I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
La Colonna infame
Gli effetti della Brexit: in calo Pil e valore della sterlina

La Brexit - dopo la caduta del Muro di Berlino - è il più grande shock strategico avvenuto in Europa, tuona Giancarlo Elia Valori che spiega ad Affari come l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue può disegnare nuovi equilibri in cui l'Unione arretra e Mosca entra nel vuoto lasciato da Brussels. Da più parti si sente dire (voci non confermate) che Putin abbia tifato per la Brexit per evitare che - negli stessi giorni - in Ucraina  avvenisse un’operazione a guida NATO e Ue. Se la notizia dovesse essere vera indicherebbe che tra Mosca e l’Occidente è in atto un nuovo assetto strategico orientato verso sud ed il Medioriente.

Per meglio comprendere gli effetti strategici della Brexit – sottolinea Elia Valori – occorre andare indietro nel tempo.

Il mito del 1989, quello del Muro di Berlino (costruito dai tedeschi dell'est nel 1961), era stato coltivato dalle piccole élites culturali europee che lo vedevano come l'inizio del ‘secolo europeo’ distinto dal ‘secolo americano’, rivelatosi poi un grave errore di prospettiva. La sua caduta non ha significato la fine della contrapposizione tra i blocchi comunista e liberaldemocratico, ma il passaggio in un contesto diverso e superiore.

La Federazione Russa lavora per diventare una grande Eurasia, le Repubbliche baltiche sono atlantiche ed europeizzate, molte delle Repubbliche centroasiatiche della vecchia Unione Sovietica hanno una proiezione economico/strategica complessa che non guarda solo al Cremlino, la Georgia, smembrata dalle rivolte dell'Abkhazia e dell'Ossetia del sud, non entrerà mai nella sfera di influenza europea e NATO. Tanto basta alla Russia per  penetrare ed egemonizzare tutta l'Asia centrale, dopo che - la fallimentare esperienza afghana - sarà finita.

Ricapitolando. Il progetto postsovietico di Putin, che spiega molto di ciò che sta succedendo con la Brexit in Ue, prevede una ‘unione eurasiatica’ che inglobi le vecchie repubbliche sovietiche, l’est europeo del Patto di Varsavia, le grandi economie in espansione del sistema Asia/Pacifico. Proprio come ha fatto l’Unione ab inizio.

In questo scenario, ogni rafforzamento della vecchia Unione europea va in direzione opposta alla linea di marcia tracciata da Putin che, peraltro, non vede di buon occhio il coordinamento tra PESC (Politica europea di sicurezza e difesa) e NATO, quest’ultima si sta riposizionando – in seguito ai noti fatti ucraini - sui nuovi confini della Russia e a sud. Putin inoltre sostiene l’accordo doganale del 2012 con Bielorussia e Kazakhistan, i trattati con i Paesi dell'EFTA (Norvegia, Svizzera, Islanda, Liechtenstein) e con la Nuova Zelanda, nuovo asset russo nel Pacifico. L’altro obiettivo russo (insieme alla Norvegia) è il controllo delle immense risorse dell'Artico.

Il ragionamento di Putin – secondo Elia Valori – è il seguente: se l'Ue non ci sarà più, mancherà una presenza significativa degli Usa in Europa e, soprattutto, sui suoi confini. Il progetto russo prevede anche un rilievo militare e strategico secondo cui in seguito all’indebolimento del cuscinetto territoriale tra l’Ue e la Federazione Russa, i Paesi membri saranno certamente più sensibili al richiamo commerciale di Mosca, nonché  ad una futura serie di accordi militari regionali nel Mediterraneo e nei Balcani.

Torniamo agli effetti della Brexit.

Indebolimento della NATO per luscita di una grande potenza militare e nucleare presente nel Consiglio di Sicurezza ONU, qual è l’Inghilterra. Il Tesoro britannico ipotizza un calo del Pil inglese inferiore al 3,6% e della sterlina del 12%. Ne deriva una stretta, già annunciata dal governo Cameron, del 2% sulle spese militari, esattamente la stessa percentuale dell'aumento del budget richiesto quest'anno dall'Alleanza Atlantica. I nuovi sottomarini nucleari britannici, probabilmente, non vedranno più la luce degli abissi perciò la Gran Bretagna dovrà ridisegnare gli impegni marittimi e la partecipazione all’Inherent Resolve (operazione militare americana contro lo Stato Islamico) creando un vuoto che sarà certamente colmato dall'alleanza tra Russia, l'esercito arabo/siriano di Bashar el Assad e le forze gestite dall'Iran sciita. Ne usciranno indebolite le azioni NATO e dell’Ue rivolte a controllare la Russia e i suoi alleati nei Balcani, in Mali, in Somalia e nel Mediterraneo. Ed anche le attività in Libia, dove i corpi speciali di Londra operano da tempo, saranno rese meno rilevanti.

