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La Colonna infame
Il gen. Mori, vi dico come sconfiggere il terrorismo islamico

Se i gruppi terroristici sono sufficientemente individuati, e quindi aggredibili, una risposta proattiva diventa inefficace se, oltre al singolo e alla formazione jihadista, l’opera di dissuasione e contrasto non è portata con decisione anche e soprattutto contro chi diffonde, arma e finanzia il terrorismo’. È perentorio Mario Mori, il generale dei Carabinieri già comandante del Ros a Palermo oltre che direttore dei Sisde, il Servizio segreto italiano, alla sua seconda fatica letteraria. Dopo ‘Servizi e Segreti’ (ed. GRisk) pubblicato l’anno scorso, ‘c’ha preso gusto’ a raccontare fatti e misfatti che ruotano intorno ai temi delle politiche legate alla sicurezza. E - forte della sua esperienza nel mondo della difesa e dell’intelligence - ha provato a tracciare nel suo secondo libro ‘Oltre il terrorismo. Proposte per il contrasto del fenomeno’ (ed. GRisk) probabili soluzioni per sconfiggere la piaga del terrorismo islamico.  Abū Bakr al-Baghdādī, califfo dell'autoproclamato Stato islamico, veicola il messaggio di combattere una guerra di religione che in realtà non è di religione perché – sottolinea Mori ad Affaritaliani.it - ‘l’Islam non ha dichiarato guerra all’Occidente’.

ergosum
 

In questo nuovo libro da qualche giorno nelle librerie, presentato a Ergo Sum, il festival letterario di Cavallino (Lecce) organizzato dal Comune dell’omonima cittadina salentina con la direzione artistica di Alessandra Pizzi, autrice, scrittrice e regista, il gen. Mori scrive che ‘oggi, in àmbito musulmano è in atto un confronto politico/religioso che vede contrapposte due linee confessionali predominanti: la maggioritaria sunnita contro la forte minoranza sciita. Le due fedi hanno come potenze di riferimento attuali rispettivamente l’Arabia saudita e l’Iran, che agli aspetti religiosi uniscono interessi e indirizzi politici volti al predominio sull’intero mondo islamico’. L’Europa in questa vicenda ha ‘la funzione di cassa di risonanza per le iniziative dei protagonisti dello scontro che si contendono il sostegno delle varie nazioni dell’Occidente allo scopo di prevalere nei loro àmbiti geopolitici’. Inoltre, Mori è convinto che nel vecchio continente in seguito all’incessante onda migratoria proveniente dal mondo musulmano si potrebbe registrare un’inversione di tendenza religiosa perchè l’ ‘innesto progressivo ma indolore di un popolo - nel lungo periodo - potrebbe realizzare una parziale islamizzazione dell’Europa’.

Se gli Stati che hanno diffuso e tuttora sostengono il terrorismo sono noti, cosa osta fermare il fenomeno?

vignetta isis arabia
 

L’Arabia Saudita è il Paese originatore e propalatore del jihadismo nell’area di diffusione della religione musulmana e anche oltre. Il sostegno del Qatar, pur partendo da finalità diverse (perché originate da valutazioni esclusivamente politiche), ha sortito i medesimi risultati. Questa linea d’azione sta però rischiando di sfuggire di mano ai suoi ideatori, se è vero che 15 delle 17 persone che hanno portato a termine l’attacco dell’11 settembre negli States sono stati identificati come cittadini sauditi. Se a ciò si aggiunge la reazione molto risentita dell’Arabia Saudita dopo la recente decisione del Congresso degli Stati Uniti (assunta contro il parere di Obama)  di estendere anche ai Paesi stranieri la legge contro gli sponsor del terrorismo (JASTA) con la possibilità concessa al privato cittadino di richiedere il risarcimento dei danni patiti a seguito di attentati, la questione assume contorni completamente diversi. Nel senso che se questo esempio sarà seguito da altri Paesi il governo di Riad insieme agli altri Paesi che lo hanno seguito in questo percorso, dovrà modificare il proprio orientamento.

In quale senso?

kennedy krushev la guerra fredda
 

Il consesso internazionale non può consentire impunemente che le sue organizzazioni sociali siano messe sotto scacco da una tendenza assolutista e minoritaria anche nel mondo musulmano, che complica le relazioni mondiali e provoca gravi e diffuse situazioni d’instabilità politica, da cui deriva parzialmente anche la recente ripresa della conflittualità tra Usa  e Russia a livelli che ricordano i tempi della Guerra Fredda. Inoltre, i Paesi che sostengono il wahhabismo (pensiero che unito al salafismo costituisce la base ideologica e religiosa della galassia jihadista) devono impedire la diffusione di questa teoria ricorrendo a pressioni politico/economiche, viceversa si corre il rischio che alleanze tra Stati mossi da interessi antitetici risolvano militarmente i contenziosi sfruttando questa specifica crisi. Non a caso, il sistema di alleanze delle nazioni sciite raggruppate intorno alla Repubblica iraniana con il sostegno della Russia, venutosi a creare a seguito della crisi siriana, è un chiaro indicatore di come la situazione potrebbe evolvere al peggio. Dunque, occorre sconfiggere il wahhabismo con una politica concertata che coinvolga anche i Paesi musulmani.

L’Italia quale ruolo giocherebbe in questa strategia?

Un ruolo che le deriva dal passato quando  si è distinta nel dialogo con le nazioni islamiche, specie quelle arabe ma anche iraniche. Sviluppare cioè un’azione preminente che, pur nel rispetto dell’alleanza atlantica, definisca accordi e indirizzi comuni al di fuori dell’àmbito NATO e funga da ponte con l’area mediterranea e orientale che costituisce un caratteristico e consolidato indirizzo geopolitico, peraltro attuato anche in anni recenti della nostra storia.

Il futuro?

paesi MENA
 

L’area rappresentata dai Paesi del Medio Oriente e Nord Africa compresi gli Stati mediorientali e del Maghreb (MENA) dovrebbe essere il nostro principale obiettivo strategico per consentire il recupero degli àmbiti d’indipendenza operativa che la storia e le tradizionali relazioni internazionali impongono. Con questi indirizzi generali sarà possibile ottenere risultati in settori come la sicurezza estendendo le intese oltre che a livello politico, economico e tecnologico, anche alla cooperazione tra le Forze di polizia e di intelligence. Non si tratta di venir meno ai nostri vincoli storici col mondo occidentale, ma riprendere quei margini d’iniziativa che altri hanno già assunto e ribadire un ruolo d’indipendenza politica che dal dopoguerra ad oggi solo raramente siamo stati capaci di avere. La storia ci insegna che i problemi vitali non si risolvono con le misure parziali, ma con decisioni chiare e coerenti che, quanto più puntuali sono, meglio e con minori ritorni negativi sortiscono i loro effetti.

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

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