I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
A- A+
La Colonna infame
Il Ministero della Salute vieta il grano trattato con glifosato

Dopo aver probabilmente a lungo mangiato pasta fatta con grani trattati con sostanze chimiche, è arrivato il divieto assoluto all’utilizzo del glifosato,  erbicida  utilizzato in agricoltura, disposto in via temporanea dal Ministero della Salute che ha pure revocato l’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari che lo contengono. La limitazione è fissata fino alla fine del 2017.

moncalvo coldirettiRoberto Moncalvo Coldiretti
 

Nel frattempo, secondo il presidente della Coldiretti Moncalvo, che interviene a proposito delle limitazioni imposte dall’Italia all’impiego del glifosato nei parchi pubblici e parcogiochi, oltre che nelle fasi di pre-raccolta in agricoltura, si tratta di una misura ‘all’avanguardia in Europa e nel mondo’ ma che non tutela completamente i cittadini finchè non saranno adottate ‘misure precauzionali sull’ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano, utilizzato per la pasta, proveniente dagli States e dal Canada dove si fa un uso intensivo del glifosato utilizzato come seccatutto al fine di garantire artificialmente un livello proteico elevato’. Gli fa eco Cristiano Laurenza, segretario nazionale Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) il quale sottolinea che ‘il glifosato contenuto nella pasta è talmente al di sotto dei previsti limiti di legge che non sarebbe possibile superarli neppure mangiando 200 chilogrammi di cibo al giorno’.

cristiano laurenza aedipigrano pasta
Cristiano Laurenza Aidepi

L’importazione di questo nobile cereale, racconta il micologo, Andrea Dibenedetto, da anni impegnato a studiare grani e micotossine (metaboliti tossici prodotti  da muffe), ‘è un regalo dell’Ue che, dal 2006, in seguito alle pressioni delle lobby, consente l’arrivo, con le navi, di grani duri che in altre parti del mondo vengono smaltiti come rifiuti tossici. Il problema vale per tutti i consumatori europei ma, in particolare, per gli italiani, soprattutto per gli abitanti del sud Italia, i quali hanno un consumo medio annuo di 130 chilogrammi di derivati del grano, tra pasta, pane, pizze, dolci. (http://www.inuovivespri.it/2016/10/01/il-grano-canadese-che-arriva-in-europa-e-un-rifiuto-speciale-che-finisce-sulle-nostre-tavole/).
ivano vacondio italmopaIvano Vacondio Italmopa
 

Replica, a tal proposito, Ivano Vacondio, presidente Italmopa  (Associazione mugnai d'Italia) il quale spiega che ‘il frumento importato rispetta le disposizioni comunitarie – le più severe al mondo a giusta tutela della salute dei consumatori - per la presenza di contaminanti ed è severamente controllato sia dagli organi pubblici di vigilanza sia  dalle aziende molitorie’. Anche Laurenza interviene e sottolinea che ‘il grano importato dai pastai non solo è sicuro e controllato come quello nazionale ma è anche altamente qualitativo. L’industria della pasta offre lavoro a migliaia di persone anche nella prima fase della filiera produttiva ed è un comparto strategico del made in Italy che ogni anno produce 5miliardi di euro di fatturato a fronte dei 2miliardi di euro annui di fatturato dell’industria semoliera’

