A- A+
Jungle Guide, sul sentiero dei mercati
Bitcoin e criptovalute, le nuove "bestie" arrivate nella foresta finanziaria

Si sta facendo un gran parlare del Bitcoin e delle criptovalute in genere. Dato che l’anno passato questa nuova asset class ha conseguito ritorni decisamente fuori dalla norma (Bitcoin +300%, Litecoin +200%, Ethereum quasi +500%, giusto per citare alcune delle “cripto” più diffuse), era inevitabile. Giornalisti, economisti, anche illustri gestori hanno lanciato doverosi avvertimenti a non farsi ingolosire da simili performance, il più delle volte aggiungendo scetticismo e sospetto sulla possibilità di un’esistenza duratura per questa nuova forma di investimento.

Io vorrei uscire dal coro, spezzando una lancia in favore di Bitcoin & Co. Intendiamoci: le valute digitali non sono uno strumento facile per i risparmiatori, né lo saranno per l’immediato futuro. L’oscillazione delle loro quotazioni rimarrà estrema e comunque ben al di sopra di quasi tutte le altre asset class e quindi per avvicinare questa nuova “bestia” della giungla finanziaria servirà sempre molta prudenza e circospezione. Non è quindi un investimento per “vedove ed orfani”, come dice un famoso proverbio di Wall Street (noi diremmo “per cassettisti”).

Detto questo ritengo che le criptovalute abbiano ormai un futuro ragionevolmente assicurato, sia nei mercati finanziari, sia per l’economia globale. E per spiegarlo vorrei sgombrare il campo dal principale fraintendimento circa la loro natura: possono senz’altro essere considerate delle monete.

Per la teoria economica 3 sono le caratteristiche che identificano una moneta: mezzo di pagamento, strumento numerario e mezzo per conservare la ricchezza.

Per cominciare, ricordare che nella storia si è fatto spesso ricorso a forme di pagamento diverse dalle tradizionali monete, forgiate in metalli più o meno preziosi. Parafrasando la celebre battuta di Tom Hanks in Forrest Gump “Moneta è quello che moneta fa”: nei millenni passati sono state usate le conchiglie (in Africa ed in Cina) per regolare le transazioni, oppure il Cacao (dai Maya); i legionari romani venivano pagati in sale (che era soprannominato “l’oro bianco”), mentre nella sperduta isola di Yap nell’oceano pacifico le famiglie locali ricorrevano a delle gigantesche macine, le famose Pietre di Rai, come mezzo di pagamento. Spesso venivano messe al sicuro affondandole in mare e quando bisognava usarle per pagare veniva comunicato a tutti il cambiamento di proprietario. Perché dunque non si potrebbe usare una valuta digitale? Se c’è un accordo, una convenzione comunemente accettata dalle parti in tal senso, il Bitcoin può benissimo fungere da moneta di scambio.

Ciò che serve ad un bene per assolvere al compito è che sia liberamente trattato ed accettato, che abbia un proprio valore e non sia falsificabile. Quando si usava l’oro o altri metalli preziosi come moneta buona parte del loro merito come mezzo di pagamento stava appunto nella rarità del metallo; il fatto che fosse un’autorità centrale a garantirne l’autenticità era condizione comune, ancorché non necessaria né sufficiente. Sulla necessarietà basti ricordare come negli Stati Uniti ancora nell’ottocento le banche dei singoli stati avevano potere di emissione. Le frequenti svalutazioni (che al tempo consistevano soprattutto nell’annacquare con altre leghe metalliche, spesso stagno e/o rame, il conio della moneta al fine di ridurre il contenuto di metallo nobile al loro interno) che nei millenni hanno subìto praticamente tutte le valute bastino a far capire come l’esistenza di una Zecca, di un Tesoro nazionale pubblico non costituiscano una condizione sufficiente.

A questo proposito, nel caso delle “cripto” è l’unicità dell’algoritmo responsabile della loro creazione (con la tecnologia blockchain) a garantirne non solo l’autenticità, ma anche la tracciabilità di tutti i passaggi che ha attraversato. Il fatto che esista un numero fisso e definito di unità emettibili conferisce quello status di scarsità (questo sì necessario e sufficiente) a renderlo utilizzabile come moneta. Esso, dunque, è utilizzabile perché impossibile da contraffare e di numero finito.

Certo, vista la volatilità delle quotazioni è ancora difficile da usare per le spese correnti: giusto per tornare alle performance citate per il 2020, con la stessa unità di Bitcoin pagherei 4 caffè in più oggi, rispetto a 12 mesi fa. Ed è uno dei principali motivi per cui sono il primo a riconoscere quanto sia difficile usare diffusamente le valute digitali nella vita di tutti giorni. Eppure già diversi stati ne consentono l’uso; molti negozi ed esercizi commerciali accettano pagamenti in criptovalute, mentre in Svizzera da quest’anno è possibile saldarci parte delle tasse sui redditi.

