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La Colonna infame
Elia Valori ad Affari: vi spiego la strategia globale di Brexit

In un recente documento dell'Autorità europea per la politica estera e la sicurezza si fa il punto sulle criticità di politica estera, economica e di intelligence del sistema Europa. Bruxelles, si legge nel documento, deve continuare a sostenere le riforme politiche ed economiche nei Balcani occidentali. E non solo. Perché? Affaritaliani.it lo chiede a Giancarlo Elia Valori, esperto della situazione politico/economica internazionale.

Cosa prevedono le riforme?

La diminuzione dei salari e la compressione del welfare quasi ad imitare le economie asiatiche, trascurando che quelle hanno logiche diverse dalle nostre di impossibile imitazione. Le riforme annunciano anche la diminuzione del costo del lavoro ed una maggiore autonomia fiscale e organizzativa imprenditoriale benché non mi sia ancora chiaro come - gli Stati membri - potranno mantenersi in assenza di entrate fiscali che giustifichino la spesa pubblica. Altro elemento di cambiamento è il rafforzamento dell'asse atlantico/Usa in contraddizione con la linea americana che viceversa intende abbandonare l'Europa, tranne che al confine con la Federazione Russa dove le forze armate statunitensi (non solo NATO) convergono in una struttura militare ad hoc ed in una nuova rete di sensori e siti missilistici, fissi e mobili, tra la Polonia e la Romania fino al confine turco.

Nei temi internazionale l’Ue come si pone?

Idealmente come un ponte per la risoluzione delle tensioni tra Medio Oriente, Africa settentrionale e Golfo Persico, per esempio. Di fatto, senza armi, sostegno economico credibile, alleati stabili e con una obsoleta politica pacifista. Insomma, senza alcuna strategia, proprio come ha affrontato lo sbarco della poco fantasiosa moneta unica.  

Nell’ottica di una nuova strategia globale, se vincesse Brexit Cameron cosa farebbe?

Quale erede di quella Thatcher che prima fece entrare la GB nell’Ue nel 1973 e poi gestì freddamente la presenza britannica a Bruxelles, Cameron non avrebbe alcun interesse ad attivare la nuova strategia globale dell'Unione. Immagino che si avvicinerebbe ancor di più agli Usa oppure giocherebbe con le sue uniche forze tra le diverse potenze regionali nelle aree già citate. Viceversa, se vincesse Bremain, le autorità britanniche non avrebbero alcun motivo per premere l'acceleratore sulla nuova Global Strategy europea.

È in corso la creazione di un nuovo sistema geopolitico?

Il vecchio sistema euroatlantico si sta riducendo e trasformando, ed uno nuovo - l'Eurasia a guida russo/cinese – è in costruzione integralmente promossa da Pechino.  Presto arriverà nel Mediterraneo con la Belt and Road Initiative per integrare le economie europee nel vasto mondo asiatico in grande espansione sul fronte economico/strategico.

Con questa prospettiva l'Ue cosa farà?

karl mark
 

Non ha ancora scelto. Non ha ancora trattato con i rispettivi poli di attrazione. Io noto che ha ancora una visione che Karl Marx (foto) definirebbe ‘economicista’ e crede che basti un Pil disarmato e privo di prospettive strategiche per rimanere a galla nel futuro mondo multipolare.

In caso di soft Brexit cosa accadrebbe?

La GB potrebbe collaborare con l'Ue per una politica di sicurezza comune sul fronte dell’antiterrorismo, ma quasi certamente cadrebbe il progetto di un esercito europeo. Tante debolezze non fanno una forza e non è chiaro quali potrebbero essere gli obiettivi e la strategia unificata del nuovo esercito comune europeo (Joint European Army).

Prescindendo da Brexit, quali sono i piani della GB in materia di difesa?

horatio kitchener
 

La Strategic Defence and Security Review del 2015 prevede investimenti pari a 178 miliardi di sterline in dieci anni. Londra vuole diventare, il più rapidamente possibile, una pocket superpower da sola, la GB punta al vasto campo della NATO e ad una collaborazione bilaterale rafforzata con gli Stati membri e non sulla Common Security and Defence Policy europea che non ha mai gradito.  La Francia è certamente candidata ad una collaborazione stabile con Londra, ma Parigi teorizza la partecipazione delle forze armate tedesche che la GB non vuole. Tutto ciò richiama alla memoria lord Horatio Herbert  Kitchener (foto) che voleva un’Europa unificata in quanto area di tenuta delle invasioni (commerciali, migratorie, finanziarie) da est e da sud, ma scongiurava una Ue unificata perchè sarebbe divenuta inevitabilmente germanocentrica.

Qual è oggi il peso Ue nel quadro NATO?