La tesi della tossicità del glifosato è soostenuta in uno studio pubblicato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, tra le università più all’avanguardia nel mondo per la ricerca. ‘La sua presenza negli alimenti e nel consumo animale umano – si legge nel documento - è onnipresente. Esso è ritenuto il biocida più utilizzato sul pianeta. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato una forte correlazione tra la crescente incidenza negli States di un gran numero di malattie croniche ed il maggiore utilizzo di glifosato su colture di mais, soia e frumento, perché - agendo come un analogo della glicina (aminoacido presente nelle proteine) - questo erbicida può essere erroneamente incorporato nei peptidi durante la sintesi proteica. ‘Questo processo – spiega il prof. Loreto Gesualdo, direttore della Struttura complessa  di nefrologia, dialisi e trapianto del policlinico universitario di Bari e ­preside dell’omologa Scuola di medicina - può spiegare il legame con patologie come il diabete, l’autismo, il parkinson, le malattie renali. E tumorali come: i linfomi non Hodgkin’. Alla luce di tutto ciò è evidente - continua il prof. Gesualdo - che ‘ il largo uso di glifosato nelle zone a prevalente vocazione agricola, ne ha probabilmente contaminato le riserve idriche e l’aria esponendo a rischi per la salute la popolazione generale. Pertanto, l’auspicio è che si possa quanto prima sostituire l’utilizzo di questo pesticida con approcci più efficaci ed economici per la crescita delle nostre colture agricole’.

loreto gesualdoProf.Loreto Gesualdo università di Bari
 

Lo studio del MIT evidenzia inoltre una correlazione con altre malattie molto diffuse negli ultimi 40anni, quali: obesità, asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), edema polmonare, insufficienza surrenalica, ipotiroidismo, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie da prioni, lupus, malattia mitocondriale, sterilità, ipertensione, glaucoma, osteoporosi, epatopatia. Il segretario Laurenza non è d’accordo sullo studio del MIT che giudica ‘inconsistente’ ed aggiunge che esistono ricerche ufficiali pubblicate sul glifosato (condivise da EFSA e OMS/FAO) che evidenziato il ‘non rischio cancerogeno per l’essere umano con l’esposizione attraverso la dieta. Mentre, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), lo ha classificato come ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo’.

La cautela degli organi internazionali preposti al controllo e sicurezza degli alimenti spiegherebbe la prudenza del Ministero della salute  italiano che lo ha limitato soltanto fino al 2017 ed in fase di pre-raccolta del grano. Ma i controlli su quello importato si fanno? E come vengono svolti?

In Puglia, all’inizio di quest’anno, la Forestale - durante un’operazione di controllo di quattro navi provenienti dal Messico che trasportavano oltre 125mila tonnellate di grano - ha rilevato la presenza di aflatossina, pericolosa per la salute. I campioni prelevati sono stati consegnati all’Arpa, ente regionale preposto al controllo, per essere analizzati in laboratorio. Però l’Arpa, accreditata ACCREDIA per eseguire moltissime analisi sui residui di fitofarmaci previsti dal Reg.CE 396/05 e su molte altre sostanze, per la verifica della presenza di glifosato non è autorizzata. ‘Ne consegue – sottolinea l’agronomo Michele Ferrulli - che le analisi condotte dall’Arpa per la determinazione del glifosato non sono conformi. Al danno si aggiunse la beffa quando la Forestale accertò la presenza dell’aflatossina nel grano fermato al porto di Bari utilizzando un innovativo test, il ’Lateral Flow Test’, e fu successivamente smentita dall’Arpa che certificò l’assenza di pesticidi. In Italia i laboratori pubblici accreditati per individuare il glifosato nei vegetali non esistono. Ce ne sono alcuni privati che non hanno alcuna competenza nelle operazioni di sanità pubblica’. La replica di Cristiano Laurenza è che ‘il grano importato è controllato più volte rispetto a quello nazionale: dal produttore nel Paese di provenienza, dalle autorità sanitarie e doganali italiane, dai produttori di semola e dai pastai che verificano eventuali residui sia sulla semola sia sulla pasta. I controlli della Guardia Forestale’ ai quali fa riferimento l’agronomo Ferrulli (ndr) ‘non hanno trovato tracce di glifosato, ma hanno solo inizialmente rilevato un’eventuale presenza di micotossine che le controanalisi hanno poi definitivamente smentito’.

