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Il piano Colao ottimo, ma lontano dalla cultura del governo
Vittorio Colao (foto Lapresse)

Data la statura manageriale del personaggio, e le sue indiscutibili capacità, era prevedibile che Vittorio Colao non avrebbe prestato il nome e rischiato la faccia presentando un documento di lavoro meno che ineccepibile. Infatti, la task force degli esperti in materia economica e sociale ha predisposto un piano in linea con le migliori best practices.  Le 6 macroaree del Piano Colao (1. Imprese e lavoro; 2. Infrastrutture e ambiente; 3. Turismo, arte, cultura; 4. Pubblica amministrazione; 5. Istruzione, ricerca, competenza; 6. Individui e famiglie), disegnano un Paese moderno, competitivo e solidale e rilanciano formule sperimentate con successo all’estero.

Ad esempio, la proposta di semplificazione della Pubblica Amministrazione che intende superare la “burocrazia difensiva”, lega la responsabilità dei dirigenti pubblici ai soli risultati della gestione e prevede la copertura assicurativa contro il danno erariale. La piena applicazione dell’autocertificazione e il rovesciamento del meccanismo di silenzio assenso, accompagnato da certezza dei tempi e da maggiori controlli, evocano lo choc de simplification varato da Francois Hollande nel 2013.

Analogamente, la proposta in tema di lavoro e riqualificazione dei disoccupati attraverso un sistema di incentivi alle imprese e formazione professionale è in linea con quanto Peter Hartz predispose per Gerard Schroeder nel 2002 per curare la Germania dalla stagnazione susseguente alla riunificazione. Il Piano Colao introduce infatti le lauree professionalizzanti in collaborazione e accordo con imprese, ordini professionali, associazioni imprenditoriali e sindacati che prevedono una significativa partecipazione del mondo delle imprese e del lavoro alla definizione del curriculum di studio e alla docenza. Il tutto rievoca le specializzazioni professionali che hanno portato la manifattura tedesca a primeggiare nel mondo.

Dal punto di vista manageriale, non si può che esprimere apprezzamento per quanto predisposto.

Ma tutto ciò apre un enigma politico. Il Piano Colao non è in linea con la cultura politica della maggioranza di governo. Non a caso, proprio la Vandeana populista Mariana Mazzucato ha rifiutato di firmarlo.

La modernità, competitività e solidarietà attiva delle proposte degli esperti sono in conflitto con lo statalismo e l’assistenzialismo dei giallorossi.

Il Piano Colao mette così una doppia ipoteca politica sul Governo. Il Presidente del Consiglio non ha ora dove nascondersi. Davanti all’eccellente programma di ricostruzione del Paese che mette nero su bianco cosa fare e come farlo, ogni ritardo o fallimento può essere misurato contro un documento commissionato dallo stesso governo e a questo immediatamente imputabile.

E se Conte dovesse portare il piano in Parlamento, esso potrebbe trovare una larga convergenza trasversale alle forze politiche. Ma con tutta probabilità troverebbe opposizione in alcune aree della maggioranza di governo.

D’altro canto, è evidente che la Commissione degli esperti è meglio del governo. Colao ha statura ministeriale e capacità di predisporre un programma di governo, cosa che il governo non ha saputo fare.

Una maggioranza già scossa dalle tensioni politiche interne è ora con le spalle al muro. Da adesso, tutto è possibile.

Corrado de Rinaldis Saponaro

Segretario Politico Nazionale PRI

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