomazia di Pechino ha veicolato a Washington la disponibilità del PCC di condividere le informazioni interne.

E’ stata l’agenzia di stampa statale Xinhua a scrivere che le relazioni sino-americane erano in un momento importante e che la Cina avrebbe lavorato con gli USA per “condividere la ricerca scientifica, le forniture mediche e stabilizzare i mercati globali”.

Ma quella di ieri non è stato l’unico colloquio bilaterale del POTUS. Emmanuel Macron è prontamente saltato sul treno dell'unico dialogo bipolare dal cui successo dipendono le sorti dell'economia mondiale nel prossimo decennio. Secondo l’Eliseo, “i due leader hanno trovato l’accordo su una stretta cooperazione attraverso il G7, il G20 e il P5 (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite) per aiutare le organizzazioni multilaterali (Oms, Fondo monetario internazionale e Banca mondiale) a porre fine all’epidemia e a minimizzarne l’impatto economico”.

Il pizzino inviato da Parigi a Angela Merkel e Mark Rutte, è forte e chiaro. Se realmente Washington e Pechino, dinanzi ai pericoli esistenziali ben evocati da Mario Draghi, imposteranno le loro relazioni, sia economiche che geopolitiche, sull’equilibrio strategico, nel nuovo ordine mondiale del G2, la Francia farà la sua partita dando scacco all’Europa.

Il contenuto della telefonata con Trump dà ora piena luce alla posizione francese nell’ultimo Consiglio europeo. Il piano di misure globali pensato da Macron per fare fronte all’emergenza sanitaria ed economica bypassa del tutto il livello comunitario delle decisioni, rendendo inutile un doloroso bagno di sangue ai tavoli negoziali europei.

Se il mondo cambia, l’Ue non può rimanere la stessa. Il messaggio è assordante.

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