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La Colonna infame
Ubaldo Pagano, Covid 19 non placa le polemiche di Fitto contro Emiliano

Negli ultimi giorni l’eurodeputato Raffaele Fitto (FdI) non ha risparmiato pesanti critiche all’Amministrazione regionale della Puglia accusata di mala gestio della crisi sanitaria e dell’utilizzo dei fondi europei per l’agricoltura. Al centro delle polemiche c'è anche il doppio assessorato ad interim del presidente Michele Emiliano. Al riguardo interviene - su Affaritaliani – il deputato Pd Ubaldo Pagano (nella foto), componente della Commissione parlamentare Bilancio e Commissione bicamerale Banche, il quale sottolinea che ‘Fitto non perde occasione per fare campagna elettorale e nemmeno di fronte ad un’emergenza sanitaria così grave, con tutta la sofferenza e la paura che ne sono derivati, è riuscito a contenere le sue accuse, quasi tutte e quasi sempre infondate. Su un punto, però, vorrei correggerla: non è solo da qualche giorno che Fitto ha puntato il fucile contro Emiliano. Piuttosto, questa strategia offensiva ha avuto inizio – casualmente - dal giorno in cui è stato designato (da chissà chi, in chissà quale stanza a Roma o a Milano) come candidato alla presidenza pugliese per le imminenti elezioni regionali. Prima di allora, avevamo quasi dimenticato della sua esistenza politica, un po’ perché abbiamo lavorato tanto negli ultimi 15 anni per cancellarne la disastrosa eredità amministrativa, un po’ perché lui è stato forse troppo impegnato negli ultimi anni a difendersi nei tribunali per prestare attenzione alle esigenze dei pugliesi. Premesso ciò, possiamo sconfessare coi fatti tutte le sue ridicole strumentalizzazioni'.

Partiamo allora dalle risorse europee per l’agricoltura. Cos’è andato storto nella gestione dei fondi?

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È curioso che adesso Fitto cerchi di prendersi meriti non suoi spacciandosi per il ‘garante’ dell’interlocuzione con la Commissione UE che ha permesso la deroga per l’utilizzo dei fondi fino al 31 dicembre 2020. Questi tentativi ci lasciano un sorriso sulle labbra perché abbiamo una buona memoria e ci ricordiamo che fino alla decisione della Commissione, Fitto non ha fatto altro che sperare che la Puglia e gli agricoltori pugliesi perdessero quei benefici pur di dare addosso ad Emiliano. Solo dopo che la Commissione ha giustamente riconosciuto le ragioni della Regione Puglia, Fitto è magicamente rinsavito, provando ad intestarsene il merito.

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Il ritardo sul target di spesa 2019 è dovuto ai tantissimi ricorsi amministrativi contro le graduatorie delle misure strutturali del Programma di sviluppo rurale Puglia 2014/20. Di fronte a queste circostanze, la Regione Puglia ha ritenuto di sospendere alcuni procedimenti in via cautelativa per non mettere a repentaglio centinaia di milioni di euro di risorse UE. Dopo la sentenza del Tar di Bari dello scorso gennaio che respingeva alcuni di quei ricorsi, speravamo di avere la strada spianata per un’agevole risoluzione della questione. La sentenza di qualche giorno fa, invece, in evidente contrasto con la precedente, ha provocato l’annullamento della graduatoria di aprile 2019 costringendo la Regione ad una nuova disamina dei progetti presentati. Fortunatamente, gli uffici regionali sono già al lavoro su questo fronte per dare sostegno alle imprese nel più breve tempo e nella maniera più efficace possibile. Nemmeno un euro dei 77milioni del FEASR andrà perduto. Non potremmo permetterlo in tempi normali, figuriamoci in un contesto di grande crisi di liquidità come questo.

Fitto si dimostra molto critico anche rispetto alla gestione della crisi sanitaria innescata da questa pandemia. Come risponde alle accuse di chi dice che non si sia fatto abbastanza?

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L’esplosione del Covid-19 ha colto tutti di sorpresa. Chiunque si sarebbe trovato in difficoltà a gestire un’emergenza di questa portata sia dal punto di vista delle azioni di contenimento e contrasto, sia da quello strettamente clinico, di cura e assistenza degli infetti. Su questo, credo che la Puglia ed il presidente Emiliano abbiano fatto scuola. E a dirlo non sono io, ma i numeri che raccontano di una epidemia mai scoppiata nella nostra regione grazie alla determinazione e alla tempestività delle scelte fatte dall’amministrazione regionale. Un caso emblematico è quello dell’ordinanza in tarda notte per evitare che i rientri dalle regioni più colpite potessero trasformarsi in altrettanti focolai.

