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La Colonna infame
I Massoni del Rito Scozzese a confronto sulla crisi

 

 

 
leo taroni
Leo Taroni

Durante un affollatissimo simposio organizzato a Roma dal 33^ grado del Rito scozzese antico e accettato per la giurisdizione massonica italiana, cinque qualificati relatori hanno esaminato la difficile congiuntura economica che attanaglia il nostro Paese.

 

 

 

 

stefano bisi
   Stefano Bisi

Dopo i saluti di apertura del padrone di casa, il Gran Sovrano Commendatore del RSAA Leo Taroni, che ha sottolineato l'importanza di creare occasioni di confronto su temi di rilevanza sociale, è intervenuto Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, che ha ribadito il ruolo di ‘costruttori di ponti tra le persone e non di fili spinati’ ed ha aggiunto di essere stati ‘tirati in ballo ad ogni scandalo con p2, p3, p4. Per me P significa passione e patria. A Mantova – ha aggiunto – Renzi ha detto che non dobbiamo essere il museo della memoria ma il laboratorio della speranza. Io aggiungo del coraggio'.

 

 

balacco
Corrado Balacco

Corrado Balacco, già gran sovrano commendatore del RSAA e attualmente responsabile comunicazione, ha sottolineato i fattori che sono alla base della crisi: l’eccessiva presenza dello Stato e del parastato  nell’economia nazionale; il Titolo V della Costituzione che nel duemila ha dato il via libera alle Regioni (soprattutto quelle a statuto speciale) riguardo l’impegno economico che ha creato notevoli difficoltà nella quadratura dei bilanci;  la rigidità del contratto nazionale di lavoro parzialmente attenuato dal job act; l’impegno del governo Renzi  a migliorare il mondo del lavoro, ancora – ahimè – con scarsissimi risultati.

 

 

mario baldassarriMario Baldassarri


I lavori congressuali sono stati aperti da Mario Baldassarri, economista, che ha esaminato le cause tutte italiane della crisi che ci affligge ponendo l’accento sulla corruzione e l’evasione, alla base del nostro deficit. 

 

 

 


 

 

domenico de masi
Domenico De Masi

Il sociologo Domenico De Masi dopo aver illustrato i cambiamenti sociali previsti fino al 2030 analizzando demografia, tecnologia, lavoro e tempo libero, destrutturazione,  etica, estetica, androginia e cultura. Ha concluso auspicando – per venir fuori dal deficit – ‘un nuovo patto sociale tra uomini e donne, giovani e anziani, autoctoni e immigrati, ricchi e poveri, occupati e disoccupati al fine di ridistribuire la ricchezza, il lavoro, il potere, il sapere, le opportunità e le tutele’.


 

 

 

 

maurizio pallante
Maurizio Pallante

Maurizio Pallante, ideologo del Movimento decrescita felice ha sottolineato che confondere la decrescita con la recessione non è esatto. La recessione è la diminuzione generalizzata e incontrollata della produzione di tutte le merci. La sua conseguenza più grave è la disoccupazione che a sua volta riduce il potere d'acquisto e induce le aziende a ridurre ulteriormente la produzione.

La decrescita è la riduzione selettiva e guidata della produzione delle merci che non hanno alcuna utilità, ovvero degli sprechi: di energia negli edifici non coibentati, del cibo che si butta, dei materiali riutilizzabili contenuti negli oggetti dismessi che vengono interrati o bruciati. La decrescita non consiste nell'apporre
il segno meno al posto del segno più davanti al prodotto interno lordo, perché altrimenti non si uscirebbe dalla logica quantitativa su cui questo indicatore si fonda. La decrescita richiede l'introduzione di criteri qualitativi nella valutazione del fare umano. Per ridurre gli sprechi occorrono tecnologie più avanzate che richiedono una occupazione più qualificata, e pagano i loro costi d'investimento con la riduzione dei costi di gestione che consentono di ottenere. La decrescita consente di aprire una nuova fase economica fondata non, come ora, sul tanto anche quando è peggio, ma sul meno solo quando è meglio'.