La Cina - nel periodo 2010/14 -ha investito in Inghilterra 12,2miliardi di euro (46miliardi nell’area Ue per realizzare 1047 investimenti complessivi). Inizialmente ha tifato per la Bremain perché – nell’ordine mondiale - non vuole modificazioni strategiche di alcun genere. Dopo l’esito referendario vede favorevolmente la Brexit perché - se il valore della sterlina cadesse - potrebbe favorire gli cambi commerciali bilaterali, la diffusione del renmimbi (valuta cinese) che avrebbe nella sterlina un tramite efficace. Con un’Ue divisa e indebolita, la Cina avrebbe un maggior potere di trattativa con Londra ed i Paesi membri.

Qual è il modello per la ridefinizione dei rapporti tra Londra e l’Ue?

efta
 

Quello svizzero e norvegese. Ovvero il sistema dell'area EFTA (European Free Trade Association). Se Londra vi aderisse pagherebbe il 17% in meno dei contributi finora versati a Brussels. Avrebbe libertà di movimento diversa da quella prevista dall’accordo di Schengen. Di contro, l'EFTA non ha alcun rilievo geopolitico, strategico e militare. E Mosca gongola!

Chi è il vincitore della Brexit?

Se l'interscambio russo/britannico  toccherà i minimi storici e quello con l’Ue è destabilizzato dalle sanzioni imposte dagli Usa e dalle controsanzioni russe, la Cina sarebbe l'unico vincitore effettivo della Brexit.

Chi è il perdente?

israele bandiera
 

Israele, a causa dell’antisemitismo europeista diffuso e della caduta delle economie europee e britannica perché l'interscambio con l’Ue è una delle principali fonti di liquidità per Gerusalemme. L'indebolimento della sterlina e dell'euro nei confronti dello shekel potrebbe danneggiare l'export israeliano, sebbene Netanyahu ha dichiarato che non ci saranno impatti diretti della Brexit su Israele ed il governo perchè la banca di Israele ha creato una situation room per monitorarne gli effetti.

Gli errori dell’Ue

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso’, recitava Dante Alighieri e a questo punto del ragionamento la faccio mia questa espressione. L'Ue ha esercitato un potere impositivo sui Paesi membri che spesso ha sfiorato il ridicolo: dalle regolamentazioni sul basilico a quelle sulle carote, dai caloriferi degli appartamenti alle matite, tutto è diventato ‘europeo’ con una spesa burocratica ed una lentezza da perdere buona parte dei vantaggi sul mercato-mondo che si apriva dopo la caduta del Muro di Berlino e la conseguente globalizzazione/americanizzazione. L'euro è stato sopravvalutato per fare dispetto al dollaro Usa. La lira italiana, nel passaggio alla moneta unica ‘napoleonica’, è stata svalutata di sei volte.

La strategia globale dell’Ue è risultata inesistente quando non banalmente declamatoria. La politica non si fa con l'economia e con l'eccesso di norme si perdono i mercati globali e aumentano i costi di produzione. La Germania non condivide le sanzioni alla Federazione Russa, non ha alcun interesse a favorire la Polonia smembrando l'Ucraina e non intende entrare pesantemente nel Mediterraneo. L'Italia ha la necessità di stabilizzare il Mediterraneo, soprattutto in Libia, ma si trova di fronte alcuni alleati Ue che sono più attenti a spartirsi la torta petrolifera e finanziaria libica che, in passato, era quasi a completo appannaggio dell'ENI e delle nostre banche di sistema. La Spagna, concentrata sulla sua sfera tradizionale di influenza in America Latina, poco si occupa del sistema continental/mediterraneo, a parte l'area del Sahara ex spagnolo e delle coste atlantiche dell'Africa settentrionale.

Dov'è, quindi, la ratio strategica dell’Ue?

Charles De Gaulle sosteneva l’idea di una ‘Europa delle patrie’ estesa, nella prospettiva di dissoluzione dell'impero bolscevico, ‘dall'Atlantico agli Urali’ I confini culturali, spirituali, storici, della nostra idea di Europa sono stati dimenticati a causa di due ragioni: l'affanno di voler accettare chiunque dopo la caduta del regime comunista russo che ha conseguentemente portato ad un apparato elefantiaco dell’Ue, e l’ossessione europeista di creare uno spazio strategico senza ‘armi proprie’, quelle che Machiavelli consigliava ad ogni principe che volesse rimanere al potere.

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

Iscriviti alla newsletter
Commenti
    Tags:
    brexitgiancarlo elia valori
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.