Ma l’intera gestione è stata impeccabile: in pochissimo tempo il sistema sanitario pugliese è riuscito a riorganizzarsi per adattarsi al contrasto del virus, raddoppiando i posti di terapia intensiva e quelli dei reparti di malattie infettive. Grazie all’efficacia di questa reazione e alla responsabilità dei pugliesi, non ci siamo nemmeno lontanamente avvicinati alle soglie limite della capacità ricettiva delle nostre strutture, come invece è purtroppo accaduto in altre regioni italiane.  Proprio sulla sanità, poi, Fitto dovrebbe avere il buonsenso di non mettere bocca. Se ripenso al rovinoso lascito delle sue scelte politiche e delle sue avventure finanziarie mi tremano ancora i polsi. È a causa sua e della sua amministrazione – e questo lo sa fin troppo bene – se fino ad oggi abbiamo costretto i presidi sanitari ad operare con gravissime mancanze di organico, obbligando il personale sanitario pugliese a fare i salti mortali per assicurare prestazioni e servizi all’altezza.  Forse gli sfugge, ma fu la sua amministrazione a scrivere e firmare la legge regionale n.28 del 2000 che ha legato le mani alla sanità pugliese paralizzandola per quasi 20 anni. Un’operazione infelice, che dopo la finanziaria del 2005 e fino ai giorni nostri, ci ha impedito di assumere personale e fare gli investimenti necessari per ammodernare le strutture ed efficientare il SSR. Quella legge impose una manovra draconiana alle Regioni costringendole a contenere la spesa sanitaria allo stesso livello dell’anno precedente (2004) diminuita dell’1,4%. Un livello di spesa che qui in Puglia scontava ancora il blocco attuato con la legge regionale del 2000 targata Fitto. Per non parlare della chiusura in brevissimo tempo di ben 22 ospedali, spiazzando completamente la domanda di servizi sanitari in Puglia, e della scelta di finanziare la gestione delle USL chiedendo un prestito di 870milioni di euro a condizioni insostenibili.

Adesso, dopo 15 anni di grandi sacrifici e duro lavoro, possiamo dire di esserne fuori. Proprio qualche giorno fa il Tavolo di Verifica Interministeriale ha valutato positivamente la gestione della Regione Puglia sancendo un importante passo verso l’uscita dal Piano Operativo. Questo risultato arriva dopo diversi anni di riconoscimenti per i grandi successi in termini di miglioramento dei Livelli Essenziali di Assistenza e il costante miglioramento di tutti gli indicatori.

Il rinascimento della sanità in Puglia ha un nome e cognome: Michele Emiliano. Un amministratore che ha deciso di tenere a sé l’assessorato di competenza addossandosi critiche e responsabilità. Insomma, ci ha messo la faccia sin dall’inizio e già dai prossimi mesi la sanità pugliese potrà avviarsi verso una nuova era facendo ripartire le assunzioni e gli investimenti. Io penso che questa sia una grande vittoria per tutti i pugliesi che sicuramente non dimenticano i tristi tempi di Fitto.

Ma l’ex Presidente lamenta anche un colpevole immobilismo della Regione sulle azioni di sostegno alle imprese per uscire dalla crisi.

Partendo dal presupposto che le Regioni hanno ben poche competenze in questa materia, la Puglia si è mossa in fretta e in modo trasversale, mobilitando tutte le risorse a sua disposizione per aiutare imprese, famiglie e lavoratori. Ben 665milioni di euro sono stati messi sul piatto senza alcuna decurtazione dai fondi per gli investimenti già programmati. Oltre 250milioni saranno utilizzati per il MicroPrestito rivolto alle attività economiche più fragili, ossia le microimprese e i lavoratori autonomi, che hanno più difficoltà a intercettare gli aiuti posti in essere dal governo centrale. Di queste risorse, il 20% sarà concesso direttamente dalla Regione sotto forma di contributi a fondo perduto per garantire ancora più sostegno alle imprese in difficoltà.  Altri 200milioni saranno destinati alle misure per la liquidità aziendale e al settore del turismo e ulteriori 50milioni per aumentare i fondi di garanzia pubblica a sostegno della liquidità assicurata tramite i Confidi, la garanzia di Puglia Sviluppo e Mediocredito. E ancora, sono stati stanziati 45milioni in più per sostenere l’occupazione nei settori del turismo e della cultura e 85milioni aggiuntivi per tutte le misure di welfare e di integrazione del reddito per le fasce più deboli della nostra comunità, oltre ai 30milioni per potenziare il comparto della sanità.

In definitiva, capisco che Fitto non abbia molti argomenti per attaccare l’amministrazione pugliese. D’altronde i numeri non gli danno molto spazio. Basti guardare ai giganteschi balzi in avanti dell’economia regionale in termini di crescita e occupazione, per non parlare dell’exploit del turismo e del terziario. Tutti frutti che raccogliamo dopo una lunga stagione di investimenti mirati, sia nel sistema produttivo sia nelle infrastrutture, che hanno rappresentato per la Puglia fattori di crescita decisivi in questi anni. Non può essere un caso che tutti gli ultimi report di Bankitalia e Istat riportino uno sviluppo maggiore persino rispetto alle grandi regioni del nord.

I buoni risultati però non possono saziare. Sappiamo che c’è ancora tanto lavoro da fare per mettere i pugliesi nelle condizioni migliori per sfruttare l’enorme potenza e creatività di questo territorio. Malauguratamente per Fitto, i pugliesi ricordano benissimo il suo modus operandi, e i tentativi di riciclarsi dopo 15 anni non credo siano sufficienti a cancellare dalla nostra memoria quella negativa esperienza.

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

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