Moneta come mezzo per conservare la ricchezza: ormai le criptovalute sono a tutti gli effetti un’asset class finanziaria. Sembra un secolo fa, ed invece erano appena poco più di 2 anni, quando Jaime Diamond, l’onnipotente amministratore delegato di JP Morgan, durante una call con gli analisti per parlare dei risultati trimestrali della banca, diceva solo apparentemente scherzando che se avesse beccato uno dei suoi traders a negoziare Bitcoin l’avrebbe licenziato in tronco. Adesso la sua, come tutte le principali banche mondiali, è attivamente coinvolta nella negoziazione di cripto sui mercato. Sono stati creati strumenti derivati standardizzati (futures ed opzioni) per aumentarne la liquidità e piano piano cominciano a diffondersi fondi e certificati (non gli ETF perché non c’è ancora l’ok delle autorità comunitarie) che hanno come oggetto d’investimento le valute digitali. Il motivo principale alla base della diffusione delle criptovalute come strumento d’investimento sta soprattutto nella ricerca di un possibile bene rifugio, alternativo ai metalli preziosi, non influenzabile dalle dinamiche economiche dei governi: con il diffondersi di pratiche come i tassi d’interesse negativi, il quantitative easing e l’esplodere dei deficit di bilancio dei principali governi, sale la preoccupazione degli asset managers nei confronti di un futuro ritorno dell’inflazione, che toglie naturalmente e permanentemente valore alla ricchezza attuale. Quando accademici e ministri delle finanze di mezzo mondo invocano apertamente politiche di aumento dei prezzi come mezzo anche per ridurre il peso (in termini reali) dei debiti fin qui accumulati, ecco che detenere asset che non siano inflazionabili (ovvero che non possano perdere intrinsecamente valore perché ne viene arbitrariamente aumentata la quantità in circolazione) diventa una strategia di difesa dal rischio inflattivo.

Il vorticoso aumento delle quotazioni osservato nel 2020 è a mio avviso quasi interamente spiegabile con la ricerca di un asset non manipolabile dalle autorità, con la domanda per un bene non inflazionabile e che sia resistente ad un possibile futuro aumento dei tassi. Ovviamente la scarsità di valute digitali attualmente presente, la relativa gioventù di questo mercato e la presenza di tanta liquidità di natura speculativa hanno amplificato enormemente le oscillazioni dei prezzi, ed è possibile che ciò avvenga ancora nell’immediato futuro.

Strumento di conto (o numerario): quando un bene diventa un mezzo riconosciuto e diffuso di pagamento e può anche essere utilizzato come asset di valore, automaticamente diventa anche uno strumento di conto. Posso quindi esprimere una quantità economica in Bitcoin, in Ethereum, ecc… Già adesso tutte le principali valute, Euro compreso, sono attivamente negoziate contro le più diffuse criptovalute, rendendo quindi naturale la traduzione di variabili economiche di paesi diversi in tali divise digitali. Alcuni stati sovrani, quasi sempre perché disperatamente alla ricerca di mezzi freschi per sostenere le traballanti economie locali, hanno persino cominciato ad emettere (e quindi accettare come mezzo di pagamento e strumento numerario) una propria valuta digitale: il Venezuela basti come esempio. Ovviamente non investirò mai in tale divisa, né consiglierei di farlo. Ma è il messaggio che conta: il vaso di Pandora delle criptovalute ormai è stato aperto e tornare indietro sarà praticamente impossibile.

E’ inevitabile che, con l’ampliarsi della diffusione delle criptovalute, una qualche forma di maggiore regolamentazione e di supervisione statale verrà attivata. E sarà benvenuta, fornendo infine anche quella legittimità istituzionale necessaria per una loro definitiva accettazione. Il sentiero dunque è tracciato e se anche per il momento investire (o fare trading) in esse rimane un’attività altamente rischiosa per cui servono mani esperte, queste divise non rappresentano né una moda, né una truffa. Anche nel 1999 abbiamo assistito ad una mania speculativa sulle famigerate “Dot-Coms”, le azioni legate al nascente mondo di internet: molti soldi sono stati guadagnati e perduti, ma ciò che è rimasto, una volta aggiustate le quotazioni al valore reale delle aziende sopravvissute, rappresenta ora l’ossatura della moderna società. Sarà probabilmente lo stesso per il Bitcoin.

Commenti
    Tags:
    bitcoincriptovalutelitecoinethereumspeculazionemonete alternativeinvestimenti alternativi
    Loading...
    Loading...
    in evidenza
    Wanda Nara vs la censura social Le nuove foto scaldano il web

    Belen, Diletta e.. scatti Vip

    Wanda Nara vs la censura social
    Le nuove foto scaldano il web

    i più visti
    in vetrina
    Lukaku, il Chelsea di Abramovic fa sul serio per strapparlo all'Inter

    Lukaku, il Chelsea di Abramovic fa sul serio per strapparlo all'Inter


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    il Museo Mercedes-Benz festeggia il suo 15 ° compleanno

    il Museo Mercedes-Benz festeggia il suo 15 ° compleanno


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.