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Italia Atlantica
La morte di Soleimani e le conseguenze: Intervista a Daniel Pipes

 

A seguito dell’uccisione in Iraq del Generale Soleimani, Italia Atlantica ha voluto sentire l’opinione di Daniel Pipes, ospite abituale del giornale e tra i maggiori esperti internazionali di Medioriente.

Questa intervista uscirà congiuntamente su L'Informale.

L’uccisione del Generale Qasem Soleimani decisa da Donald Trump ha colto tutti di sorpresa. Solo alcuni mesi fa Trump aveva dichiarato la sua intenzione di ritirare le truppe dalla Siria e di porre fine alle “guerre senza fine”. Quanto è coerente questa decisione con le sue azioni e decisioni precedenti?

E’ completamente incoerente. Trump agisce spontaneamente, senza alcuna strategia. Il suo approccio da cowboy ha il vantaggio di tenere i suoi nemici in una situazione di spiazzamento, ma significa che il governo degli Stati Uniti agisce incoerentemente e a volte in maniera contraddittoria.

Esiste una “dottrina” Trump relativamente alla politica estera e specificamente al Medioriente?

No, ci sono delle strutture vaghe, come essere tosti con gli alleati, ma gentili con i dittatori, ma nulla che assomigli a una dottrina.

Per quale ragione, secondo lei, Trump ha una atteggiamento morbido nei confronti della Turchia e un atteggiamento molto più duro verso l’Iran?

Lei sta evidenziando un altro aspetto dell’incoerenza di Trump. Forse pensa di potere recuperare la Turchia mentre non può farlo con l’Iran, forse ha interessi d’affari in Turchia mentre non li ha in Iran, forse ritiene che la Turchia sia irrilevante per la sua rielezione mentre l’Iran lo sia. Chi può saperlo?

L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton ha acclamato la decisione di uccidere Soleimani come un passo positivo verso un cambio di regime in Iran. Lei è in favore di un cambio di regime?

Sì, lo sono. Sorprendentemente nessuna amministrazione americana dal 1979 in poi ha aspirato a un cambiamento di regime a Teheran. Spero, ma non mi aspetto che Trump abbia ripensato questa politica.

Ci stiamo avvicinando a un conflitto su larga scala in Medioriente che coinvolgerà gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran?

Dubito che l’Iran si confronti direttamente con gli Stati Uniti perché non può vincere, ma userà mezzi indiretti, come la guerra cibernetica. All’opposto mi aspetto dei violenti attacchi iraniani su Israele. Dunque nessun conflitto su larga scala con gli Stati Uniti ma forse con Israele.

Il presidente turco Erdoğan  sta preparandosi a mandare le sue truppe in Libia. Quanto è pericolosa questa situazione?

Sono poco preoccupato delle truppe turche in Libia, dove saranno solo un altro elemento nel miscuglio e più preoccupato in merito all’intesa che Erdoğan ha raggiunto con il cosiddetto Governo di Unità Nazionale. Quell’accordo ignora i diritti di altri paesi e minaccia l’accordo appena firmato per il gasdotto mediterraneo che va da Israele alla Grecia fino all’Italia. Se Ankara fa sul serio nella sua intenzione di fermare il gasdotto, la situazione potrebbe avere una escalation pericolosa.

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