Questione complicata soprattutto se si considera il probabile danno alla salute umana e all’economia dei cerealicoltori che con l’importazione massiccia vedono calare il prezzo del grano. Al riguardo Dibenedetto spiega che ‘un grano che ha viaggiato molto deve costare di più invece, con riferimento al grano duro che arriva dal Canada, avviene l’esatto contrario: alcune partite costano poco. Questo dovrebbe farci riflettere. Mezzo chilogrammo di pasta non può costare 35/40 centesimi di euro. Se questo avviene, beh, c’è qualche problema. E infatti il problema è il grano duro di qualità scadente che fa male alla salute e all’intera economia delle zone del Mezzogiorno e del mondo’. Ivano Vacondio di Italmopa prova a spiegare la ratio delle importazioni e dice che esse ‘non sono giustificate solo per motivi quantitativi ma anche qualitativi perchè i frumenti italiani sono mediamente carenti in proteine. Il prezzo del frumento importato è più elevato rispetto al grano nazionale, dato facilmente verificabile consultando i listini delle varie Camere di Commercio’.

glifosato nei campi
 

Tornando alle limitazioni imposte dall’Italia all’impiego del glifosato nei parchi pubblici e parcogiochi, oltre che nelle fasi di pre-raccolta in agricoltura, si tratta di una misura ‘all’avanguardia in Europa e nel mondo’ secondo il presidente della Coldiretti Moncalvo, ma che non tutela completamente i cittadini finchè non saranno adottate ‘misure precauzionali sull’ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano utilizzato per la pasta proveniente dagli States e dal Canada, dove si fa un uso intensivo del glifosato utilizzato come seccatutto al fine di garantire artificialmente un livello proteico elevato’.

 

Su questo tema interviene Rosario Trefiletti, presidente nazionale di Federconsumatori, il quale sottolinea che ‘la polemica sul grano importato da Canada e Stati Uniti coinvolge in maniera diretta ed immediata i cittadini, non solo italiani, ma tutti coloro che consumano la nostra pasta. Risulta, infatti, che circa 1 pacco di pasta su 5 è prodotto con grano duro canadese. Nulla di male in un'economia globale, se non fosse che le leggi di mercato vanno spesso in contrasto con i principi di tutela, di salvaguardia e di precauzione dei singoli Stati. Il trattamento in pre-raccolta con il glifosate è una pratica in contrasto con la normativa in vigore nel nostro Paese, ma non con quella dei Paesi di provenienza di tali materie prime. Si pone quindi la necessità di dotarsi di tutele e prevenzioni in grado di far in modo che le materie prime importate siano conformi alle regole in vigore in Italia. Non ha senso, infatti, disporre il divieto del trattamento con glifosate nella fare di pre-accolta allo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura e poi utilizzare grano importato che ha subìto lo stesso e identico trattamento da noi vietato. Questa assurdità vanifica la norma e le tutele adottate verso i cittadini italiani. La sicurezza e la salute prima di tutto. È indispensabile arginare tale fenomeno e salvaguardare la qualità e la trasparenza delle nostre produzioni’.

rosario trefiletti federconsumatoriRosario Trefiletti Federconsumatori
 

A questo punto Trefiletti lancia un appello al governo Renzi perchè ‘adotti provvedimenti tesi a vietare le importazioni del grano che subisce trattamenti al glifosate in pre-raccolta.  A godere dei benefici di tale operazione non sarà solo la salute dei cittadini, ma l'intero comparto della produzione di pasta che potrà vantare un prodotto garantito e sicuro da esporre con orgoglio nello scaffale dei prodotti di eccellenza del made in Italy’.

Perché non proviamo a sensibilizzare anche l’Ue alla modifica dell’attuale legislazione comunitaria e nazionale e all’obbligo della tracciabilità? Secondo la Coldiretti, ‘un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia è fatto con grano straniero, ma i consumatori non lo possono sapere perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta’.

Se tutto ciò resterà così com’è oggi, l’agricoltura del nostro Paese potrebbe giocarsi l’immagine di essere la più green d’Europa in primis per aver ostacolato l’utilizzo degli ogm, ma anche per la presenza di un considerevole numero di aziende biologiche e di essere al vertice della sicurezza alimentare mondiale.  

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

.
Commenti
    Tags:
    grano tossicoglifosatomicotossine
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.