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La Colonna infame
Il dialogo è una nuova maniera di essere Chiesa

Il dialogo interreligioso è un tema cruciale della riflessione della Chiesa negli ultimi anni. Da Paolo VI a Bergoglio passando da Wojtyla si è posto l’accento sulla reciproca relazione tra il Vangelo e le culture con cui esso viene in contatto. Il messaggio cristiano deve essere aperto ad ogni cultura e reso accessibile ad ogni persona attraverso un processo di trasmissione di conoscenza mediante il quale il Vangelo introduce qualcosa di nuovo nella cultura e la cultura apporta qualcosa di nuovo alla ricchezza del Vangelo. Lo ricordava  Giovanni Paolo II quando sosteneva che ‘per l'inculturazione la Chiesa incarna il Vangelo nelle diverse culture e, nello stesso tempo, introduce i popoli con le loro culture nella sua stessa comunità, trasmette ad esse i propri valori, assumendo ciò che di buono c'è in esse e rinnovandole dall'interno’ (Redemptoris missio, n. 52). 

Prendendo spunto da questi concetti, Bergoglio accoglie ed ascolta i rappresentanti delle culture indigene, delle grandi tradizioni religiose e della modernità critica, i quali  avanzano prospettive secondo cui la Chiesa deve considerare parte del dialogo sia l'esperienza cristiana sia la diversità di altre esperienze. Questa nuova cultura dell’incontro e del dialogo mi fa credere  che la Chiesa contemporanea stia vivendo un’epoca di rinnovamento. Bergoglio è esemplare in questo ruolo, egli incarna la medesima creatività manifestata nei primi secoli e nei momenti migliori dell’opera di evangelizzazione cristiana.

Gli esempi sono molteplici dal suo insediamento ad oggi. Dall’indimenticabile incontro tra Abu Mazen e Shimon Peres alla visita alla Chiesa luterana di Roma, dove i luterani si sono sentiti molto più vicini a lui che ai suoi predecessori. Il dialogo con il patriarca di Mosca Kirill potrebbe sfociare in  un sinodo pan-ortodosso. L’invito rivolto ai cristiani ad intavolare un dialogo rispettoso con l’Islam pur condannando duramente le violenze è un modo di ‘alzare lo sguardo per andare oltre. Il rispetto reciproco è il fine del dialogo interreligioso’, ha detto. La mediazione del Segretario di Stato, Parolin, potrebbe dare – ben presto – i suoi frutti con la ripresa del dialogo tra la Santa Sede e la Cina interrotto oltre mezzo secolo fa. E chissà che non si ristabiliscano – subito dopo – i rapporti con il Dalai Lama.

Questo lavoro - incessante e quotidiano – presuppone impegno e dedizione da parte di chi si è liberato dai pregiudizi ed ha scelto una vita senza barriere partecipando a gioie e preoccupazioni altrui attraverso le ricchezze spirituali come la preghiera e la contemplazione.

La storia pastorale del papa argentino racconta di un uomo generoso con le tradizioni religiose di minoranza, guidato dal faro della giustizia che si fa realtà che modella il mondo. In ‘Servitori della missione di Cristo’ (34^ Congregazione generale decreto 2, nr.20) si legge che l’opera gesuitica ‘di servizio della fede e promozione della giustizia deve ampliarsi sino ad includere, come sue dimensioni integrali, la proclamazione del Vangelo, il dialogo e l’evangelizzazione della cultura’.

Spesso ricorre una domanda: quale significato oggi ha la missione di evangelizzazione alla luce della pluralità etnico-religioso-culturale? È evidente che il superamento dei pregiudizi di carattere storico/culturale e socio/teologico porta ad andare oltre il razzismo, il fondamentalismo religioso e l'intolleranza. Il cambiamento di prospettiva  promuove la pace, la giustizia, l'armonia, i diritti umani ed il rispetto della parola di Dio. Bergoglio è impegnato – mi sembra - a fare tutto questo e ad affermare che fuori da Dio 'non vi è salvezza'. 

Il rispetto di altri credi religiosi è la risposta umana all’opera salvifica dell’Ente Supremo tra i popoli e le culture. Dio vuole che tutti gli uomini si salvino perciò conduce i credenti di tutte le religioni all'armonia nei modi che solo Lui conosce e che i fedeli condividono perché il Suo spirito è in continuo dialogo con loro. Papa Wojtyla sottolineava che il dialogo interreligioso ‘è sempre un dialogo di salvezza perché cerca di scoprire, chiarificare e comprendere meglio i segni dell’antico dialogo che Dio mantiene con l'umanità’. Difficile dargli torto. Con il dialogo aperto e sincero l’umanità accoglie Dio e con Lui interagisce perché essa ha imparato ad aprirsi agli altri attraverso di Lui. Così facendo il Suo lavoro è realizzato  mediante la Chiesa e la sua attività evangelizzatrice. Inoltre, rivolgendosi ad alcuni leader di religioni non cristiane Giovanni Paolo II faceva notare che ‘le religioni contengono un potenziale di liberazione che mediante la collaborazione interreligiosa  potrebbe creare un mondo più umano’ con l’intervento dello Spirito Santo che porta al superamento del peccato affinchè Dio sia dovunque, nel rispetto dell’ambiente (l’enciclica ‘Laudato si’ di Bergoglio è un esempio) e in ogni persona. 

papa giovanni paolo II (2)
 

La liberazione umana, specialmente del povero (di spirito ndr), diventa punto di incontro delle religioni. ‘I cristiani – sottolineava il papa polacco a Manila nel 1981 - daranno la mano a tutti gli uomini e le donne di buona volontà e lavoreranno insieme per far nascere una società più giusta e pacifica in cui il povero sarà il primo ad essere servito’.

Per quanto sia im­­possibile tracciare una linea di dialogo valida universalmente è anzi possibile crescere nell'apertura allo Spirito Santo per camminare con gli altri in un ‘fraterno viaggio in cui ci accompagniamo vicendevolmente verso la méta che Dio ci pone dinanzi’ spiegava Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986. La spiritualità umana dovrebbe essere caratterizzata da un ‘profondo rispetto per tutto ciò che nell’uomo ha operato lo Spirito, che soffia dove vuole’, rimarcava nel Redemptoris Missio. 

Il pensiero di Paolo VI secondo cui ‘il dialogo è una nuova maniera di essere Chiesa’ si realizza – nell’ottica gesuitica - attraverso la ricerca universale di esperienze contemplative di Dio e misericordiose verso il povero che anela a giustizia e libertà. Il dialogo autentico con le altre religioni esige approfondimenti di fede e impegno cristiano perché esso avviene soltanto tra chi è radicato nella propria identità. Per  realizzare tutto ciò occorre una base filosofica e teologica attenta alla persona ed al mistero di Cristo.

Se è vero che la speranza - come afferma Bergoglio - è ‘un’ardente aspettativa’ mi piacerebbe che il vento continuasse a soffiare dove vuole e avvolgesse chiunque si mostri sensibile ad essere fecondato dal germe dell’incontro e del dialogo liberato dai pregiudizi della differenza, ma nella differenza unito. Se Bergoglio riuscirà a coinvolgere l’umanità in questo progetto la Chiesa vivrà il suo Rinascimento.

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

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