Tutt'altro che trascurabile. Dal 2003 gli eserciti dei Paesi membri fanno fronte comune (Very High Readiness Joint Task Force) nell'Alleanza Atlantica verso i confini orientali della NATO in base alla regola dell'art.5 del Trattato Atlantico del Nord. L’Europa in questa task force (VJTF) è presente per impegni economici con l’Ucraina successivi alla firma del Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA), il quale prevede, in primis, di rimuovere le tasse sull’import/export ed anche su cereali, carni suine e bovine, pollame e orticoltura. Sono liberalizzati gli scambi manifatturieri (tessuti e aziende di macchine utensili). È prevista una forte riduzione anche dei duties per i prodotti petroliferi. Se la strategia globale Ue stabilisce singole strategies per ciascun punto di crisi (Sahel, Libia, Corno d'Africa), la GB può partecipare al programma NATO senza alcun interesse a farne pienamente parte in quota europea. È evidente che Londra - sul piano militare e strategico - non sarà mai l’Australia o la Nuova Zelanda. Cioè una potenza ‘a chiamata’ come certe collaboratrici familiari. Tuttavia, la GB ha il potenziale, le idee e le armi per divenire, da sola, il power broker in tutte le aree di suo interesse: il Mare del Nord, l'Oceano Indiano, il Grande Medio Oriente. Londra, fin dalla sua entrata nell’Ue nel 1973 ha sempre considerato la sua politica diplomatica nell'Unione come un sottoinsieme della sua più generale azione di politica estera. ­Da Churchill in poi, l'Europa è stata una delle componenti del cerchio britannico nel mondo. Celebre la battuta di sir Winston: ‘abbiamo ammazzato il maiale sbagliato’ pronunciata quando, dopo la fine della seconda guerra mondiale, ipotizzava di invadere l'URSS con il piano Unthinkable per distruggere il bolscevismo nel momento di sua maggiore debolezza.

L’Ue com’è stata considerata da Londra, nel tempo?

Un'area di libero scambio e deregolamentata, e non un’entità politica o, peggio, gli Stati Uniti d'Europa. Naturalmente, Londra ha sempre teso ad accomunare il suo ruolo solitario in Europa al tandem franco/tedesco come leader dell’Ue, cercando di delineare le linee strategiche dell'Unione insieme o, talvolta, contro, l'asse Parigi/Berlino. La GB si è perciò sempre interessata alla Common Foreign and Security Policy europea, alla Common Security and Defence Policy e a tutte le relazioni esterne dell’Ue, spesso intraprese, tramite i veicoli dell'Unione, dai singoli Stati membri. È dunque spiegato, l'interesse britannico per l'EU External Action Service.

Quali i costi e benefici di Brexit o permanenza di Londra nell’Ue?

Basta leggere i 32 documenti preparati dal governo britannico durante la Review of the Balance of Competences per il periodo 2010/15. Se per la politica estera, la GB intende lavorare con i canali europei per raggiungere le sue finalità, Londra è riluttante ad accettare il Fiscal Stability Treaty europeo del 2011, anno dal quale i media e i governi britannici sostengono in parallelo l'Ue e il Commonwealth, quali pilastri di una nuova politica estera e di sicurezza che non si limita solo all’Europa. Anche i viaggi all'estero di Cameron nella prima parte del suo premierato hanno lanciato chiari segnali: la GB non vive solo dentro l'Ue e l’Unione non è l'unico orizzonte della sua politica estera. Londra è più adatta di altre aree ad assorbire le trasformazioni geopolitiche in atto nel mondo come l'espansione dell'Asia, i nuovi poli di sviluppo in America Latina, la crescita della Federazione Russa. Tutto ciò getta le basi per la creazione di un nuovo National Security Council (NSS) che prepara, a scadenze prefissate, la National Security Strategy (SDSS) e a cadenza quinquennale viene predisposta la Strategic Defence and Security Strategy.

Cosa prevedono questi organismi di difesa e sicurezza ?

Raccomandano un ‘approccio decentrato’ all’Ue. La linea è quella di un ruolo Ue di supporto minore alle scelte strategiche della GB. Tuttavia, il suo ruolo nell’Ue rimarrà stabile sia con Brexit sia con Bremain, e rimarranno identiche anche le sfide internazionali che Londra ha deciso di giocare nei prossimi anni.

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

giancarlo elia valori
 

Giancarlo Elia Valori è presidente de: ‘La Centrale Finanziaria Generale’, Fondazione Laboratorio per la Pubblica amministrazione, Delegazione italiana della Fondazione Abertis e Membro dell’Advisory Board School of Business Administration College of Management di Israele. È presidente onorario di Huawei Italia e consigliere economico dei colossi cinesi, HNA Group e Lujiazui Financial Holding Group, nonché accademico alla  Yeshiva University di New York, Hebrew University di Gerusalemme e Peking Universty. È stato consulente del primo governo Moro ed ha collaborato alla stesura dei primi documenti annuali di programmazione economica e dello Statuto dei lavoratori.

Tra i suoi libri più recenti: Antisemitismo, olocausto, negazione, Mediterraneo tra pace e terrorismo, Il futuro è già qui, La via della Cina, Geopolitica dell’acqua, Finis Mundi, Geopolitica del cibo, La vocazione dell’umanità, Geopolitica della salute, Raimondo di Sangro. Il Principe di San Severo e la magia dell’Illuminismo.

 

 

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