 

nicola rossi
Nicola Rossi

L’economista Nicola Rossi ha esordito ponendo alcuni quesiti. Ci stiamo allontanando o avvicinando ai nostri partner dell'eurozona? E’ servito a qualcosa il debolissimo (per quantità e qualità) processo riformatore dell’ultimo quindicennio? Lo sforzo degli ultimi due anni ha prodotto risultati? In quanto tempo potremmo sperare di sentirci pienamente europei? Qual è stato, nello stesso periodo, il comportamento degli altri Paesi mediterranei dell'eurozona? Nella sua disquisizione ha provato a rispondere a queste domande tentando di capire quali siano le ‘colonne d'Ercole’ che dobbiamo varcare se vogliamo uscire non solo e non tanto dalla crisi iniziata nel 2007 quanto dal lungo declino in corso da ormai più di vent'anni. 

Al di qua delle colonne – dice Rossi - la ricetta perfetta per fare le riforme (e non farle durare) è quella di scegliere il momento sbagliato (farle troppo tardi). Il tempo è necessario per costruire il consenso, ma troppo tempo spesso fa sì che si riformi un mondo che è già diverso e che richiede nuove riforme che, a loro volta, arriveranno con ogni probabilità troppo tardi. Se mai arriveranno. Perchè molte cose, al di qua delle colonne, non accadono mai. Lo Stato italiano continua a  intermediare più del 50% del prodotto, oggi come e più di ieri, e siamo tornati a produrre acciaio e a gestire alberghi. La corruzione è endemica, oggi come e più di ieri. E la vicenda del canone televisivo illustra, come meglio non si potrebbe, il senso profondo della lotta all’evasione: più spesa pubblica. Al di qua delle colonne si soffoca. Non sappiamo se oltre le colonne d’Ercole troveremo le Indie, ma sappiamo cosa lasciamo al di qua e sappiamo (dovremmo sapere) che rimanere al di qua non è nel nostro interesse di cittadini’.

david carretta
David Carretta


David Carretta, giornalista corrispondente da Brussels per Radio Radicale, ha sottolineato che il nostro Paese attualmente oscilla tra due possibilità per uscire dalla sua lunga depressione, senza però mai fare una scelta chiara. La prima sarebbe trasformarsi in una Germania. Vale a dire rispettare alla lettera il Patto di stabilità e riformare in profondità la sua economia (come hanno fatto Schroeder e Merkel con Agenda 2020) aspettando pazientemente che diano frutti. Ma gli italiani non sono tedeschi e alla fine cercano sempre una via di fuga!

La seconda è denunciare il Patto di stabilità e tagliare in profondità le tasse, sperando che una rivoluzione reaganiana rilanci la crescita in modo da non mettere in pericolo i conti pubblici, nonostante l'aumento consistente del debito. ‘La scommessa – osserva Carretta - è rischiosa perché gli investitori potrebbero spaventarsi e tagliare fuori l'Italia dal mercato del debito come è accaduto nel 2011/12. Pur fissando i paletti del Patto di stabilità e cercando di approfittare di ogni falla, nessun governo italiano ha osato percorrere questa via. Ne deriva che né la Germania né Reagan rappresentano la crescita all’1-2percento fino alla prossima crisi’.

Una terza via è possibile’, continua. ‘Esiste un tesoretto di 240miliardi di euro di spesa fiscale data da esenzioni, deduzioni, agevolazioni fiscali, iva ridotta e super-ridotta. Le entrate del bilancio dello Stato ammontano a poco più di 500miliardi. Se si abolisse tutta la spesa fiscale si potrebbero cancellare in un colpo Irpef, Irap. Tutto ciò non è possibile, ma basterebbero 100miliardi ripartiti tra individui e imprese per rendere il sistema fiscale più equo attraverso un effetto di ridistribuzione del carico fiscale al fine di finanziare consumi e investimenti, mantenendo inalterato il saldo dei conti pubblici. Il problema politico - ancora una volta in Italia - è affrontare la rivolta dei privilegiati del fisco’.

Cos’è il Rito scozzese antico e accettato (Rsaa)

È l’intellighentia della massoneria internazionale (Grande Oriente), unico depositario della tradizione e della filosofia perenne nata millenni fa (la tradizione lo fa risalire ai tempi dei Veda upanishad) e arrivata fino all’attuale istituzione massonica e soprattutto scozzese quale percorso gnostico in parallelo alla religione tradizionale. L’origine del Rito scozzese risale al 1300, quando – secondo la tradizione - in Scozia, un gruppo di templari sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello, ripararono a corte di re Giovanni Brus I^  in conflitto con l’Inghilterra. 

(segreteria@mariellacolonna.com)

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